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VINO DELLA SETTIMANA del 25/03/2005

Rosso di Montalcino 2003 Stella di Campalto

AZ. AGR. San Giuseppe
Podere San Giuseppe S.P. 55 della Badia di Sant’Antimo - 53024 - Montalcino (SI)


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Rosso di Montalcino 2003 Stella di Campalto

Vendemmia: 2003

Categoria:
Vino rosso DOC
Uve:
Sangiovese
Gradi: 13,5°
Prezzo: € 14 Euro

Sarebbe sicuramente più una rubrica come “novità in cantina” o una costituenda sezione tipo “saranno famosi” che il “vino della settimana” che lo ospita la destinazione più naturale per questo articolo, che propone alla vostra attenzione un vino che non è ancora stato imbottigliato (lo sarà tra aprile e maggio) e non sarà in commercio che per fine anno, dopo aver riposato in bottiglia non meno di sei mesi.
Ci tengo però, contrariamente alle mie abitudini, a scrivere di questo vino, che avevo assaggiato, un po’ à la volée, in occasione di Benvenuto Brunello, perché credo fermamente che di questa azienda si parlerà molto negli anni a venire e che nel panorama produttivo, ampio e diversificato, di Montalcino, farà sentire la sua voce.

L’azienda agricola, meno di 5 ettari acquistati a fine anni Novanta, si trova nella magnifica area di Castelnuovo dell’Abate celebre per la magnifica Abbazia di Sant’Antimo, una zona a sud di Montalcino, e si è sinora fatta notare per scelte produttive molto difficili e drastiche, senza compromessi, che hanno portato nell’annata 2003, ma anche nel 2002 e nel 2001, l’azienda a rinunciare alla produzione di Brunello per concentrarsi esclusivamente sulla produzione di Rosso. Nel marzo del 2004 la proprietaria mi raccontava di aver trovato “grande difficoltà nella tanto decantata annata 2003 dove ho dovuto togliere chicco per chicco dal lato del grappolo esposto al sole”. E l'evoluzione del vino ha indotto, proprio come nel 2002, a dire addio al Brunello.

Queste rinunce potrebbero far pensare ad una qualità insoddisfacente dei vini, anche se, sempre un anno fa, l’azienda osservava, a proposito del 2002 e della scelta di non produrre Brunello, che “nella nostra zona esposta a venti e sole l'asciugatura dell'acino è stata più veloce, siamo poi intervenuti con arieggiamento del grappolo ( defogliazione ) e comunque avendo impostato la vigna su una bassa resa per ettaro, la situazione non ha inficiato la qualità piuttosto, ma ha dato al vino meno ruvidezza e molti profumi. Sono dunque stata contenta del vino ottenuto”.

Invece, come ho avuto modo di verificare dai due Rosso di Montalcino annata 2003, un base e un cru denominato Buontempo, assaggiati a Montalcino e poi riassaggiati, come meritano i vini non banali, quelli che nascono da una lunga riflessione da parte del produttore, da una serie di scelte, non casuali, ma attentamente soppesate, fatte in vigna e poi in cantina, nonostante queste faticose rinunce (e verrebbe davvero da chiedersi quali caratteristiche debbano avere le loro uve Sangiovese per indurre l’immaginario “uomo del monte” a San Giuseppe a dare il semaforo verde per la via al Brunello…), i vini sono straordinariamente intriganti, importanti, eccellenti. Di una complessità e di una dialetticità che non avevano mancato di colpire, con il Rosso 2002, addirittura Luigi Veronelli, che in un articolo pubblicato sul Corriere della Sera e oggi riportato, a pagina 541, nell’edizione 2005 della guida I Vini di Veronelli, (dove brilla lo scritto di Gino e per contrasto appare inspiegabile l’assenza di note di degustazione di questo vino da parte dei due curatori della guida…), aveva confessato che nel percorso degustativo si era sentito “come abbracciato dalla musica di Gustav Mahler” e spinto ad immergersi, “per soffuso abbandono, in alcuni passaggi dell’adagio dell’ultima sinfonia”. Annotazione straordinaria, che lascia purtroppo un interrogativo, (si riferiva Gino all’ultimo movimento della Nona “Adagio. Sehr langsam und noch zurückhaltend” o all’abbozzato Adagio dell’incompiuta Decima ?), che la morte di Veronelli lascerà in sospeso.

Discorsi sui paralleli, affascinanti, tra vino e musica e sulla fenomenologia dell’ascolto musicale che un grande vino favorirebbe, a parte, resta però il fatto che, anche in questa fase “incompiuta” e assolutamente in fieri, il Rosso di Montalcino 2003 dell’azienda agricola San Giuseppe, guidata da una giovane signora dal fascinoso nome di Stella Viola di Campalto, è un vino già buonissimo e destinato, arrischio un mio modesto vaticinio, a diventare grande nel tempo.

E’ un vino specchio di una filosofia produttiva particolare, che prevede la scelta del biologico, (l’azienda è certificata biologica I.C.E.A.) , del biodinamico anzi, con l’adozione in vigna di sistemi ispirati all’antroposofia di Rudolf Steiner (per saperne di più visitare il sito www.rudolfsteiner.it) e con pratiche di cantina il più naturali possibili. Le operazioni nei vigneti (situati da 280 a 360 metri d’altezza, circondati dal bosco ed esposti a sud - sud ovest, impiantati a ritocchino e allevati a cordone speronato e doppio cordone, con 5500 ceppi per ettaro, che assicurano una resa di 30-40 quintali massimo) sono svolte a mano, dal diradamento alla raccolta in piccole cassette forate. E manuale è anche la pratica di imbottigliamento, effettuata, grazie ad una piccola ma moderna cantina dislocata su tre livelli, senza filtrazione e con il sistema a caduta, senza alcun ricorso a pompaggi.

Sistemi di lavoro, come il rigoroso uso di lieviti autoctoni, che avrebbero potuto tranquillamente consentire all’azienda agricola San Giuseppe di partecipare alla seconda edizione della rassegna di Villa Favorita (www.villafavorita.it), manifestazione organizzata dal Gruppo Vini Veri in programma il 10 e 11 aprile a Villa da Porto detta "La Favorita" Monticello di Fara, Sarego (VI), che attraverso un articolato percorso di degustazione offrirà (come una specie di contro altare al Vinitaly) l’opportunità di approfondire la conoscenza delle affascinanti tematiche dei vini naturali.

Per il Rosso di Montalcino, dopo la fermentazione in tini di legno, il periodo totale previsto di invecchiamento (in barriques, tonneaux e botti da 15 quintali) arriva ai 20 mesi, seguito da 6 mesi di affinamento in bottiglia, un periodo di tempo che consente al vino di maturare compiutamente e di avere un potenziale di tenuta nel tempo importante.

Lo ribadisco, si tratta di un vino “in fieri”, ma il mio assaggio mi ha raccontato di un Rosso dalla notevole densità e intensità di colore, compatto, quasi misterioso nel bicchiere, eppure inconfondibilmente sangioveseggiante, di un naso fitto, carnoso, selvatico e minerale, che richiama inizialmente la macchia mediterranea, il ginepro, il pepe nero, l’alloro e la liquirizia, il cuoio, e solo in seguito lascia trasparire la ciliegia e la prugna. La quantità di legno va ancora totalmente assorbita ed è presente al primo impatto, ma lasciato “respirare” nel bicchiere o bevuto il giorno successivo alla stappatura, il vino si apre e rivela un frutto purissimo di grande dolcezza e presenza.

La stessa sensazione, quella di trovarci di fronte ad un vino importante, di salda costruzione, con qualche spigolosità che è sintomo di carattere, ma dalla materia ricchissima, la si ritrova dal primo riscontro in bocca, dove una fittissima trama tannica, una terrosità spiccata, accenni minerali ed un frutto ben polputo e multistrato regalano un gusto pieno e una persistenza lunga davvero impressionanti già in questa fase. E se questo è il Rosso, di un millesimo difficile e particolare come il 2003, quali meraviglie sarà mai in grado di regalarci il Brunello di Montalcino San Giuseppe, quando finalmente Stella Viola di Campalto ed i suoi collaboratori gli daranno l’imprimatur ?





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