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VINO DELLA SETTIMANA del 04/06/2004

Baios Igt Pompeiano I Vini della Sibilla 2003

Sibilla Azienda vitivinicola Di Meo
Via Ottaviano Augusto 19 - 80070 - Bacoli (NA)


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SUL FORUM

Baios Igt Pompeiano I Vini della Sibilla 2003

Vendemmia: 2003

Categoria:
Vino rosato Igt
Uve:
Piedirosso
Gradi: 12°
Prezzo: € 7 Euro

Non l’avessi mai fatto ! Non mi fossi mai azzardato a sostenere, come ho recentemente sostenuto (e sosterrei nuovamente), che, con ogni probabilità, i più equilibrati e piacevoli vini della difficile e controversa vendemmia 2003, a bocce ferme, si riveleranno essere nientemeno che quei simpatici “figli di nessuno” enologici dei rosati !
Avevo messo in preventivo di suscitare dei sorrisetti di compatimento dai colleghi (il solito Ziliani !…) e le accuse di “provincialismo” da parte di quelli più irriducibili, secondo i quali non v’è vino (rosso) degno di questo nome se non è spesso, concentrato, muscoloso e se non si taglia a fette.

Non prevedevo, invece, che la mia affermazione, che non aveva proprio nulla di provocatorio e non voleva passare per stravagante, ma si limitava ad esprimere una mia convinzione, favorisse l’apertura di un immaginario “vaso di Pandora” - cahier de doléances, e portasse così tante persone a manifestarmi il loro consenso affermando “era ora che qualcuno lo dicesse !”.
Naturalmente si sono fatti vivi, qualcuno mandandomi dei campioni da assaggiare, svariati produttori di rosati, felici che un giornalista si spingesse a rischiare l’impopolarità (ma ci sono abituato…) o il ridicolo (sempre meglio fare ridere che suscitare altri men nobili sentimenti…), per sostenere, per amore di rosati e cerasuoli, una tesi, quella del primato 2003 dei vini dal colore pallido, così inconsueta.

Soprattutto, però, mi ha fatto piacere, oltre al conforto di un’elegante rivista, che mi ha chiesto proprio sui rosati un articolo d’inizio collaborazione, e di qualche collega, che ha pensato di prendere lo spunto dal mio articolo (clicca qui per leggerlo) per parlare di rosati a sua volta, il sostegno manifestatomi da semplici lettori e consumatori di vini, i quali prendendo il coraggio a due…bicchieri hanno provato ad assaggiare alcuni dei vini che ho proposto alla loro attenzione, su WineReport e altrove, e dopo averlo fatto mi hanno scritto non per insultarmi, ma per dirmi non solo che si trovavano d’accordo con me, ma per spingermi addirittura (che spudorati !), ad insistere nel segnalarne altri ancora.

Questa alternativa “en rosé” che avevo proposto loro li aveva, evidentemente, non solo intellettualmente ed economicamente intrigati, (i rosati hanno generalmente prezzi più che abbordabili), ma, cosa più importante, aveva compiaciuto il loro gusto e soddisfatto il loro palato, assetato, è il caso di dirlo, di vini che si facciano bere e si accompagnino armoniosamente ai cibi, in particolare le preparazioni di quella cucina estiva che si annuncia (speriamo con una stagione meno calda del 2003 !) all’orizzonte.

Detto fatto, carissimi amici del “club dei rosé” (di cui fa parte anche un collega abruzzese che stimo molto, che per una casa editrice romana, che non stimo punto, sta preparando nientemeno che un libro sui rosati: farà sicuramente un buon lavoro !), eccovi subito, in attesa di deliziarvi con un ampio articolo dedicato ad un articolato assaggio di una quindicina di Montepulciano Cerasuolo 2003 e di Salice salentino rosato, oltre che altre chicche calabresi e di un Aglianico del Vulture rosé, la segnalazione di un rosato, pardon, un Cerasuolo, delizioso. Dirò di più, il più buon rosato campano da me mai degustato, insieme al fantastico Terre Cerase di Villa Matilde di cui, non assaggiandolo più da anni, dall’epoca cioè pre-cotarelliana, quando i vini di questa bella azienda mi piacevano davvero molto e ne scrivevo molto volentieri, non conosco, purtroppo, la dimensione attuale.

Il vino viene da quella zona meravigliosa dei Campi Flegrei, (dove è in corso un tentativo di creare un Consorzio di tutela, ma senza l’adesione dell’azienda più nota, Grotta del Sole: ne riparleremo presto) , da cui manco, ahimé, da anni, ma di cui adoro letteralmente i vini dalla sulfurea vivacità e sapidità, la fragrante, deliziosa Falanghina ed il succulento, fruttato Piedirosso.
Ho già trattato, su WineReport, e conto di farlo ancora, dei vini di Grotta del Sole e delle Cantine Farro, oggi voglio occuparmi di una particolare interpretazione del Piedirosso, in versione rosato, appunto, per tornare al tema di questo articolo, proposta da una cantina di Bacoli, creata da Luigi Di Meo, che si propone al pubblico con il suggestivo nome de I vini della Sibilla, e che elabora uve provenienti da vigneti di proprietà posti nel cuore dei Campi Flegrei, sulla collina di Baia verso Cuma. Un’azienda che lavora bene, tanto che la sua vigna di Falanghina è stata scelta per uno studio sulla costituzione della banca dati sul DNA del vitigno flegreo, e di cui da un paio d’annate ho avuto modo di apprezzare il Piedirosso e la Falanghina Cruna del Lago.

Sperando che il recente arrivo, in cantina, come consulente, dell’enologo Roberto Cipresso, un personaggio dalla notoria creatività, non abbia a modificare sostanzialmente le caratteristiche dei vini, e a non incidere nella dinamica dei prezzi, (che sono ragionevoli per i prodotti base e forse un po’ eccessivi per il cru di Falanghina, Sibilla, affinato in legno, nonché per le poche bottiglie di passito, sempre di Falanghina, che Di Meo ha creato come omaggio alla moglie che adora i vini dolci), voglio plaudire, con convinzione, anche a questa vinificazione in bianco del Piedirosso giunta al suo secondo anno di produzione, che ha incontrato successo sul mercato locale, ma merita di essere conosciuta, e apprezzata, anche al di fuori dell’area dei Campi Flegrei.

Un vino dell’allegria, lo definirei, ottenuto da uve provenienti da un vigneto esposto a sud ovest nella zona collinare alta di Bacoli che dà su Baia, coltivato, a piede franco, con il sistema della spalliera puteolana, con 3000 ceppi ettaro, su terreno sabbioso formato da ceneri e lapilli, e con una vinificazione che prevede una macerazione sulle bucce di 12 ore, una fermentazione di 20 giorni a 16 gradi, con affinamento di cinque mesi in acciaio durante i quali il vino subisce tre travasi.
Spettacoloso nel colore, pimpante, da vino rosso, cerasuolo brillante intenso, che vira sul rubino granato, più che sul canonico sangue di piccione, buccia di cipolla o corallo, tipico dei rosati, anche di quelli meno “anemici” e chiaretteggianti, questo Pompeiano Igt Baios sciorina subito al primo colpo, (appena disturbato da un pizzico di solforosa in eccesso: dosaggi più bassi, please, caro Di Meo…), un naso fitto e dolce, denso, croccante e stratiforme, di lampone, ribes, mora e ciliegia venati di confetto e di mandorla, fragrante, pieno d’energia e contagioso per allegria e freschezza. La bocca è altrettanto felice, sapida, succosa, scandita da un frutto ben polputo che potrebbe persino entusiasmare (oh yes !) un Luca Maroni, tale è la sua nitidezza, purezza ed integrità, un frutto che perfettamente rotondo, avvolgente, ma vivo, si dispone sul palato, chiudendo sapido, vivo, scintillante e dolce il giusto, come una magnifica spremuta di frutta che si fa vino.

Con cosa berlo ? Con antipasti e preparazioni fredde di carne o di pesce, oppure, come mi ha suggerito l’amico e collega del Mattino di Napoli Luciano Pignataro (non perdetevi il suo magnifico sito Internet www.lucianopignataro.it, ovvero tutto quello che si può e si deve sapere sui vini della Campania e del Sud in genere, e prossimamente Luciano ci presenterà una sua Carta dei vini della Campania e della Basilicata che sono certo ci farà “arricreare” con non poche sorprese…), sulla zuppa di pesce o sul coniglio all'Ischitana, e più freddo su un sauté di frutti di mare, o come consiglia il produttore, sul baccalà in cassuola. Comunque abbinato, questo bellissimo rosato, profumato di “cerase” e di sole, rilancerà, ne sono certo, la mia “scommessa”, su un’annata 2003 grandissima e imperdibile occasione per dimostrare che i rosati sono una cosa seria da prendere sul serio. E soprattutto da bere spensieratamente: santé !





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