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VINO DELLA SETTIMANA del 20/06/2003

Nas-cetta vdt bianco 2001 Elvio Cogno

AZ. AGR. ELVIO COGNO
- 12060 - NOVELLO (CN)


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Nas-cetta vdt bianco 2001 Elvio Cogno

Vendemmia: 2001

Categoria:
Vino da tavola bianco
Uve:
Nas-cetta
Gradi: 13°
Prezzo: € 10 Euro

Autoctono è bello, certo, purché non diventi una moda. Sostenitore, da anni, della straordinaria ricchezza del nostro patrimonio ampelografico, e dell’assoluta necessità, non esclusivamente dettata da motivi culturali, di valorizzarlo, in un’ottica di riscoperta (è il caso di dirlo) delle nostre radici, e di una strategia diversificata della nostra offerta vinicola nel mondo, devo confessare che negli ultimi tempi mi sento piuttosto a disagio.
Vedere improvvisamente schierati al mio fianco, e a quello di WineReport, fior di personaggi che sino all’altro ieri si sdilinquivano per lo Chardonnay, il Merlot ed il Cabernet proponendo di piantarli in ogni dove, anche in Sicilia, e sentirli lanciare petulanti appelli a favore delle varietà autoctone, mentre si annunciano guide dedicate ai vini da vitigni autoctoni e persino Slow Food si mobilita a difesa della diversità ampelografica, non solo mi mette in gran sospetto, ma mi fa temere che il rilancio del Timorasso, della Falanghina, del Magliocco, del Sciascinoso, della Pecorina e del Sussumaniello, (per citare solo i primi nomi che mi vengono in mente), sia solo un’operazione effimera, senza salde radici. Destinata essere abbandonata e messa da parte, perché non più trendy, quando qualche “cervellone”, magari guidato da interessi non propriamente culturali, avrà deciso di lanciare nuove e totalmente contraddittorie parola d’ordine.

Eppure, nonostante il fastidio di certe compagnie, di taluni convertiti dell’ultim’ora, pronti a voltare nuovamente gabbana a seconda di come tirino il vento e le convenienze (avete notato come qualcuno, da qualche tempo, abbia prepotentemente “scoperto” l’olio d’oliva, pensando forse di realizzarvi il business che non gli riesce più così bene nel vino ?), avverto chiaramente, e le sente ancora più distintamente il mio palato, che parlare dei vini ottenuti dalle moltissime, fantastiche varietà autoctone italiane (senza chiudere la porta, come sarebbe stupido, agli altrettanti ottimi vini ottenuti da vitigni foresti ben ambientati sui nostri terroir), è cosa buona e giusta, e, direbbero i presti, fonte di salvezza.

Lo è per motivi culturali, sociali ed economici, perché ci sono fior di prodotti e di vignaioli, che hanno vissuto in questi anni in un cono d’ombra perché non proponevano l’ennesimo Cabernettone barricato, che aspettano solo di essere scoperti e raccontati, perché il consumatore ha sempre più sete, è il caso di dirlo, di vini diversi dai soliti, originali senza essere stravaganti. Infine, ragione di non secondaria importanza, per motivi organolettici intrinseci, perché spesso, imbattendosi in questi vini, vini sulla cui storia e origine sappiamo poco, il palato, che rischiava di anestetizzarsi su gusti troppo standard, ritrova quelle accensioni, quei piacevoli soprassalti, che solo le cose autentiche, inusuali, che ci spingono a fare tabula rasa di luoghi comuni e di rimetterci completamente in gioco, per capire, per darci nuovi parametri e regalarci nuove emozioni.

Uno di questi vini veri, inconsueti, forse indescrivibili, vini che non hanno la pretesa di rivoluzionare le sorti della viticoltura della zona, molto ristretta, in cui nascono, vini che costituiscono, ne sono perfettamente consapevole, solo uno sfizio ed una scommessa, una specie di testimonianza e di prova di fedeltà del viticoltore verso il proprio terroir e la sua storia, nasce in Piemonte, in uno dei paesi meno mediatici compresi nell’area di produzione del Barolo, Novello, ed è, incredibilmente, un vitigno a bacca bianca che origina un bianco assolutamente atipico e particolarissimo, la Nascetta.

Su questa uva, che solo dal novembre 2001 è stata iscritta nel Catalogo nazionale delle varietà autorizzate, non esistono grandissime certezze, se non che testimonianze orali ne testimoniano la presenza nell’area di Novello già a fine Ottocento, epoca in cui come “anascetta” veniva citata nel Bollettino Ampelografica del Rovasenda e da un grande studioso di viticoltura come Lorenzo Fantini. Sul suo arrivo in zona e su che tipo di uva si tratti le certezze finiscono e sono solo ipotesi, non documentate scientificamente, anzi (il Centro di Miglioramento genetico della Vite del C.N.R. di Torino lo esclude), quelle che vedrebbero nella Nascetta una sorta di Nasco o di Vermentino arrivato qui, come molti immigrati (e a Novello sono numerosi i cognomi di origine sarda) dalla Sardegna. Per conoscere tutti gli sviluppi degli studi sulla Nascetta suggerisco comunque di leggere il bell’articolo di Maria Luisa Alberico – Nascetta il vitigno raro di Novello – pubblicato a pagg. 64-65 del n°71 di Veronelli EV.

Del Vermentino eppure, la Nascetta ha qualcosa, soprattutto dal punto di vista aromatico e dell’incisività al gusto, soprattutto nella versione che Elvio Cogno, l’azienda che maggiormente ha cercato di sottrarre questa cultivar all’oblio e di darle dignità, visibilità ed un futuro (anche se la produzione, confidenziale, è di poco più di 5000 bottiglie, che saranno ahinoi di meno con l’annata 2002…), produce dal 1994 con un buon successo lavorando le uve provenienti da un vigneto di 4000 piante per ettaro esposto a sud ovest allevato a controspalliera - Guyot.

Walter Fissore oggi responsabile, con la moglie Nadia (figlia di Elio Cogno) della bellissima tenuta da cui arrivano Barolo (Ravera e Vigna Elena, dalle rinnovate etichette) di grande eleganza ed un profumatissimo Dolcetto d’Alba, il Vigna dei Mandorli, vinifica in maniera assolutamente personale questa varietà tardiva che viene raccolta dopo Dolcetto e Chardonnay, soffre la botrite e ha una buccia molto delicata, e presenta un grappolo di media grandezza, talvolta con ali. Lo fa con una macerazione a bassa temperatura, 10 – 12 gradi, sulle bucce protratta per 36 ore, la fermentazione si svolge dal 1999 per il 30% in barrique nuove e per il 70% in acciaio, e anche l’affinamento, di sette mesi, avviene ricorrendo con queste percentuali ai due diversi contenitori, lasciando il vino sulle fecce ad arricchirsi prima dell’assemblaggio.

Perfetta con verdure grigliate, rane in varie preparazioni, formaggi freschi, ma credo anche su primi piatti con verdure, frittate con le erbe, pesci d’acqua dolce, ma Fissore consiglia di utilizzarlo in abbinamento e come vino compreso nella preparazione di un piatto come il coniglio alla Nascetta, la Nas-cetta di Elvio Cogno è un vino intrigante come pochi, color paglierino oro ambrato, di bellissima luminosità nel bicchiere, che ha nel bouquet aromatico, ricco, complesso, il suo forte, grazie ad una paletta variegata dove si colgono in nitida sequenza fiori bianchi, miele d’acacia, albicocca e prugne gialle, nocciola, e poi rosmarino, finocchio selvatico, muschio e agrumi (soprattutto cedro), a comporre un unicum bellissimo. La bocca è molto asciutta, estremamente sapida, con una consistenza, uno spessore e un calore e una struttura tannica che ricordano un vino rosso, e ha un nerbo incisivo secco e deciso che sorprende e conquista tanto è saldo e ben espresso.
Se i vitigni autoctoni ci regalano simili delizie, evviva l’autoctono (anche se diventa una moda) !





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