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Un collaudato sodalizio: Pojer e Sandri


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Mario Pojer e Fiorentino Sandri, meglio conosciuti come Pojer e Sandri, formano ormai da una trentina d’anni un collaudato sodalizio nel quale il primo si occupa della parte enologica e commerciale, e il secondo di tutto ciò che c’è da fare in campagna fino alla consegna dell’uva in cantina.

Per conoscerli meglio siamo andati a trovarli a Faedo, località situata sull’omonimo conoide che incombe sulla valle dell’Adige proprio all’altezza di San Michele all’Adige. Per arrivarvi, una volta usciti dall’autostrada, si passa davanti proprio all’Istituto Agrario di San Michele all’Adige. Anche se abbiamo conosciuto solo Fiorentino Sandri, viste la sua simpatia ed esuberanza, comunque, non ci siamo potuti lamentare.

“Il sodalizio tra me e Pojer nacque per caso trent’anni fa, durante una festa: era l’epoca in cui la maggior parte dell’uva locale era Schiava da vendemmiare in anticipo per acidificare il Teroldego prodotto in pianura. La richiesta principale era quella, e visto che l’uva veniva remunerata in base al grado zuccherino era ovvio che vendemmiando in anticipo di zucchero ce n’era ben poco, e che di soldi se ne facevano pure pochi”, spiega Sandri. “A quel punto dissi a me stesso che piuttosto che fare così mi sarei fatto del vino solo per me.

Ma poi incontrai Pojer, diplomato a San Michele all’Adige, e partimmo subito con duemila bottiglie di Müller-Thurgau e Schiava utilizzando la campagna di mio padre, non più di due ettari. Le vendemmo tutte entro Natale, un vero successo. La Schiava la vinificammo rosata, era un vino fresco e profumato che piacque tantissimo”. La Schiava non la producono più da anni: il Müller-Thurgau, invece, c’è ancora, ed è uno dei loro vini portabandiera.

Da allora a oggi questi due autentici vulcani di idee e progetti ne hanno “combinate” davvero tantissime, e le duemila bottiglie sono diventate quasi trecentomila. Per non correre il rischio di annoiarsi, poi, hanno messo in piedi anche una florida attività di distillazione, sia di vinacce che di frutta, prodotti pure questi davvero di alta qualità e nei quali si ritrovano molto bene il loro ingegno e la loro passione. “Non si butta via niente: per fare grappe di qualità, però, siamo “costretti” a produrre vinacce pure di qualità, con la conseguenza che i mosti dei nostri vini sono necessariamente ottenuti da lavorazioni delicate”.

Sulle loro bottiglie campeggiano ormai da anni le riproduzioni di disegni e incisioni di Albrecht Dürer che, secondo Sandri, hanno contribuito al successo dei vini, specialmente all’estero: nata per caso, quest’etichetta rende i loro prodotti immediatamente distinguibili e attraenti.

Una caratteristica di Pojer e Sandri è la loro mentalità innovativa e sperimentatrice: girando per l’azienda, infatti, si possono trovare una gran quantità di oggetti e apparecchiature inventati direttamente da loro oppure frutto della modifica di già esistenti. Colui che realizza queste “invenzioni” è Mario Pojer, e alcuni di questi prototipi, frutto di iniziativa e, perchè no, di un pizzico di genio, sono diventate realizzazioni diffuse ormai in moltissime aziende.

“Vengono in tanti a trovarci per chiederci delle nostre sperimentazioni: per noi non è un problema parlarne, non stiamo molto a preoccuparci del fatto che ci possano copiare perchè noi, comunque, stiamo già sicuramente pensando a qualcosa di successivo. E poi mi ricordano io e Pojer quando eravamo agli inizi: anche noi andavamo in giro da chi era più avanti per imparare e chiedere consigli”. Il loro approccio è tanto chiaro quanto semplice e lineare: se c’è un problema da risolvere si aguzza l’ingegno, adattando spesso quello che si ha alla bisogna e studiando soluzioni appropriate al singolo problema.

Enologia adattativa contro enologia standardizzata, dunque: “Le soluzioni sono spesso a portata di mano, anche nelle cose più semplici e non necessariamente ipertecnologiche”. E visti i risultati, l’approccio pare davvero funzionare. Nulla di strano, comunque. “Non si smette mai di imparare: sono trent’anni che lavoro il vigneto e sto ancora imparando”.

Non approfondiremo, comunque, ma citeremo e basta le loro sperimentazioni recenti sulla messa a punto di un nuovo prototipo per la pressatura delle uve bianche sotto azoto; oppure il loro nastro trasportatore di lavaggio, per mezzo di acqua e acido citrico, e asciugatura dell’uva. Ma perchè fare tutto ciò ? A parte l’ovvia limitazione nell’uso di solforosa e la conservazione di composti facilmente ossidabili, la risposta di Sandri è semplice: “Produrre una bevanda sana, che si beva volentieri e, perchè no, anche in quantità”.

La gamma di vini prodotti è ampia e ce n’è per tutti i gusti, tutti rigorosamente etichettati IGT Vigneti delle Dolomiti: Palai, un Müller-Thurgau fresco e intenso; Chardonnay, fruttato e minerale; Nosiola, sapida e delicata; Traminer aromatico, fragrante e aromatico senza stancare; e poi Sauvignon, Pinot Nero, il Vin de Molini (un rosso piacevolmente aromatico), il Bianco Faye (Chardonnay e Pinot Bianco fermentati e affinati in legno), il Rosso Faye (uvaggio bordolese più Lagrein), il Pinot Nero selezione, il Besler Biank e il Besler Ross (uvaggi di diversi vitigni ottenuti dalle loro vigne del Maso Besler in Val di Cembra) e, per finire, uno spumante Extra Brut e l’Essenzia, il loro fantastico vino dolce, ottenuto da uve sovramature botritizzate, e dal grado alcolico estremamente contenuto che ne fa davvero un eccellente vino dolce da bere, piuttosto che da centellinare.

Può bastare ? Non per Pojer e Sandri, già impegnati in un nuovo progetto davvero molto ambizioso, quasi eroico: “Grumes è uno degli ultimi paesi della Valle di Cembra, una zona ormai quasi abbandonata. Lì c’è un Maso che stiamo acquistando e dove vorremmo ripristinare il vigneto. Trattandosi di altitudini intorno ai 700 metri metteremo vitigni resistenti al freddo, sicuramente Müller-Thurgau. E’ una zona fantastica, dove vorremmo riportare in auge l’attività agricola”.

www.pojeresandri.it - info@pojeresandri.it

Riccardo Modesti





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