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L'OPINIONE del 11/11/2005

Cara come lo adottiamo... Il vino?


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Squilla il telefono. E’ piena notte, per me.. “Hi Mr. Maurilli, can you want two hectares of vineyard?”. Ora capisco, non sono italiani. “Da dove chiamate (in lingua inglese maccheronico, n.d.r.)?”. “San Francisco” dall’altra parte. Insomma lo vuoi adottare o no? Ma cosa?? Un vigneto!!
Si è vero, ho esagerato col teatrino, ma è la pura verità. Non ci credete? Provare per credere www.crushpadwine.com.

Prendere in affitto un pezzo di vigneto è un’iniziativa che, in varie forme e in vari luoghi, sta cercando di penetrare l’attenzione del consumatore stanco dei Brunelli e dei Baroli del supermercato venduti a quattro soldi, o dei Super Tuscan a somme da capogiro nelle enoteche. Il vino me lo faccio io e come mi piace, anche senza il vigneto. Come? Nel caso degli amici americani sborsando una cifra che va dai 3.900 ai 6.900 $ annui, a seconda del tipo di qualità e della quantità desiderate. In altri casi è diverso. Numerose iniziative anche in Italia stanno lanciando una nuova moda, o realtà, nell’interpretazione del vino.

In verità è da anni che ai maggiori consorzi vitivinicoli d’Italia arrivano domande dal mondo con la richiesta di adozione dei vigneti e finora nessuno, o quasi, era pronto a rispondere a tali esigenze. Una azienda di Montepulciano (Si), Valdipiatta, qualche anno fa ha lanciato una simpatica iniziativa dal titolo “Adotta una Barrique”. Visitando l’azienda, dopo aver degustato ottimi vini, ho notato una vera e propria nursery in cui sono ben custodite le botticelle in adozione.
Cosa dire, sentendo i prezzi di un ettaro a vigneto in una zona qualsiasi a vocazione vitivinicola viene davvero voglia di adottare qualche vite per poter fare il proprio vino.

Un dubbio però sorge inevitabile. Adottando a distanza (caso California sopraccitato) mi manderanno le foto delle fasi del raccolto? Come faccio a sapere che il vino prodotto non è uno dei tanti comprati nelle cantine sociali? Insomma, il mio bambino lo vorrei conoscere prima di farne le veci, non mi accontento di un figlio prelevato alla banca del seme! Una domanda invece mi sottopongo nel sentire di queste iniziative: a quale scopo? Perché spendere 6.900 $, come nel caso di San Francisco, quando con quella corposa cifra potrei comprarmi dei Grand Cru da collezionare nella mia cantinetta?

La risposta che mi viene data è la seguente: una buona scusa per il fine settimana!. Ora ci siamo, va bene, perfetto! Voglio diventare un enoturista e allora eccovi in aiuto le simpatiche iniziative! In effetti questa soluzione ha funzionato davvero nella già citata azienda toscana Valdipiatta che propone come sottotitolo dell’iniziativa “Trasformati da turista a produttore”. Allora, vediamo un po’ di capire come e perché il genitore adottivo della vite giunge a questa importante decisione. Ne ho sentiti un paio (difficile oggi con l’omertà far parlare certe persone…).

«Eravamo un gruppo di amici appassionati di campagna e vino – dice Mario mentre tiene per mano la moglie in mezzo a un vigneto adottato – e questo genere di iniziativa ci dà la possibilità di divertirci a un basso prezzo spostandoci per il fine settimana, vendemmiando, mettendo noi stessi alla prova con quello che è il mondo del vino». Mentre Mario e moglie sistemano la copertina al bambino (il vigneto) pronto per l’inverno, anche Giuliana di Treviso ci parla della sua esperienza di “vignaiolo per caso” in Toscana. «Abbiamo la possibilità di bere un prodotto seguito passo per passo e soprattutto quella di regalare a Natale bottiglie di vino nostrane!».

Una delle ultime iniziative in Italia, presentata proprio qualche giorno fa a Milano, prende il nome di “Adotta un vigneto” ed è lanciata dalla società ideatrice anche dello storico Weekend della Degustazione che si terrà a Milano proprio a fine novembre, la Export Box Madeinitaly.com srl. «E’ un modo divertente per provare la propria abilità di vigneron – spiega Sergio Anselmi, della Export Box, ideatore del progetto - la partecipazione, la condivisione vivendo ogni momento della storia di quello che sarà il vino del consumatore, dalla vigna alla vendemmia, dalla vinificazione all’affinamento».

Non resta allora che aspettare i primi proventi dei raccolti con la speranza che non si crei un metamercato del vino visti i tempi difficili del settore ricordando che c’è una discussione aperta sull’argomento dove è possibile esprimere opinioni.





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