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NEWS DELLA SETTIMANA del 25/01/2000

Barbaresco non "tagliato" e Stampa di regime


Anche a rischio di apparire ripetitivi vorremmo tornare sul soggetto cui abbiamo dedicato la nostra news of the week della scorsa settimana. Lo riprendiamo in presenza di alcuni sviluppi e circostanze verificatesi dopo la sua pubblicazione.

Confermiamo innanzitutto il responso del sondaggio sulla base ampelografica del Barbaresco proposto dal Consorzio di tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Roero ai "produttori intestatari di matricola" con una circolare del 6 dicembre 1999 (prot. n°873/99), ovvero la nettissima vittoria dei sostenitori della conservazione dell’attuale disciplinare sullo sparuto gruppetto di agguerriti e furbi fautori dell’apertura ad un 3% di altri vitigni autorizzati e raccomandati per la provincia di Cuneo che avrebbe mandato a pezzi l’immagine, costruita con grandissima fatica, di un Nebbiolo vitigno pienamente autosufficiente per la produzione di vini di grandissima qualità.

Anche se l'orientamento dei produttori é indiscutibile, i dati sull'affluenza al voto comunicati dal Consorzio di tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Roero in data 21 gennaio, non possono che lasciare perplessi. Come ci informa il nuovo direttore Claudio Salaris sono state difatti solamente 30 " le aziende che hanno espresso la loro preferenza, rappresentanti circa il 40% della superficie". Il 99,45% di queste sono a favore del Nebbiolo 100%, mentre solo un risicato 0,55% si é chiaramente espresso a favore dell'introduzione di altri vitigni oltre al Nebbiolo.

UNA SCARSA PARTECIPAZIONE DAVVERO STRANA

Convinti come siamo che "la denominazione d'origine é una proprietà collettiva, che impegna e riguarda l'insieme dei suoi detentori", non possiamo non interrogarci sulle reali motivazioni di una così scarsa partecipazione alla consultazione su una questione che era di importanza vitale per l'immagine e il futuro del Barbaresco (e di conseguenza del Barolo).

Che solo 30 aziende abbiano sentito il dovere morale di rispondere a questo sondaggio conoscitivo (mentre esattamente il doppio, 60, hanno invece risposto ad un analogo sondaggio promosso dal giornalista elvetico Andreas März, evidentemente considerato più importante di questa parodia di Consorzio...) Ci sembra ridicolo e assurdo.

ALLA FACCIA DELLA COERENZA !

Sarebbe utile e interessante accertare per quale motivo i vari produttori che, ufficiosamente, hanno più volte espresso il loro orientamento favorevole ad una modifica del disciplinare, con l'apertura ad altri vitigni già presenti in molti vigneti dell’area del Barolo, ( e che magari li utilizzano già... ) non abbiano nemmeno avuto il coraggio di uscire allo scoperto e difendere le loro ragioni e abbiano invece preferito restare alla finestra.

E non sarebbe ozioso capire in base a quali meccanismi i promotori, ovviamente sostenuti dalla iniziale convinzione di poter portare a casa una vittoria, strada facendo abbiano invece preferito mantenere un profilo più basso, lasciando sostanzialmente sfumare l'obiettivo della consultazione, ovvero la modifica del disciplinare. O se si possa parlare di qualcuno che abbia preferito mestato nel torbido cercando di invalidare il risultato chiaro questa consultazione a causa del numero ridotto di partecipanti, facendo mancare il quorum come accade nelle consultazioni referendarie.

...MA I LABORATORI CONTINUANO IL LORO LAVORO…

Ad ogni modo, di fronte ad una così scarsa assunzione di responsabilità da parte di moltissimi protagonisti, che sebbene di fronte all'opportunità di esprimersi liberamente e chiaramente e di incidere, nel senso di una conservazione dell'attuale disciplinare o di un cambiamento, hanno preferito tacere, le preoccupazioni restano. Il disciplinare in vigore resta quello che prevede Nebbiolo 100% per Barbaresco e Barolo, i laboratori di analisi affinano i loro metodi di indagine e di ricerca e i vini, anche quelli sulla cui perfetta corrispondenza alle leggi sarebbe dimostrazione di masochismo mettere la mano sul fuoco, sono sul mercato, con il pericolo che qualcuno faccia strani ritrovamenti e che scappi lo scandalo.

QUANDO L’INFORMAZIONE… NON INFORMA…

Parallelamente a questa strana vicenda della consultazione sui tagli gli osservatori più attenti delle cose albesi hanno dovuto prendere atto che a difesa dei silenzi, dei sotterfugi, delle verità di comodo, di autentici conflitti di interessi (altro che Berlusconi !) è scesa in campo, con tutta la sua geometrica potenza di grande testata nazionale, nientemeno che la mitica Stampa di Torino, da diverso tempo, con l’attuale assetto direzionale, molto disponibile nei confronti della più ufficiale e conformista delle associazioni di carattere eno-gastronomico, lo Slow Food.

Venerdì 14 gennaio, quando da alcuni giorni il "franco tiratore" senza avvalersi di Mitrokin o Mata Hari, ma semplicemente limitandosi a voler fare sino in fondo il suo mestiere di cronista vinicolo, aveva accertato che il sondaggio sulla base ampelografica del Barbaresco aveva fornito un chiarissimo responso e ribadito la conservazione dell’attuale formula del Nebbiolo 100%, la Stampa è uscita con pressoché l’intera pagina Società & Cultura dedicata al tema Barolo, con un occhiello che recitava "Ha conquistato il mondo, eppure c’è chi vorrebbe intervenire su questo vino straordinario".

ACCADEMIA, POESIA E STRANE AMNESIE

Tre pezzi, uno poetico e di colore di Lorenzo Mondo, uno di cronaca dell’inviato astigiano e ottimo conoscitore di cose vinicole Sergio Miravalle, uno di commento del lider maximo dello Slow Food Carlo Petrini, per parlare, girandoci attorno con strepitosa bravura, con una serie di variazioni di grande abilità, al tema referendum tra i produttori di Barbaresco, eppure nonostante la parata di penne e di esperti e la vantaggiosa dislocazione logistica di due degli autori sul territorio piemunteis, del risultato della consultazione, che da dieci giorni era chiarissimo anche se non ufficiale (tanto che un notissimo, prestigioso produttore di Barbaresco, un angelo custode, ce ne aveva comunicato telefonicamente il responso il 5 gennaio), nessuna traccia.

UN VIRTUOSO DEL CERCHIOBOTTISMO

Il massimo dello sbilanciamento tra tanta accademia, tra gli svolazzamenti di un Petrini mai così diplomatico e abile nel tirare un colpo al cerchio e uno alla botte, nel lanciare accuse a chi, bontà sua, "va sparlando di baroli imbastarditi dalla presenza di cabernet sauvignon", o è "specializzato a distillar malanimo", nel tentare di screditare il lavoro, serio e scientifico, di "chi ha voluto fare delle analisi per leggere la presenza dello straniero, chi ha puntato il dito su questa pratica truffaldina senza fare nomi e cognomi", è venuto non dall’uomo di Bra, ma da Miravalle, che ha scritto "Dalla consultazione tra i produttori pare stia emergendo una maggioranza tradizionalista che ha in Bartolo Mascarello il suo patriarca ideologico".

NON DISTURBATE IL MANOVRATORE !

Letta questa pagina, pensando di fare cosa utile ai lettori della Stampa che non avevano potuto conoscere la verità sino in fondo, abbiamo subito pensato di scrivere una lettera al quotidiano torinese informandolo, ci si perdoni il gioco di parole, delle informazioni in nostro possesso e invitandolo a pubblicare la nostre osservazioni, per completezza dell’informazione. Evidentemente convinta che sia meglio raccontare una mezza verità che riconoscere che i propri cronisti e commentatori non avevano saputo o voluto raccontare fino in fondo come stavano le cose in materia di "tagli nel Barbaresco", presi a difendere un establishement al quale, soprattutto il mitico Carlin di Bra, (così disinvolto da attaccare dapprima chi difende l’integrità dei grandi rossi albesi e quindi da concludere il suo articolo, eseguito un triplo avvitamento carpiato, affermando che "non c’è messaggio più bello e forte che dire che il barbaresco e il nebbiolo sono al 100 per 100 prodotti con uva nebbiolo, perché cambiare ?"), la Pravda, pardon, il potente quotidiano torinese, ha preferito non pubblicare, sorvolare, fare finta di non aver ricevuto nulla.

Un atteggiamento politicamente corretto per alcuni – come potevano Riotta e compagni bacchettare in pubblico Carlin e i suoi prodi cui settimanalmente nel supplemento ttl riservano una mezza pagina oltre a commenti nella normale paginazione – ma che a noi sembra invece corrispondere appieno ad una mentalità da Stampa di regime, quella che con gesto infastidito sembra dire: "silenzio, lasciateci lavorare e non disturbate il manovratore"…


Il franco tiratore






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