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NEWS DELLA SETTIMANA del 29/10/1999

La Franciacorta si sposa con il Parmigiano Reggiano,ma per Maria Teresa Ruta è ancora "un’oscura provincia"...


Organizzato con grande spiegamento di forze, con la presenza dei ministri del Commercio Estero Piero Fassino e delle Risorse agricole Paolo De Castro, dei presidenti delle Regioni Lombardia ed Emilia Romagna, del direttore dell’Istituto del Commercio Estero e con una ciarliera e garrula Maria Teresa Ruta nelle vesti di intrattenitrice, è stato presentato la scorsa settimana a Milano un importante accordo di collaborazione tra due degli enti che maggiormente sostengono l’immagine del made in Italy agro-alimentare: il Consorzio del Parmigiano Reggiano e il Consorzio tutela vini di Franciacorta.

Un matrimonio perfetto, gastronomicamente impeccabile visto l’ottimo accordo tra il grande formaggio e le bollicine Docg, che costituisce un vero e proprio esempio innovativo di una strategia di promozione comune tra prodotti di grande livello qualitativo e di forte immagine e tra pubblico e privato. Co – protagonisti di questo protocollo d’intesa, un “ test nazionale in prospettiva internazionale “, che prevede investimenti nel campo della comunicazione tabellare e informativa per tre miliardi, sono difatti, a pari dignità, sia due organismi strettamente privati come i due Consorzi tutela, sia enti pubblici quali i due ministeri, le due regioni, l'Istituto del Commercio Estero.

Salutato come esempio di una “ strategia di sistema “ dal ministro Fassino, che definendo “ strategico “ il settore eno-gastronomico italiano per il decisivo contributo offerto alla bilancia commerciale, ha lamentato l’incapacità tutta italiana di “ proiettarsi come sistema Paese “dove sarà indispensabile in futuro rafforzare la presenza e la difficoltà di pesare nelle grandi reti distributive internazionali, elogiato dal presidente della Regione Lombardia Formigoni come “ figlio degli accordi di programma “ tra governi locali e governo centrale e ottimo esempio di “ sinergie “ tra pubblico e privato, l’accordo prevede, oltre ad un massiccio sforzo pubblicitario e di comunicazione, alcuni grandi eventi.

Si parla di una grande cena a tema, così ci ha anticipato l’abile Richelieu del Consorzio Franciacorta, il direttore Giampietro Comolli, in programma il prossimo 18 novembre, con la partecipazione di un folto numero di chef pluri stellati italiani ed esteri, di due momenti spettacolari, da organizzare nel marzo del 2000, espressamente rivolti agli operatori e alla stampa specializzata estera. E, forse, di presenze e sponsorizzazioni di programmi televisivi e radiofonici dove Franciacorta e Parmigiano celebrerebbero in pubblico il loro mariage.

I termini dell’accordo, in termini finanziari, tre miliardi da spendere ( speriamo al meglio e senza la fregola di dover comunque investire in pochi mesi una cifra così rilevante ) non sono piccola cosa, sono sicuramente molto interessanti e innovativi e prevedono un esborso da parte dei due ministeri e dell’I.C.E. di una cifra intorno al miliardo, di un miliardo e 350 milioni da parte dei due consorzi, con un saldo della cifra restante da parte delle due Regioni.

Al di là della presentazione dell’accordo, che ha visto una partecipazione in massa di molti produttori franciacortini ( da Martino De Rosa a Emanuele Rabotti, da Silvano Brescianini a Dario Pogliani della Cà del Bosco, per citarne, en passant, solo i primi che ci vengono in mente ), l’incontro milanese ha regalato alcuni momenti molto divertenti: l’espressione stupita e sgomenta del presidente del Consorzio e grande golfista Giovanni Cavalleri, quando l’imprevedibile Ruta ha definito la Franciacorta nientemeno che un “ oscura provincia “ e il suo invidiabile aplomb nel risponderle, da autentico signore, senza mandarla a quel paese. L’espressione perplessa di Gianni Legnani, fino a pochi mesi orsono deus ex machina del C.I.V.C. in Italia, quando il direttore dell’I.C.E. ha raccontato di un interessamento della Champagne ( da parte di chi: il Bureau Interprofessionnel ? un gruppo di maison, una singola maison, un funzionario, Monsieur Dupont o Madame La Fayette ? ), riferitogli dal direttore del Consorzio del grande formaggio, per un accordo tra la grande zona vinicola transalpina e questa imponente realtà produttiva da 1700 – 2000 miliardi di fatturato. La faccia “ di tolla “ di qualcuno nel definire “ ingenui “ gli uomini del Parmigiano Reggiano, se davvero la proposta della Champagne era qualcosa più di un semplice pour parler, che hanno preferito, per puro attaccamento ai colori italici e ad una liaison tra due marchi del made in Italy eno-gastronomico, il legame con tre milioni di bottiglie di una zona aggressiva e determinata, ma di recente storia, agli oltre trecento milioni di pezzi di una delle zone e dei prodotti dotate di maggior appeal, di capacità di incidere nell’immaginario collettivo, del mondo.

E poi la perplessità dei giornalisti presenti, tra cui una grande firma del giornalismo economico come Nicola Dante Basile del Sole 24 ore, nello scoprire che, in conformità ad una recente moda che prevede presentazioni ex cathedra senza possibilità di intervento, il meeting non era una conferenza stampa e che non ci sarebbe stato modo di rivolgere domande e richieste di chiarimento ai presenti, soprattutto ai due ministri, in fuga verso il più vicino aeroporto. E, ancora, grandi applausi, colmi di simpatia, che hanno accolto l’intervento del presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, reduce da una memorabile performance televisiva a “ Scherzi a parte “, dove aveva sostenuto con virile coraggio e sprezzo del pericolo, uno scherzaccio che lo aveva costretto a sorvolare Lecco e dintorni appeso per un cavo ad un elicottero.

Presentazione da ricordare, eccome, anche per il fastidio, da parte di alcuni giornalisti presenti, pericolosamente ancora non perfettamente allineati al regime vigente, di fronte all’obbligatorio ossequio – celebrazione ( forse per i servigi resi alla Patria ) del “ lider maximo “ dello Slow Food Carlin Petrini, effettuato dal ministro Fassino ( esponente diessino, un omaggio quindi comprensibile e “ ideologico “ ) e del collega De Castro ( vicino a Prodi e credevamo impermeabile alle “ sirene “ petriniane ). E poi, ancora, l’ammirazione della stragrande maggioranza dei presenti per la bellezza coinvolgente, molto superiore in versione live che in tv, della Maria Teresa Ruta, bellezza e fascino da spilungona che faceva passare in secondo piano la sua “ ocaggine “, la tendenza a dimenticare che non si trattava d un banale spettacolino televisivo ma di una cosa seria e la sua disinvoltura nel raccontarci della prossima nascita del primo figlio del ministro De Castro, secondo il quale “ in passato molte battaglie agricole in sede europea si sono perse perché si è andati divisi al confronto, senza strategie comuni “ ( ma che non si sa proprio, avendo bene meritato e avendo dimostrato di capirne di cose agricole, se sarà ancora ministro al momento in cui scriviamo o se per le misteriose regole imposte dal rimpasto del governo D’Alema sarà costretto a passare la mano, magari ad un esperto di architettura o ad un professore di letteratura latina… ) e nello sfiorare ad ogni intervento, sopra le righe, comiche gaffe.

Unico neo di questa manifestazione, che ha mostrato un primo concreto segnale della volontà di agire a favore dell'agro-alimentare italiano, operando più in un stile Sopexa ( secondo un preciso impegno assunto pubblicamente, lo scorso anno a Torino, al Salone del gusto, dal ministro Fassino ) che sprecando tempo ed energie secondo il classico protocollo I.C.E., la corsa veloce a casa per il pranzo, con il netto vantaggio dei giornalisti residenti a Milano, della stampa convocata, un po' raggelata di fronte ad un buffet invero un po’ troppo spartano ed essenziale ( visti i tre miliardi a disposizione del budget ) limitato, in stretta osservanza al tema dell’incontro, a scaglie di Parmigiano e flûte di Franciacorta. Uno splendido abbinamento, ma alle 12.30, qualcosa di più consistente, tipo un bel risotto al Franciacorta con mantecatura a base di Parmigiano Reggiano, o come il bel buffet allestito qualche giorno prima al Golf di Franciacorta in occasione della presentazione del libro di Burton Anderson Franciacorta. Un territorio, un vino ( Giorgio Mondadori editore ) dedicato alla zona vinicola bresciana, sarebbe stato decisamente più gradito…

Il franco tiratore





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