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NEWS DELLA SETTIMANA del 26/01/2001

Cabernet Sauvignon nello Sperss ? Un’offesa da lavare col sangue…


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Se io fossi Angelo Gaja non avrei dubbi e sarei già partito, lancia in resta, in guerra con Wine Spectator. Non fosse stata sufficiente l’offesa arrecata dall’aver scelto Piero Antinori, e non il re del Barbaresco, pardon, del Langhe Nebbiolo, come primo produttore italiano vincitore dei Top 100, la classifica dei cento vini più "eccitanti" dell’anno, dal numero di fine anno della rivista statunitense, parte un altro inspiegabile atto di lesa maestà verso l’uomo che con le sue recenti decisioni ha dimostrato di aver avuto Darmagi di Sperss. Ovvero di essersi dispiaciuto di aver avuto nostalgia del Barolo e di aver iniziato a produrlo dopo molti anni, al punto di decidere di abbandonarlo dopo solo cinque - sei annate…

A corredo delle nove pagine, impreziosite da alcune splendide fotografie dei vigneti di Langa che ti fanno venire una voglia tremenda di mollare tutto e scappare a Barolo, del servizio di James Suckling dedicato ai "world class wines" delle annate 1996 e 1997, Wine Spectator ha pubblicato nella buying guide, nella guida all’acquisto, le note di degustazione di molti vini degustati nell’albese. Punteggi stellari, nell’ordine dei 95, 96,97/100 al Barbaresco base 97 di Gaja (of course), ai Barolo di Bruno Giacosa (anche al suo Barbaresco Asili riserva), Aldo Conterno, Roberto Voerzio, Elio Altare (auguri sinceri e tanta solidarietà, anche se non siamo suoi fans), ma una volta giunti alla speciale categoria dei Langhe Red, ovvero la denominazione che accoglie vini che possono elaborati abbinando al Nebbiolo e alla Barbera anche altri vitigni complementari come Cabernet e Merlot (ad esempio il Quartetto di Aldo Conterno, il Monprà di Conterno Fantino, il Bricco Rovella di Parusso, per citarne solo alcuni), l’attenzione della rivista si è naturalmente concentrata anche su due vini di Gaja. Oggetto dei wine tasting il Conteisa e lo Sperss 1996, fino all’anno precedente etichettati e presentati come Barolo Docg.

Lette le due note, e poi rilette ancora un paio di volte, siamo letteralmente saltati sulla sedia e in fede, se noi fossimo stati Gaja (magari e contemporaneamente darmagi non esserlo !), avremmo subito composto il numero telefonico del nostro avvocato per fare scattare la querela per diffamazione.

Ma come, avremmo urlato noi nei panni dell’Angelo della Langa, abbiamo speso fiumi di parole, in interviste e dichiarazioni rilasciate all’universo mondo per convincere anche i più scettici e disfattisti e malfidati che dietro alla scelta di declassare i due ex Barolo e i cru di Barbaresco a Langhe Nebbiolo non c’è nessuno strano disegno, nessuna arrière pensée, nessuna preferenza per questa denominazione dovuta alla libertà, da essa garantita, di non lavorare con l’obbligo del Nebbiolo in purezza, e al confortevole apporto di un 15% di altre uve, Cabernet e Merlot, ad esempio, che poi arriva un americano qualsiasi a rovinarmi tutto il lavoro.

"Roba da pazzi, proprio da un dannato yankee - yankee go home, accidenti! - doveva arrivarmi una cosa del genere", l’esclamazione meno furibonda e più riferibile che quel Gaja immaginario che noi non siamo, ma stiamo immaginando di essere, ha pronunciato all’indirizzo di J.S., James Suckling prevedibilmente, autore dei commenti di degustazione incriminati.

Difatti, leggendo ciò che ha scritto l’european bureau chief, il responsabile dell’ufficio europeo della testata che più d’ogni altra ha contribuito alla costruzione dell’immagine leggendaria di Monsù Angelo, c’è di che rimanere basiti e sorge più di un dubbio che si sia trattato proprio di una provocazione, di uno scherzo di Carnevale in forte anticipo. Analizzando lo Sperss (l’ex Barolo per il quale Gaja provava nostalgia e per la cui soppressione non spende più nemmeno un Darmagi, un cenno di rimpianto), Suckling esordisce, roba de matt, osservando – riportiamo in appendice il testo integrale – "che sa un po’ di Cabernet Sauvignon (avessi detto mai !…), con le sue note di mora e catrame ed il suo carattere erbaceo". Non contento poi, quell’agit prop di un Suckling, (che si sarà forse rovinato leggendo Merum e WineReport…), invece di accorgersi dell’imperdonabile gaffe compiuta e di tirarsi indietro in buon ordine, ha reiterato i propri dubbi, quasi volesse minare, con le sue temerarie osservazioni, la granitica fiducia nella parola di Bacco, pardon, di Gaja. "Tannini astringenti", il che potrebbe anche essere, in un vino giovane a base Nebbiolo, ma vecchio stile, non modern style come i vini di Gaja (anche se Suckling trova "levigati e masticabili" i tannini del Barbaresco Asili di Giacosa…), e poi "accenni erbacei", sino alla constatazione finale che il vino è "leggermente troppo austero ed erbaceo (ci risiamo !) per un punteggio da 90 centesimi in su".

Gli elementi per una querela, trovate voi l’imputazione, lesa maestà, disfattismo anti – gajesco, provocazione di chiara marca… zilianista, ci sarebbero tutti, ma diventano ancora più cospicui quando, dopo aver instillato il dubbio di una presenza estranea, ma non proibita, nel mitico Sperss, il Suckling, passato al Langhe Conteisa 1996 (un vino che sino alla versione 1995 portava in etichetta il nome Barolo), si è sentito in dovere, excusatio non petita, di dichiarare, trionfante e rassicurante, che si tratta di un "sontuoso, puro Nebbiolo (…) meglio di tanti Barolo". Quasi questi Barolo, quali mister Suckling, ce lo dica, please, fossero imbastarditi da uve estranee…

Ci mancherebbe altro, obiettiamo noi, Gaja non ci ha forse assicurato in tutte le lingue ed inflessioni idiomatiche, che i suoi ex Barolo e gli ex cru di Barbaresco continueranno puntualmente ed inflessibilmente ad avere una nobile anima di Nebbiolo, lievemente intaccata, semmai, da un pizzico, da una sbrisa di Barbera che fa tanto tradizione langhetta ?

Colpevole pertanto di averci da un lato rassicurato, senza che nessuno avesse mai osato esprimere un dubbio, (la parola di Gaja non si discute), sulla purezza nebbiolesca del Langhe Conteisa, e dall’altro di aver perfidamente offerto ai detrattori e "nemici" del primo cittadino di Barbaresco, sempre Gaja, non Giancarlo Montaldo, (perché tali vengono ormai considerati, in una sorta di sindrome da ultima ridotta, di guerra santa contro gl’infedeli, i giornalisti che si limitano a fare bene il loro mestiere, a fare domande, esprimere dubbi e incertezze e a non accettare di passare le veline), solide pezze d’appoggio per qualche scetticismo supplementare sulle reali ragioni dell’approdo al Langhe Nebbiolo, siamo persuasi che Suckling vada duramente punito.

Gli estremi per una querela, per un duello all’arma bianca, all’alba, dietro il cimitero di Barbaresco, ci sono tutti. Se lo ritiene utile, Gaja ci consideri pure a disposizione per fare da suo padrino e assistente, e lanci, sulle colonne di questo wine web magazine di provincia, che gli offriamo di utilizzare come tribuna, il guanto di sfida all’impudente wine writer Usa. Cabernet Sauvignon nello Sperss: non sia mai! Quest’offesa va lavata al più presto, se non con il sangue, col Nebbiolo, possibilmente non corretto Cabernet…


Franco Ziliani


Note di degustazione da Wine Spectator del 31 dicembre 2000

Gaja Langhe Conteisa 1996 $ 130 93/100

Gorgeous, pure Nebbiolo. Wonderfully aromatic with floral, plum and licorice. Full-bodied, with polished, silky tannins and a long, long fruity finish. Better that many Barolos. Best after 2002. J.S.

Gaja Langhe Sperss 1996 $ 175 89/100

Tastes a little like Cabernet Sauvignon with its blackberry, tar and herbal character. Full-bodied, with full, astringent tannins. Chewy and long, with hints of herbs and berries. Slightly too austere and herbal to be outstanding. Best after 2004. Tasted twice, with consistent notes. J.S.





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