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NEWS DELLA SETTIMANA del 18/08/2000

Lite tra produttori a Monforte: un pugno in faccia alla prepotenza


E’ una storiella d’estate, divertente per certi versi, che riferiamo, così come ci è stata raccontata, per fare sorridere e riflettere, per ricordare che l’arroganza di qualcuno non va mai in vacanza.

Teatro di questa vicenda è la piazza principale di Monforte d’Alba, una delle capitali del Barolo e dei vini di Langa, un posto classico dove i vignaioli della zona si trovano, discutono, confrontano le loro preoccupazioni e le loro speranze.

In una mattina d’agosto, un gruppo s’incontra come di consueto, ma l’atmosfera è diversa dal solito, perché qualcuno, incavolato nero, ha qualcosa cui chiedere conto ad un collega, sentendosi vittima di un torto. Era difatti successo che la sera prima del “misfatto”, un produttore, piccolo e non particolarmente famoso, non avesse ricevuto, come da programma, la visita del proprio importatore.

Questi difatti, precedentemente in visita ad un altro vignaiolo, un personaggio piuttosto famoso perché considerato il “portavoce” dei modernisti dei vini di Langa, quelli secondo i quali il Nebbiolo 100% e la tradizione sono solo una seccatura da togliere dai piedi al più presto e la barrique un must, si era trattenuto oltre il previsto e non aveva potuto onorare l’impegno.

Dicono però le voci che il produttore “superstar”, convertito da pochi anni alla causa dei rossi dopo aver fatto fortuna come moscatista, avesse fatto di tutto, insieme agli amici del “clan”, per trattenere l’importatore estero e per rendere di fatto impossibile l’arrivo, secondo programma, nella cantina del collega. Dicono le voci che si fosse trattato di uno scherzo, di un tiro mancino giocato, nonostante regole implicite prevedano che tra colleghi debba esistere un certo rispetto, dal potente, celebrato e “protetto” vignaiolo X al meno fortunato vignaiolo Y.

Si sa bene come circolino velocemente le voci nei paesi, e si può quindi immaginare con quale dose di nervosismo e con quale incazzatura nei confronti del collega che aveva volontariamente trattenuto nella propria cantina l’importatore, il vignaiolo Y che aveva subito il “bidone” e lo scherzetto potesse rivolgersi al vignaiolo burlone X.

Sarebbe bastato che questi, fortunato, famoso, “coccolato” da una certa critica guidaiola molto influente, che fa opinione e mercato e specula su questa posizione di privilegio, si rivolgesse al vignaiolo “gabbato” chiedendogli scusa per il tiro mancino, inventando qualche pretesto per il mancato arrivo, all’orario fissato, dell’importatore.

Il capataz degli innovatori invece, anche in quest’occasione, doveva mantenersi fedele al proprio “stile”, alla propria immagine di capitan fracassa al quale tutto è concesso. E difatti, di fronte alle proteste e alle parole forse un po’ alterate del vignaiolo “gabbato” invece di stare zitto e di chiedere scusa, cosa ha pensato bene di rispondere ? “ Stai zitto e non rompere, altrimenti ti sistemo io con quelli…di Bra…”. Riferendosi ovviamente alla potente associazione e casa editrice di guide alle cui degustazioni di rossi di Langa, sempre secondo le voci e i si dice che insistentemente si raccolgono viaggiando tra Alba, Barbaresco e Barolo, prenderebbe incredibilmente parte, con alcuni colleghi, addirittura il vignaiolo “spaccone”, quello che quando arrivano giornalisti esteri poco esperti di Langa riesce abilmente a guidare e organizzare le visite solo nelle cantine dei colleghi amici e sodali...

Di fronte ad una risposta del genere, ad un simile sfoggio d’arroganza tracotante, una persona priva di attributi si sarebbe tirata indietro, avrebbe ingoiato amaro, avrebbe pensato agli interessi da difendere, ai mutui da pagare, al vino in cantina da vendere, alla necessità di non inimicarsi mammasantissima e padrini vari.

Il vignaiolo vittima del bidone invece, che non conosciamo personalmente, ma al quale va tutta la nostra simpatia, di fronte alla possibilità di passare per “cornuto e mazziato” non ci ha letteralmente più visto e regolarmente dotato di corbelli e di una sana dose di orgoglio e di rispetto di sé, ha reagito come ogni vero uomo avrebbe fatto: un robusto diretto in faccia al collega che lo irrideva. Un bell’uppercut piazzato con vigore che, dicono le cronache, avrebbe mandato k.o. per qualche minuto, in piazza a Monforte d’Alba, davanti ad un bel capannello di persone, il provocatore.

L’episodio, a parte l’aspetto sicuramente divertente del confronto rusticano tra produttori e l’espressione prevedibilmente sconcertata del vignaiolo messo knock out, incredulo e incapace di credere che qualcuno avesse osato sfidare la sua vanagloria, si ridurrebbe ad uno sfogo, ad un momento di nervosismo pre – vendemmiale, se le “cronache” non ci raccontassero che, molto velocemente, come per un ordine di “scuderia”, sia partito un caldo invito a minimizzare e ridurre al silenzio l’accaduto.

Andava difatti rapidamente scongiurata l’eventualità che potesse trapelare la voce che qualcuno, sia pure per un’incazzatura dovuta ad uno scherzo, avesse avuto il coraggio di sfidare un personaggio, che in sé vale ben poco, ma che inserito in un meccanismo di potere e di sottopotere, in quella sorta di “cupola” che regge le sorti del vino di Langa, è un elemento cruciale, una sorta di tramite tra potere editoriale e commerciale, produzione e comunicazione.

Tutto doveva rientrare nella normalità e dopo il sasso lanciato le acque dello stagno – ricordate , titolo di un nostro articolato atto di denuncia della situazione attuale albese apparso lo scorso anno su WineReport ? – tornare putridamente a ristagnare. E così, come in una scena del Padrino, quale migliore e più classico epilogo se non una doverosa rappacificazione, con stretta di mano obtorto collo tra i due litiganti, nell’ambito di una cena svoltasi nella nuova sede della mitica Trattoria della Posta, già simbolo gastronomico di Monforte ?

Non è successo nulla, tutto torna come prima, si sforzano di dirci. Noi speriamo invece che quel cazzotto sul muso, assestato dalle mani nodose di un vignaiolo di Langa sulla faccia incredula di un prepotente vanaglorioso, quella sana ribellione, sia solo il segnale iniziale di un progressivo incrinarsi di quei meccanismi di potere, di condizionamento, d’influenza che stanno soffocando e avvelenando la tranquillità del mondo del vino di Langa e che presto si torni a respirare un’atmosfera più sana, più pulita, senza più capataz, ordini di scuderia, stili obbligati, giudizi guidati, Nebbiolo riveduto Cabernet o Merlot “spacciato”, alla faccia della legge e della correttezza, come Barolo o Barbaresco.

Franco Ziliani





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