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NEWS DELLA SETTIMANA del 05/03/2004

Il Vino Nobile di Montepulciano ritorna grande


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Diciamolo subito a chiare lettere: Montepulciano, con il suo Vino Nobile, DOC dal 1996 e dal luglio 1980 primo vino italiano a potersi fregiare della Docg, (quando la Garantita aveva ancora un indubbio prestigio e una valenza qualitativa, e non veniva regalata, per motivi non poi così oscuri, ai Brachetto, ai Gavi, agli Asti e agli Albana…), è stata la vincitrice morale e la nota più positiva nella triade di presentazioni che hanno scandito la settimana, dal 10 al 15 febbraio che ha visto un centinaio di giornalisti italiani e stranieri impegnati in una fitta serie di visite e degustazioni, partendo dalle terre del Chianti Classico per approdare, via Montepulciano appunto, a Montalcino.

Per la prima volta, da quando si svolge questa sequenza di presentazioni itineranti, Montepulciano ed i suoi vini non hanno fatto la figura dei “parenti poveri” e dei nobili decaduti, impegnati affannosamente nel recupero di una gloria un po’ polverosa e remota, posti come vasi di coccio tra le formidabili corazzate del Chianti Classico e del Brunello, ma hanno confermato, nell’ambito di quella riscossa dei vini classici di Toscana, delle denominazioni storiche Docg, negli ultimi anni messe in ombra dalla moda dei Super Tuscan targati Toscana Igt, che è stato il chiaro, inconfondibile segnale emerso dagli assaggi, di avere finalmente trovato un’identità precisa e uno stile da proporre con forza agli appassionati di vino di tutto il mondo.

E’ la terra che fa la differenza !

Esaurita, o quasi, (gli irriducibili non mancano, ma sono ormai pochi e sempre più patetici) la fase dell’innovazione spinta, della caratterizzazione estrema dei vini, mediante vinificazioni e affinamenti di stile ultramoderno, l’utilizzo, autorizzato dal disciplinare, delle cosiddette uve “migliorative” (alias Cabernet, Merlot e Syrah), la stragrande maggioranza dei vini assaggiati nella stravagante ma accogliente cornice della Sala Nervi delle Terme di Chianciano, (soluzione d’assoluto ripiego adottata, data l’impossibilità di trovare una sede adatta alla degustazione entro le mura amiche di Montepulciano), dimostra di voler tornare a parlare uno schietto linguaggio toscano. E ad inalberare orgogliosamente, senza esitazioni, la bandiera di quel difficile, ma grandissimo vitigno che è il Sangiovese, qui chiamato Prugnolo gentile, nella convinzione, come recita uno slogan indovinato proposto dal Consorzio del Marchio Storico, che è davvero “la terra che fa la differenza”. E che rinunciare ad esaltare e valorizzare questa “differenza”, equivale a fare karakiri…

Questa svolta, che potremmo attribuire ad una riscoperta del buonsenso in vigna ed in cantina, e ai segnali chiari lanciati da un consumatore, italiano ed estero, stanco di sperimentazioni e stravaganze, che ad un rosso Docg toscano, chiede innanzitutto di esprimersi nella lingua di Dante, Giotto e Michelangelo, e non in un improbabile slang internazionale, e di essere veramente diverso dai soliti vini ormai venuti a noia, sono convinto che non potrà che dare ottimi risultati. E’ difatti solo affermando orgogliosamente e tenacemente di voler essere toscani e poliziani, di voler coniugare il meglio della tradizione e le novità portate grazie alla progressiva adozione di nuovi cloni di Prugnolo più adatti alla qualità, e da più moderne tecniche di vinificazione in cantina, nonché da un più razionale uso dei legni negli affinamenti, che un vino come il Vino Nobile di Montepulciano potrà definitivamente imporsi e ritrovare l’antica nobiltà. Quella che, secoli orsono, portava Sante Lancerio, bottigliere di Papa Paolo III, a definirlo “vino perfectissimo”, Francesco Redi a celebrarlo “d’ogni vino Re” nel suo Bacco in Toscana, e Voltaire a citarlo, come sinonimo d’eccellenza, nel suo Candide.

Vino Nobile: un grande futuro davanti a sé

Con i suoi 1270 ettari vitati d’estensione, (contro 380 riguardanti il Rosso di Montepulciano e 400 di Chianti Colli Senesi), nei quali agiscono, in un’area di produzione abbastanza ampia, che presenta notevoli differenze in termini di struttura dei terreni, esposizioni, microclimi ed epoche di maturazione delle uve, 301 produttori e 65 imbottigliatori (ben 57 soci del Consorzio), Montepulciano costituisce un’area che se finora ha faticato a trovare una propria dimensione, è sicuramente destinata, nei prossimi anni, a recitare un ruolo ancor più da protagonista nell’ambito del panorama vinicolo toscano.
Queste grandi chance da sfruttare con intelligenza hanno molteplici origini, e vanno dal nome e dalla capacità delle aziende che operano nel panorama poliziano, Antinori (ovvero la Braccesca), Avignonesi, Bindella, Fassati (alias Fazi Battaglia), Fattoria del Cerro (ovvero Saiagricola), i Folonari, Ambrogio e Giovanni, ma anche Marco e Paolo, Tenimenti Angelini, oltre, ovviamente, alle realtà storicamente operanti nel territorio, alla massa critica non indifferente, cinque milioni di bottiglie, su cui il Vino Nobile può contare, alla possibilità di ulteriore crescita sui mercati esteri, dove il Nobile ha già raggiunto quota 58%.

Un rapporto qualità-prezzo vincente

Se si aggiunge poi che il Vino Nobile di Montepulciano può contare anche su altri atout, l’attrattiva paesaggistica che il territorio di produzione, bellissimo, esercita su un numero crescente di turisti provenienti da tutto il mondo, e che trova nella Strada del Vino Nobile (www.stradavinonobile.it) un’efficace e ben attrezzata proposta, una fitta rete d’attività artistico-culturali-ricreative programmate nel corso dell’anno (vedi il sito www.vinonobiledimontepulciano.it), e su un costo dei vini assolutamente appetibile e competitivo, un range che va dai dieci ai 19 euro massimo (per Boscarelli) per l’acquisto diretto in cantina (ma con un costo medio intorno ai 12), non si può che prospettare un futuro luminoso. Non è casuale, pertanto, che nel 2003 il Vino Nobile abbia fatto segnare un incremento del 5% nelle vendite negli States, tenendo sostanzialmente le posizioni in mercati consolidati come Svizzera, Germania, Paesi Bassi e Austria.

Da un punto di vista produttivo a Montepulciano il disciplinare di produzione consente, accanto al Sangiovese o Prugnolo gentile, un utilizzo sino ad un massimo del 20% di altre uve raccomandate e autorizzate in provincia di Siena, ma i produttori che stanno ottenendo i risultati più interessanti e autentici, invece che i Merlot, Cabernet e Syrah un tempo alla moda e oggi destinati ad alcune IGT, al Prugnolo gentile, di cui grazie ad un importante lavoro di ricerca sono stati selezionati di recente tre cloni, preferiscono accostare quote di Colorino, Mammolo, Canaiolo. E nella delicata fase dell’affinamento non hanno paura di passare per “tradizionalisti”, ma illuminati, utilizzando botti di rovere di piccole e medie dimensioni e non solo la barrique, ottenendo risultati, in termine di caratterizzazione del vino, di ricchezza ed eleganza dei profumi, di consistenza e ricchezza di frutto al gusto, di struttura e incisività dei tannini, molto interessanti.

Una degustazione davvero soddisfacente

L’assaggio dei Vino Nobile annata 2001 presentati in degustazione a Chianciano (dove invece di passare le terme, abbiamo riscoperto il Nobile…) è stato molto eloquente in tal senso. Dei 35 campioni presi in esame, ai vini di Dei, Boscarelli, Contucci, La Calonica, Fattoria del Cerro, Romeo, Valdipiatta, Salcheto, Le Casalte, La Ciarliana le mie nette preferenze, ma complimenti anche ai Nobile di Avignonesi, Bindella, Il Conventino, La Braccesca, Tenimenti Angelini Tre Rose, Nottola, Tenuta di Gracciano della Seta, Vecchia Cantina di Montepulciano, una larga parte ha dimostrato di aver imboccato, senza esitazioni, una via della riconoscibilità e dell’equilibrio senza forzature, della consistenza abbinata all’eleganza. Con uno stile più classico per i vini di Contucci, Dei, Romeo, La Ciarliana e Boscarelli, ed un’impostazione più moderna per i Nobile della Braccesca, delle Casalte, di Salcheto, Valdipiatta, Fattoria Del Cerro, Nottola.
Vini dai profumi vivi, floreali, terrosi, molto fitti, che si aprono a note fruttate succose ben mature che non raggiungono mai lo status di confettura, e che in bocca, anche quando concentrati e potenti, grazie ad una notevole ricchezza di estratti, ad una salda struttura tannica, con tannini morbidi e ben rilevati, mantengono sempre una spiccata piacevolezza ed un carattere saldo. Vini che si fanno apprezzare, pardon, bere con piacere, già ora, ma che lasciano presagire un potenziale d’evoluzione in bottiglia, e una capacità d’espressione ancora più compiuta, davvero confortanti.

Vino Nobile: the next big thing ?

Non so a cosa attribuire questa evoluzione, se al ripudio di sperimentazioni che non hanno convinto il consumatore, se ad una netta differenziazione tra il Vino Nobile e i vini IGT a base di vitigni alloctoni, se all’indubbio valore dell’annata 2001, che è una signora annata, o alla conquista di una maturità produttiva e della consapevolezza, finalmente !, che il Vino Nobile, pur trovandosi a mezz’ora da Montalcino, deve percorrere una propria strada, senza curarsi di quello che fanno i “brunellisti” e senza nutrire gelosie per il loro successo, anche commerciale, e rafforzare una propria netta e distinta identità.
Lavorando in questo modo, mantenendo i piedi per terra e soprattutto proseguendo nell’attuale politica di prezzi ragionevoli, e di qualità in crescita, a Montepulciano, con il primato del Prugnolo orgogliosamente rivendicato, e l’eventuale utile contributo di Colorino, Mammolo e Canaiolo, uve utilizzate in alcuni casi, i produttori riuniti attorno all’attivo ed efficiente Consorzio, guidato dal conte Alamanno Contucci, non potranno che ottenere grandi soddisfazioni, e portare il nome del Vino Nobile sempre più in alto, come si merita. Scommettiamo che il Vino Nobile di Montepulciano potrà diventare, nei prossimi anni, “the next big thing”, la grande rivelazione ?





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