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NEWS DELLA SETTIMANA del 27/02/2004

Ricordo di Giovanni Conterno, grande custode della tradizione del Barolo


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Mi sento in dovere, dopo il breve annuncio dato in “ultima notizia” la scorsa settimana, di tornare a parlare della morte di Giovanni Conterno, titolare dell’azienda agricola Giacomo Conterno di Monforte d’Alba, scomparso dopo lunga malattia all’età di 77 anni.
Detto che Conterno è stato il padre del Monfortino, uno dei più straordinari esempi di Barolo nella storia centenaria di questo grandissimo vino, e che ha saputo continuare il lavoro del padre Giacomo, nella cantina che ha condotto da solo, da quando il fratello Aldo si distaccò, nel 1969, per dare vita ai suoi Poderi Aldo Conterno, sempre a Monforte, non ci sarebbe molto da aggiungere.

Se non ricordare il prestigio e l’universale considerazione di cui hanno goduto i suoi vini, il Monfortino riserva ed il Barolo Cascina Francia, anche quando il grande rosso base Nebbiolo non aveva raggiunto la notorietà e l’appeal internazionale di cui gode oggi. Vini, inutile sottolinearlo, che in ossequio all’antica tradizione di questo nobile rosso albese, erano lungamente affinati in botti di rovere di Slavonia, bisognosi di tempo per esprimersi compiutamente, ma che una volta raggiunta la loro pienezza d’espressione erano in grado di sfidare il tempo. E di raggiungere le più alte quotazioni, con il Barolo Monfortino riserva, considerato dai collezionisti uno dei rari vini di sicuro affidamento in grado di rivalutarsi negli anni, nelle aste internazionali dove erano battuti vini italiani.

Voglio tornare sulla morte di Giovanni Conterno, persona schiva quanto poche altre, un vero anti-personaggio, (ricordo che alcuni anni fa, quando nel maggio del 2000 organizzai insieme ad Andreas März a casa di Bartolo Mascarello una tavola rotonda, “Per l’amore del Barolo” (vedi pagina) con la presenza di tutti i “grandi vecchi” del Barolo, Giovanni Conterno si oppose a che il fotografo lo riprendesse e fu solo grazie alla perizia di Jean-Pierre Ritler che potemmo documentare la sua presenza, accanto al fratello Aldo, ai Mascarello, a Beppe Rinaldi e Baldo Cappellano, a questo dibattito), per una semplice considerazione relativa al suo funerale, svoltosi in una grigia giornata di neve, che è stata la degna cornice della tristezza del momento.

Venerdì scorso, a Monforte, ad accompagnare Giovanni nel suo ultimo viaggio, erano presenti tantissimi uomini del vino, vignaioli storici della sua generazione come Bruno Giacosa, Quinto Chionetti, Gigi Rosso, Oreste Brezza, Mauro Mascarello, Giacomo Oddero, e poi personaggi del mondo del vino delle Langhe come Elio Grasso, Pietro Ratti, Giacolino Gillardi, Maria Teresa Mascarello, Romano Dogliotti, Paolo Saracco, e tanti altri come Donato Lanati, Dora Marchi, Anna Bologna, vedova di Giacomo, ma, cosa sorprendente e consolante, anche numerosi barolisti modernisti e new wave, voglio citare Luigi ed Enrico Scavino, che pur avendo scelto stili e pratiche di vinificazione sideralmente lontane da quelle adottate da Conterno, hanno evidentemente guardato al “papà del Monfortino” non solo come al ferreo custode di una tradizione da loro ripudiata o superata, ma come ad un grande vignaiolo e vinificatore e ad una figura dotata di una statura morale d’altri tempi.

Certo, tra gli assenti, ingiustificati, mancava qualche rampante produttore monfortese, di quelli super celebrati dalle guide, che se oggi ha raggiunto notorietà e può vendere i suoi vini a 40 euro e più deve dire grazie a personaggi come Giovanni Conterno, che hanno difeso il nome e l’identità del Barolo, grazie a vini veri e autentici come il Monfortino, ben prima che il Barolo venisse scoperto dagli americani e celebrato (ma in quali forme ?) da Wine Spectator e Parker…
Eppure, anche se in questa triste cerimonia purtroppo nessuno, né in chiesa, né al cimitero, ha voluto prendere la parola (come sarebbe accaduto in Francia, in Bourgogne, ai funerali di un grande vigneron), per ricordare quale grande uomo del vino Giovanni Conterno sia stato, ed è stato un peccato, perché sarebbe stato bello e giusto ribadirlo, penso che proprio questo unanime rispetto e questa calda partecipazione del mondo del vino delle Langhe, (compresi alcuni alti fiduciari di Slow Food), al dolore per la scomparsa di questa persona tutta d’un pezzo e del tutto aliena ai compromessi, sia stato un segnale consolatorio e rassicurante. Una dimostrazione del rispetto, di cui Giovanni Conterno godeva, che, ne sono certo, possa rappresentare il miglior conforto per la famiglia, la moglie Ivonne e per i cinque figli e soprattutto per Roberto, il figlio che aveva affiancato da tempo il padre, e che provvederà a condurre l’azienda, nel nome del nonno Giacomo e del padre Giovanni, con il rigore e la serietà di sempre.

In chiusura, voglio ricordare l’ultimo contatto da me avuto con Giovanni Conterno, oltre un anno fa, nel dicembre del 2002, un ricordo bellissimo. Il caso aveva voluto che nel giro di una settimana, in due diverse occasioni conviviali, avessi potuto degustare un suo grande vino, il Barolo Cascina Francia, di un’annata considerata dai più come piccola e di scarso rilievo, il 1994. La prima volta, ad una cena insieme all’amico sommelier Giorgio Rinaldi, e la seconda quando fui io a scegliere, nel corso di un festoso pranzo al Pescatore di Canneto sull’Oglio con Roberto Voerzio, Enzo Boglietti, Giorgio Grigliatti, che dopo tante blasonate bottiglie toscane si potesse bere finalmente un grande vino, proprio quel Cascina Francia 1994.

Colpito, come lo furono tutti gli amici e commensali, dalla finezza, dall’assoluta eleganza, dalla classe, dalla verità di quel Barolo 1994, figlio di un’annata piccola, ma ugualmente capace di essere un magnifico grande vino, avevo pensato bene di scrivere alcune righe di felicitazioni e di ringraziamento a Giovanni Conterno, che sapevo essere da tempo ammalato e sofferente. Con mia grande sorpresa ricevetti una telefonata da Giovanni Conterno, felice, la voce esile lo faceva chiaramente trasparire, che qualcuno avesse saputo andar oltre la mediatica non altissima considerazione di quell’annata, per apprezzare il valore di vini, ho ben presente con quale giusto compiacimento me lo disse, di cui andava fiero e che considerava degni di considerazione e di rispetto.

Voglio ricordare Giovanni Conterno così, schivo e di poche parole come sempre, orgoglioso e tenace difensore di una tradizione e di una storia del Barolo che continuerà dopo la sua morte, ma che in pochi altri personaggi come lui ha trovato protagonisti così alti, uomini veri tutti d’un pezzo, prima che semplici vignaioli.

Franco Ziliani





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