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NEWS DELLA SETTIMANA del 09/03/2000

Anselmi abbandona la Doc Soave


La notizia di questa settimana, importante e per certi versi spiacevole, vede come protagonista uno dei grandi artefici del rinnovamento vinicolo italiano, della moderna italian way of…wine, il veronese, meglio ancora il montefortino alponese Roberto Anselmi.

Questo valoroso viticoltore poco più che cinquantenne, da almeno una ventina d’anni portabandiera della riscossa di uno dei più popolari vini bianchi italiani, il Soave, grazie ai suoi magnifici cru Foscarino, Capitel Croce e San Vincenzo e a quel Recioto I Capitelli che ha letteralmente tracciato la via verso la grandezza (insieme ai vini di Pieropan e Gini) del Recioto di Soave, ha improvvisamente deciso (ma era tempo che si vociferava della possibilità di una simile risoluzione), di rinunciare ad avvalersi della Doc Soave, che pur aveva contribuito, più di qualsiasi altro collega, a rilanciare nel mondo.

Le ragioni di una simile scelta, che sta già facendo molto rumore e provocando nell’ambiente reazioni di segno contrario, sono, come ci ha dichiarato lo stesso Anselmi, piuttosto semplici. Una stanchezza di fondo per gli sforzi profusi nel fungere da “locomotiva” per una denominazione che per quanti sforzi si facciano non gode ancora di una soddisfacente immagine di qualità, un fastidio crescente per la presenza sui mercati esteri di vini di qualità discutibile proposti a prezzi bassi assolutamente incredibili e impossibili, una certa quale delusione per una scarsa sensibilità dimostrata da molti piccoli viticoltori (“creature” di Anselmi diremmo noi) nel sostenere le ragioni di un sostanziale ripensamento qualitativo della denominazione e soprattutto una scarsa sintonia con gli orientamenti assunti dal Consorzio tutela nel perseguire il progetto di una denominazione di origine controllata e garantita per il Soave classico superiore.

Pur avendo preso parte, per una sorta di dovere “civico”, a diverse riunioni svolte per impostare le linee generali del disciplinare di produzione della futura Docg, e avendo regolarmente sottoscritto alcune bozze, espressione di un “incontro” – mediazione tra le diverse posizioni e sensibilità ( non va dimenticato che in una denominazione come Soave coesistono interessi e orientamenti profondamente diversi, sostenuti da boutique winery di alta qualita, grandissime cantine sociali, grandi aziende imbottigliatrici…) ad un certo punto Anselmi ha ritenuto impossibile delineare una posizione comune che potesse salvaguardare le esigenze di chi, come lui, il Soave si sforza di considerarlo e “viverlo” come un grande vino e “sogna” e pratica già una viticoltura all’altezza di un simile progetto.

Di fronte agli orientamenti dominanti, in materia di rese per ettaro, “che nei vigneti a pergola – osserva – sono praticamente un’utopia”, di controlli, “che allo stato attuale sono impossibili”, alla refrattarietà a capire che se “una zona produce male è soprattutto perché ha una viticoltura inadatta” e che occorre pertanto dotarsi di una “legge autocontrollante, severissima, rigorosa ed esemplare”, Anselmi, pur con molte esitazioni e sofferenze ha preferito chiamarsi fuori. E ha scelto di “declassare”, a partire dai prodotti della vendemmia 1999, i propri Soave da Doc a semplici IGT Veneto, puntando esclusivamente sulla credibilità del marchio costruito in 25 anni di lavoro, sul prestigio e sul valore dei cru aziendali.

Presa con molta amarezza una simile decisione, “per chiarezza e onestà verso il consumatore”, e soprattutto per lanciare un messaggio forte al mondo della produzione soavese, Anselmi è ben consapevole delle difficoltà che dovrà affrontare, soprattutto nello spiegare a nuovi clienti che non conoscano già i suoi prodotti quale tipo di vini siano i suoi Capitel Foscarino e Capitel Croce. Sarà arduo, lo riconosce, non dover tirare in ballo la parola Soave per spiegare che si tratta, anche se in etichetta il nome della Doc non compare più, di un…Soave o comunque di vini prodotti nella zona del Soave.

Anche se i primi sondaggi avuti con i clienti abituali, con gli importatori consueti, con ristoratori ed enotecari lo confortano sulla capacità di comprensione da parte degli interlocutori di una simile decisione, Anselmi ha messo in preventivo, come la peggiore delle ipotesi, un calo delle vendite nell’ordine del 30% nel primo anno, che conta di riassorbire con un forte impegno su quei mercati non tradizionali e non condizionati da un’immagine riduttiva della denominazione, verso i quali, a suo avviso, il mondo del Soave deve assolutamente rivolgersi.

Mantenere una posizione “conservatrice”, non capire che la Docg non può essere solo un “marchio commerciale” per vendere ad un prezzo più alto il vino, ma deve invece presupporre un allargamento del concetto di qualità, la creazione di un sistema vitivinicolo nuovo che riguardi i nuovi vigneti e che non innalzi pertanto alla dignità di Docg vigneti di vecchia concezione, non può che impedire al mondo del Soave – secondo il produttore di Monteforte – di costruire e perseguire un rilancio che allo stato attuale è urgente e irrinunciabile.

Vista l’importanza e la notorietà internazionale di un produttore come Roberto Anselmi ci auguriamo che la sua difficile scelta di rinunciare alla Doc funzioni come stimolo per il Consorzio e per tutti gli altri produttori e non introduca invece elementi di rottura e di contrapposizione polemica. Il “caso Amarone”, con le laceranti divisioni ancora in atto nel panorama produttivo valpolicellese, insegna che le prove di forza tra schieramenti sono inutili e dannose e che impediscono di crescere e raggiungere i traguardi desiderati. Se, come crediamo, la Docg per il Soave classico superiore e una politica piramidale di qualità e di denominazioni (peraltro prevista dalla legge 164) costituiscono un obiettivo qualificante, ci auguriamo che Anselmi, dopo quest’anno di “auto-sospensione sabbatica” possa essere messo in condizione, già con i vini della vendemmia 2000, di tornare ad utilizzare quel magnifico patrimonio comune del territorio che é la Doc.

Nessun produttore, nemmeno il più importante e prestigioso, può a nostro avviso rinunciare a cuor leggero a presentarsi sui mercati mondiali con il “sostegno” qualificante di una denominazione di origine e nessuna Doc può e deve parimenti rinunciare alla credibilità e al contributo alla creazione della propria immagine che le arriva dalla presenza nelle proprie fila e dal nome del territorio ben dichiarato in etichetta sui suoi vini di un protagonista come Roberto Anselmi. Questo dice il buon senso, buon senso che speriamo, al di là delle attuali divisioni, abbia comunque a prevalere, nel nome dell’interesse generale di Soave (e di Monteforte d’Alpone naturalmente…) e dei suoi vini.

Franco Ziliani





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