 |
Immersi in piena campagna elettorale, sentiamo molto spesso parlare di conflitto d’interessi, anche se i discorsi, prevalentemente a senso unico, ci sembrano più puntare a mettere in difficoltà un solo e ben determinato esponente politico, che a risolvere in maniera equilibrata la questione. Dal piano politico ci piacerebbe molto che il discorso su questo “conflitto ”, che metterebbe a repentaglio la democrazia, si estendesse anche al mondo del vino, dove intrecci più o meno sotterranei tra professionalità, tornaconti personali, politiche di scuderia, aiuti, ovviamente disinteressati, all’amico dell’amico, rischiano di condizionare in maniera pesante il mercato ed il giudizio del consumatore. Ci siamo “scandalizzati” per anni e chi scrive non si è sottratto a questo esercizio, perché la compagna di un notissimo critico e giornalista eno-gastronomo, redattore ed editore di una guida dei vini, utilizzando come credenziale e passepartout il nome dell’amico si dedica a tempo pieno alla vendita, porta a porta, pardon, cantina per cantina, di piccoli fusti di rovere francese, il cui utilizzo in affinamento ed “elevazione” è stato, in ossequio ad un preciso concetto qualitativo del vino, proposto come fondamentale ed irrinunciabile dal noto degustatore. Nessuno si scandalizza, invece, nel riscontrare che la consorte di un altro importante ed influente giornalista e responsabile di una guida dei vini che ha un notevolissimo potere d’indirizzo sugli appassionati, rischia a sua volta di incorrere nel cosiddetto conflitto d’interessi, svolgendo un’attività di consulenza, d’organizzazione d’eventi, di promozione d’iniziative, nientemeno in quel campo del vino dove il consorte è tra i protagonisti. Vorremmo pertanto consigliare alla gentile signora, nell’esclusivo interesse della credibilità dell’operare giornalistico ed editoriale del marito, a totale disdoro delle malalingue, di evitare, in futuro, di organizzare, come farà sabato 7 aprile durante il Vinitaly, la presentazione dei vini di un produttore del centro – sud che ha ottenuto il punteggio massimo sulla guida curata dal consorte. Se proprio non riesce a non occuparsi, data la passione trasmessale dall’uomo della sua vita, di vino, eviti accuratamente di organizzare iniziative a favore di aziende pluripremiate e si concentri, per par condicio, su aziende che la guida del consorte ignora o tartassa. Molto meglio però, se non ha intenzione di divorziare (cosa che non auspichiamo di certo), e se ci consente un consiglio amichevole, impegnare la sua professionalità, che conosciamo ed è indubbia, diversamente. Si occupi di giardinaggio, di moda, di viaggi in lontane terre, dove della coltura della vite non c’è alcuna traccia, di premi letterari, ma non di vino, please. Renderà un migliore servizio a se stessa, sgombrando l’orizzonte da sospetti malevoli e infondati, ma soprattutto al caro marito ed alla sua pesante fatica di curatore di guide e distributore d’allori enologici, che saranno anche semplici fiori all’occhiello, come si dice, ma aiutano a vendere, eccome…
|  |