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IL FRANCO TIRATORE del 12/11/2004

Franco tiratore ancora, oppure una voce nel coro come tutte le altre?


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L’accusa, strisciante, e circolante per vie sotterranee, ma ugualmente velenosa si è finalmente, com’era destino, concretizzata. Il sottoscritto, secondo il punto di vista di un tenace produttore piemontese (il nome poco conta) che ho recentemente incontrato a Milano e che avevo più volte attaccato non per un fatto personale, ma come rappresentante di uno stile di vino che non mi garba e che trovo non abbia nulla a che fare, anzi nuoccia alla denominazione (che è un patrimonio collettivo, non una proprietà personale) in cui opera, non farebbe dell’informazione, ma sarebbe, tout court, un calunniatore.
Peggio ancora, il sottoscritto non s’informerebbe di persona su quanto accade nella zona di quel vigneron, ma crederebbe troppo alle notizie spesso false e tendenziose ricevute, per imbeccata, e assunte per oro colato, da colleghi di quel vigneron, che mi riferirebbero queste “falsità” per suscitare degli inutili polveroni. In altre parole quel cattivone del Franco tiratore, alias ego, farebbe il portavoce, indulgerebbe all'insulto fine a se stesso e sarebbe un pessimo giornalista.

Franco tiratore: un calunniatore in malafede ?

Questo accadeva una ventina di giorni fa a Milano, nel corso di una vivace discussione, che ha poi coinvolto altri produttori, scaturita nel corso di un incontro di un normale banco d’assaggio che poi si è quasi trasformato in una corrida verbale, ma, ancora Milano, la mia città di nascita, ancora pochi giorni fa, mi ha visto salire sul banco degli imputati per iniziativa di un altro personaggio, influente soprattutto nella grande città del Centro dove vive e opera, che avevo più volte criticato, ed in maniera circostanziata su questo giornale, e che mi ha letteralmente accusato, bonariamente, “di dire falsità o di essere un calunniatore in malafede”.
Perbacco, non mi scandalizzo, più di tanto, di queste accuse, perché avendo scelto la strada, tutt’altro che agevole, di dire, con franchezza, da franco tiratore appunto, quello che penso, senza nascondermi dietro ad un dito, ma assumendomi le mie responsabilità, era ovvio che, prima o poi, qualcuno finisse per ripagarmi con la stessa moneta e che alle mie critiche, ai miei sarcasmi, alle mie invettive, replicasse non porgendo cristianamente l’altra guancia (magari in maniera ipocrita), ma con pari e sonante moneta.

Quello che non mi va bene però, quel che non riesco ad accettare, e che mi fa, se mi permettete, incazzare, è che a quel che scrivo, alle mie prese di posizione, che non pretendo vengano prese per oro colato, che non sono né vogliono essere Verbo o Verità assoluta, ma solo espressione indipendente del mio pensiero, delle mie indignazioni, del libero esercizio della critica, del mio modo diverso di intendere il mestiere di giornalista e di comunicatore di quella magnifica cosa che, nonostante tutto, è e rimane il vino, si replichi non criticando quello che scrivo, la sostanza, i contenuti, le circostanze, ma asserendo, tout court, che sono un calunniatore di professione.

Polemica, ovvero il sale di un sano giornalismo

Perché io posso mettere in preventivo, e mi sta benissimo, che un collega arrivi a sostenere che quanto ho scritto possa essere discutibile, o addirittura una castroneria, che io parli bene di un vino che invece (ma il giudizio è assolutamente soggettivo) per lui è banale. Ma che si arrivi a mettere in dubbio la mia buona fede, a sostenere che io sia il burattino manovrato da qualche grande burattinaio (e chi sarebbe ?), che attacchi per il semplice gusto di attaccare (anche se per me la polemica è il sale del giornalismo, irrinunciabile e corroborante), facendo la figura, sempre parole dell’ ”elegante” personaggio capitolino, della “checca isterica”, sua testuale e raffinata definizione, non posso di certo accettarlo.

Bacco solo sa quanto mi farebbe piacere mandare in pensione quel “picconatore” inveterato del Franco tiratore e di inaugurare una novella stagione di articoli tutti in positivo, senza più il briciolo di una critica a produttori schiavi delle guide e dei loro enologi di fiducia, a giornalisti e guide a libro paga di produttori e di enologi, ad enologi che non avendo il coraggio di rischiare in proprio e di diventare produttori, presi dal loro incommensurabile ego pensano non di lavorare al servizio del produttore che li paga, e profumatamente, e dei consumatori cui i vini sono destinati, ma elaborano vini che piacciono esclusivamente a loro e a qualche wine writer dalla langue de bois.

“Quattro stronzi che ti leggono”: quando lo stile fa l’uomo
Le vicende del vino italiano, invece, e mi dispiace, da italiano e da osservatore, mi obbligano, per rispetto di me stesso e di “quei quattro stronzi che ti leggono”, testuali parole, (ho un testimone presente a questo delirante colloquio), del presuntuoso, arrogante, oltre che volgare, personaggio, a continuare a non nascondere la testa sotto la sabbia come gli struzzi (come fa, per conformismo, per quieto vivere, o per carenza di attributi e di personalità, la stragrande maggioranza dei miei colleghi italiani).
Queste vicende, lo spettacolo quotidiano di ordinarie miserie cui tutti assistiamo, mi obbligano, per fedeltà a come intendo il mio ruolo di giornalista indipendente, a raccontare quello che vedo, ad indignarmi per le falsità che vengono raccontate, per i conflitti d’interessi che sembrano non interessare nessuno eppure esistono, eccome !

Datemi pure del bastian contrario, dell’irriducibile polemista, dell’incazzoso, prendetevela pure, (lo fa già quella santa donna di mia moglie che mi sopporta…) con il mio caratteraccio e la mia scarsa diplomazia, e lo accetterò perché fa parte del gioco, perché è giusto che quando si tirano sciabolate non si venga trattati dagli avversari in punta di fioretto, ma a suon di fendenti, ma lasciate stare, se non volete perdere la faccia, l’accusa, veramente ridicola, che io (io ?) sia al soldo di questo o quel potentato, che faccia gli interessi di qualcuno (e di chi, di grazia, fuori i nomi !), che sia, insomma, un “calunniatore”.

Gioco delle tre scimmiette o verità ?

Cari lettori di WineReport, miei unici “padroni”, diciamola chiaramente e fuori dai denti, preferite che il Franco tiratore rimanga tale o che cambi pelle e anima, dedicandosi, anche lui, al gioco delle tre scimmiette, che non vedono, non parlano, non sentono, mettendo la testa sotto la sabbia, e diventando una voce del coro come tutte le altre, un cantore di questo regime, di questo sordido intreccio d’interessi tra produttori, enologi, giornalisti-guide, importatori, dove se critichi diventi automaticamente una malalingua, un malvagio e un nemico della patria vinosa ?
A voi “quattro stronzi”, (sempre secondo quel “signore” dallo stile da padrino incontrato venerdì 5 novembre a Milano), che continuate a leggermi e a sostenermi e a legittimare, con il vostro consenso, quello che scrivo e questo piccolo, battagliero, giornale indipendente, la risposta.
p.s. prima di pubblicare questo articolo, ho deciso di farlo leggere ad alcuni amici, veri, il cui parere tengo in assoluta considerazione. Ecco un florilegio dei loro commenti.

Nel mio congedo dai lettori di A Tavola avevo scritto: "In questo Paese è politicamente scorretto avere ragione se canti fuori dal coro". Per Franco Ziliani questa riflessione vale più che mai. (Germano Pellizzoni).

Ti stupirà sentirti dire che hai verso i tuoi avversari una stima di gran lunga superiore a quella disegnata negli editoriali di Winereport: insomma, li prendi sul serio! Infatti ti arrabbi perché loro, anziché risponderti per le rime entrando nel merito delle questioni che sollevi, ti calunniano con le accuse sempre usate quando un sistema, qualunque esso sia, deve espellere la diversità: burattino o burattinaio, manovratore o manovrato. L'isterismo con cui sei stato aggredito è solo la naturale reazione del sistema a tutto ciò che è diverso o controcorrente. Non ci vedo nulla di strano, evidentemente la crisi morde il culo a tutti e molti nodi vengono al pettine. Anche io ho notato molta insofferenza tra i produttori contro questo sistema di taglieggiamento. Chi ti dice che sei manovrato è perché non concepisce la libertà di critica, è una storia vecchia come l'uomo Per questo il tuo non può essere l'ultimo. Ricordati: se fai incazzare sei vicino alla verità. Non c'è che una risposta alla domanda retorica che rivolgi ai “quattro stronzi” che ti leggono: continuare a scrivere e a fare il Franco Tiratore. Luciano Pignataro (uno dei quattro st….i che ti legge)

Risposte sacrosante a vere e proprie provocazioni. Ma uno come te c'è abituato e non da oggi. D'altra parte un franco tiratore non può che suscitare certe risposte quando racconta solari verità. Quindi nessuna meraviglia per certe inconsulte reazioni. (Natale Contini)

Ho letto l'articolo con cui il Franco Tiratore vorrebbe andare in pensione. Che lui faccia pure come vuole, ma io sono uno dei quattro, anzi quarantaquattro (e forse quarantaquattromila) “stronzi” che lo leggono. Adesso che arriva l'inverno, non siamo solo noi che fumiamo... anzi! In ogni caso, scendendo nel particolare del pezzo proposto, non sono affatto d'accordo con la sua pubblicazione in quanto é molto povero di contenuto, non ha mordente, non ha verve come al solito, si sente l'odore del sapone che unge il nodo scorsoio, ma non é all'altezza nemmeno di un vero e proprio, terrificante ma molto scenico, addio. Sicuramente non e' stato nemmeno scritto dal Franco Tiratore in persona. E' certamente un falso. Se il Franco Tiratore vuole dare le dimissioni, lo faccia almeno in modo (giornalisticamente parlando) da vero e proprio, dirompente, eclatante, da scoop. (Mario Crosta)

Riguardo al Franco Tiratore: quando porto in giro il nome Winereport raccolgo sempre attestazioni di stima nei tuoi confronti. Sono in molti a dire che se non fosse per te il giornalismo del vino sarebbe un piattume generale. E per me è un onore l'essere associato alla tua figura. Non aggiungerò altro. (Riccardo Modesti)

Non so chi sia il figuro, ma immagino la provenienza. Non so chi sia il produttore, ma ne conosco la casta. Se smette il Franco Tiratore, sinceramente io smetto di scrivere per WR. Per me è già stato duro accettare che non ci fosse più una rubrica come Vini all'indice. Se venisse meno la statua di Ciceruacchio e le conseguenti pasquinate, WR non sarebbe più molto diverso da tanti (troppi) altri webmagazine dedicati al vino. (Michele Antonio Fino)

Il Franco tiratore
fziliani@winereport.com





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