MondoMotori MondoMotori

HOME

SCRIVI

MAPPA

PUBBLICITÀ

WineReport
WrCLUB
 
 
WinenewsVino & Co.TravelFoodShoppingCuriositàWrClub
della settimana

VINO DELLA SETTIMANA

NEWS DELLA SETTIMANA

del mese

STRADE DEL VINO

L'OPINIONE

L'INTERVISTA

VINI ALL'INDICE

OBIETTIVO DOC

DICONO DI LUI

RITRATTI AZIENDALI

LA DEGUSTAZIONE

NOVITA' IN CANTINA

VINI DAL MONDO

LE TEMPS RETROUVE'

L'EVENTO

I LOCALI DEL VINO

LIBRI

COMUNICATI STAMPA



IL FRANCO TIRATORE del 05/11/2004

Rai, di tutto di più: dal massacro di Report all’esaltazione acritica di Dossier


COMMENTA LA NOTIZIA
SUL FORUM

Incredibile Rai, madre e matrigna, sei davvero, come recita lo slogan di una tua campagna pubblicitaria di qualche anno fa, di tutto e di più !
A dimostrazione della scarsa chiarezza di idee e di una gestione schizofrenica dei palinsesti, dove ogni Rete è un feudo a sé e dove non sembra esistere una linea editoriale, atteggiamento ossequiente nei confronti dei potenti di turno di Bruno Vespa a parte, ecco che ad un mese esatto di distanza dalla messa in onda della puntata del settimanale di Raitre Report del 24 settembre, che aveva messo sotto accusa, in maniera indiscriminata, il mondo del vino italiano, la stessa RAI, grazie alla trasmissione Dossier, proposta da Raidue domenica 24 ottobre alle 18, ha provveduto a “riabilitarlo” dedicandogli uno speciale “Sua maestà il vino”, curato da Guido Barendson.

Errata corrige o semplicemente una diversa idea del vino ?
Non abbiamo alcuna certezza, anzi, che questa nuova trasmissione, e questo modo, ben diverso, di presentare il vino italiano nei suoi diversi aspetti, dalla produzione al consumo, sia stato “concepito” dalla Rai come una doverosa errata corrige dopo le giuste proteste espresse, anche dall’Unione Italiana Vini e dai suoi responsabili, oltre che da moltissimi produttori, e da svariati organi di stampa, tra cui questo wine web magazine, per il tono inquisitorio adottato da Report. Molto probabilmente l’idea e la scaletta del programma era nata precedentemente, ma non costa nulla pensare che questo diverso modo di proporre l’universo vino, adottato da Barendson e dai consulenti di Dossier Paolo Meucci e Stefano Marroni, che ha preferito sottolineare l’aspetto “piacere” legato al vino, la sua valenza di “bevanda con potere socializzante”, che favorisce la convialità, possa costituire in qualche modo una “riparazione” verso un approccio al vino, quello adottato da Report, troppo unidimensionale e criminalizzante, che, come ha scritto il nuovo presidente della Confederazione Italiana della Vite e del Vino, Andrea Sartori, ha fornito “un’immagine falsa e gravemente offensiva” del vino italiano, dettata un “pessimo pregiudizio”.

L’eccesso d’informazione crea mostri

Come avevo però detto in esordio, non si può tacere delle ingenuità (eufemismo) e di un’impostazione del tutto parziale ed insoddisfacente che anche questa trasmissione Rai (di tutto di più) ha messo in mostra. E’ indubitabile che nella mezz’oretta scarsa di Dossier si sia finalmente parlato di vino al positivo senza mettere sotto accusa nessuno. Ma lo si è fatto con un (involontario) effetto comico, come quando intervistando i consumatori, di preferenza giovani donne, si sono raccolti pareri tra il comico, il retorico e l’esaltato, tipo “un bicchiere prima di cena aiuta a comunicare, fa star bene”, oppure “bevo Gaja, è di alto livello ma pochi lo capiscono”, o ancora “mi piace bere il vino in compagnia senza farmi troppi problemi”, che hanno fatto pensare, con riferimento a questi nuovi adepti del vino, che avesse davvero ragione il noto chef toscano Fulvio Pierangelini nell’affermare che “l’eccesso d’informazione ha creato mostri”. Questo anche se qualcuno di questi giovani rampanti enofili ha avuto l’onestà di affermare che delle guide non si fida granché “non le consulto quasi mai, preferisco il passaparola con gli amici”.
Dal banco di accusa di Report, un’inchiesta giornalistica seria, documentata, che ha avuto l’unico difetto di mostrare solo un risvolto della medaglia (reale, purtroppo) senza consentire allo “imputato” vino di potersi difendere, nel Dossier di Raidue si è passati, senza vie di mezzo e senza sfumature, ad un trattamento che mi è sembrato piuttosto in linea con le pratiche che la mitica Monica Lewinski riservava (naturalmente under the table…) a Bill Clinton…

Nuove figure di protagonisti…

Tutto entusiasmante, tutto positivo, tutto vitale, moderno nel reportage curato da Barendson, (brava persona, ma che dal padre Marino, indimenticato gourmet e giornalista raffinato sembra non avere derivato lo stesso stile e la stessa capacità nel trattare di vini e cucina), peccato però che tutto preso a sottolineare come l’approccio al vino sia cambiato e come emergano nuove figure di protagonisti (sia produttori che appassionati) – “il vino non è più un alimento quotidiano, ma qualcosa che dà gratificazione al consumatore”, ha sostenuto il patron di Slow Food Carlo Petrini – Barendson abbia finito, con scarsa fantasia, con lo scegliere come interlocutori i “soliti noti”, soprattutto produttori “coccolati” e celebrati dalle guide, responsabili di produzioni di nicchia, proposte a prezzi che favoriscono un contatto del tutto episodico. Questo anche se Franco Ricci, leader dei sommelier italiani, ha ricordato in Dossier che “si può bere bene anche con vini da 5 euro, anche se quelli da 30-40 regalano emozioni”. E poi non sono mancati ristoratori stellati, e soprattutto curatori e responsabili di guide, che non si capisce proprio come potessero essere le persone più adatte a rispondere ad interrogativi tipo “le critiche contro le guide sono credibili ? ”

…ma alla ribalta la solita “cupola” del vino

Questa scelta, “di cupola” ci ha portato a trovarci di fronte a santini celebrativi di personaggi come Francesca Moretti (alias Bellavista in Franciacorta e Petra a Suvereto), al moderno “inventore” del Barolo, se così lo si può definire, Elio Altare, il teorico delle vinificazioni “sveltina” di 4-5 giorni, e poi, poteva mai mancare ?, a Carlin Petrini, nonché al pernicioso duo Enzo Ercolino e Riccardo Cotarella (rispettivamente proprietario e wine maker della Feudi di San Gregorio in Irpinia), che si sono fatti notare per una serie di amenità da nobel della barzelletta. Mister Riccardo “Merlot” impegnato a sostenere che “in passato l’Irpinia del vino non la si conosceva, oggi per merito di grande aziende – ovviamente parlava della Feudi di cui è consulente e deus ex machina – sì”, dimenticando il ruolo fondamentale avuto dalla Mastroberardino, il rotondo Ercolino, (di recente abbandonato dal fratello Mario, diventato collaboratore alla Feudi di San Marzano di Valentino Sciotti, dell’abruzzese Farnese) addirittura più comico di un Panariello e di un Carlo Verdone nel sostenere serioso che “tutti gli uomini sono uguali davanti alla natura” e che “è difficile tradire la natura”.
Fantastica cosa, se questa affermazione e l’invito ad esorcizzare il rischio “che il vino diventi un fenomeno di moda, uno status da miliardari” non arrivasse da chi ha prodotto per alcuni anni un vino, il Merlot Patrimo, così rispettoso delle leggi e della natura, da aver suscitato l’interesse della Repressione Frodi… E se l’autore di questo pensiero non sfruttasse tutte le amicizie, in campo politico, finanziario, bancario, legate alla vera proprietà dell’azienda, per rendere Feudi un’azienda “status”.

Il punto dei vista dei politici

Ci sono anche stati momenti validi nella trasmissione, ad esempio come quando si è parlato della riscoperta e del grande ritorno dei vitigni autoctoni, che diventano protagonisti (si spera non solo una moda…) dopo anni di corsa massiccia all’impianto di vitigni internazionali, e si è detto che esiste una nuova generazione di venticinque-trentenni, che al vino s’interessano guardandolo come un fenomeno culturale, leggendo, informandosi, assaggiando, visitando le cantine, conoscendo i produttori, frequentando le degustazioni. E che il vino rappresenta una “grande ricchezza culturale del nostro Paese”, a parere del senatore Luigi Zanda, un “patrimonio culturale dello Stato da tutelare”, per il collega Diliberto, autore di una proposta di legge sulla tutela delle nostre varietà locali. Tante cose nel piatto dunque, cose spiritose, come la testimonianza dell’attore Lino Banfi che ha ricordato il padre mediatore di uve, o come il punto di vista dell’enologo Severino Garofano secondo il quale in Puglia si è passati “da vini da taglio a vini in doppio petto”, e cose più banali.

Così parlò Marina Thompson (in Cernilli)

Ma parlando delle guide, che secondo alcuni responsabili intervistati “indirizzano il consumatore e gli devono fornire indicazioni utili”, e delle polemiche sui prezzi “troppo alti”, con i ristoratori a difendersi dalle accuse sugli eccessivi ricarichi attribuendo la colpa anche ad “aziende che hanno continuato ad aumentare i prezzi, basta vedere le fatture degli ultimi sei anni”, chi è andato mai ad intervistarti il buon Barendson ? Nientemeno che la gentile signora Marina Thompson, responsabile della Thompson International Marketing con sede in Roma (via del Cipresso 14) che oltre a curare pubbliche relazioni, presentazioni in Italia e soprattutto all’estero di aziende blasonate, quasi sempre aziende i cui vini ottengono i massimi riconoscimenti dalle guide, sapete che cos’è, nella vita privata ? Nientemeno che la gentile consorte der Robert Parker der Tufello e della Magliana, sor Daniele Cernilli, uno dei due curatori della Guida Vini d’Italia edita da Gambero rosso e Slow Food. Conflitto d’interessi ? Ma niente affatto ! Solo una clamorosissima faccia di tolla nell’affermare, essendo la moglie der parkerino (one per la stazza) de Trastevere, che “mi chiedo perché a volte vengano difesi prezzi dei vini troppo alti”. Ma che ne parli con Danielone suo, di cui ha adottato la tesi che “mettere ora sul mercato vini famosi a prezzi stracciati è un errore”…

Ma la crisi esiste ancora o ce la siamo inventata ?

Evviva la coerenza, come quella che ha portato Antonello Colonna, chef romano che le cronache dicono molto vicino al vice presidente del Consiglio Fini (e Raidue dicono essere la Rete Rai più vicina o amica di A.N….), a sostenere nell’intervista che ora preferisce “cavalcare l’onda del territorio” e proporre una carta di vini laziali, (dopo aver subito 3-4 anni di “euro-esagerazioni in materia di prezzi da parte di molte aziende agricole italiane). Bellissimo: peccato che la telecamera inquadrasse alle sue spalle bottiglie di ottimi vini notoriamente “laziali” e dai prezzi abbordabili come il toscano Testamatta e il francese Ladoucette…
Un panorama simpatico, insomma, questo Dossier di Raidue del 24 ottobre, una carrellata, supportata anche da bellissime immagini di vigneti dal Piemonte alla Toscana, dall’Irpinia alla Puglia, che ha mostrato l’aspetto gioioso del vino (con concessioni all’oleografia più deteriore come inquadrature di bevitori in osteria intenti a giocare a carte e a cantare…), il suo momento magico, la sua crescente fortuna presso i consumatori. Ma in una maniera tale, e talmente imperniato da un ottimismo della volontà così ostentato, da far dubitare che il vino italiano stia davvero vivendo un momento di crisi, o meglio, di “riflessione” come l’attuale, o se, per merito dei soliti noti, ne sia già trionfalmente uscito...

Il Franco tiratore
fziliani@winereport.com





Auto usate