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IL FRANCO TIRATORE del 10/09/2004

James Suckling: quando la coerenza è un optional


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Esistono personaggi ai quali questa rubrica dovrebbe rivolgere un sentito grazie per i continui spunti che ci offrono, con quello che dicono e soprattutto scrivono, per poterli passare simpaticamente sulla graticola o metterli, come qualcuno mi rimprovera dicendomi che sono troppo cattivo, alla berlina.
Naturalmente il Robert Parker der Tufello è in pole position, seguito dall’ineffabile patron dell’A.I.S. romana, er sor Bibenda Franco Ricci, dal guru del vino frutto, da un rotondo cronista sportivo che dice di essere un esperto di cucina e vini e da Riccardo “Mister Merlot “ Cotarella, ma per non passare per quello che se la prende soltanto con gli italici “tromboni” sono ben felice di ospitare spesso nel Franco tiratore, decantandone le gesta, anche il senior editor e responsabile dell’Ufficio europeo di Wine Spectator, mr. James Suckling.

Questo simpatico signore, che vive da diversi anni in Toscana in provincia di Arezzo presso la Tenuta Il Borro (proprietà Ferragamo) e di cui mi sono già occupato più volte quest’anno, contestando la sua definizione del 2000 quale “perfect year”, superiore al 1999 e al 2001, per i vini base Nebbiolo, e mettendo a nudo, come una barzelletta, diciamo così per pudore, la sua scelta di inserire come miglior vino italiano nei Top 100 2003 di Wine Spectator, l’Oreno 2001 dell’aretina tenuta Sette Ponti, devo dire che mi offre sempre delle grandi soddisfazioni.

Una domenica da Domenico: Mr. Suckling goes to Monforte
Ovvero: se al Barolo 2000 occorre dare manforte, James salta sette ponti e sale sino a Monforte
Lui, come ci racconta con sussiego, non partecipa mai ai wine tasting cui noi comuni cronisti del vino, che non scriviamo su Wine Spectator, of course, prendiamo normalmente parte, senza tirarcela troppo o darci arie di padreterni. Però, guarda te che caso, trova normale, come ha fatto lo scorso 18 febbraio, partecipare, con il suo braccio destro Jo Cooke, ad una degustazione di Barolo 2000 di svariati produttori tenutasi non in luogo neutro, bensì nella cantina di un noto vignaiolo di Monforte d’Alba, Cantina dove, una domenica d’inizio luglio (una domenica da Domenico…), James è tornato per partecipare ai festeggiamenti organizzati da quel produttore baffuto, e dalla sigaretta eternamente alla bocca, al quale proprio Suckling aveva attribuito su Wine Spectator, nell’uscita del 31 luglio, 100 centesimi…

Un discorso dalla logica altalenante
Evidentemente Suckling il senso dell’amicizia e dell’attaccamento a determinati personaggi deve averlo ben forte, se dopo aver decretato il Sette Ponti 2000 miglior vino italiano of the year, è tornato ancora a mostrare un occhio di riguardo per la tenuta aretina dell’imprenditore attivo nel mondo della moda (e si dice molto amico del proprietario di Wine Spectator, Mr. Marvin Skanken), Antonio Moretti.
L’ha fatto, in maniera sorprendente, in un articolo apparso il 30 giugno nell’edizione on line di Wine Spectator, dal titolo “Taking a glimpse at Tuscany’s hot 2003 vintage”.
Beh, devo dire che la prima parte dell’articolo mi aveva preoccupato non poco, facendomi temere che James non volesse più far parte del ristretto club degli aficionados del Franco tiratore.

Aveva difatti esordito sostenendo che, a causa delle altissime temperature registrate in Toscana (come nel resto d’Italia) nella lunga e canicolare estate 2003 i vini sarebbero stati prevedibilmente cotti e martellatosi, “pesanti, alcolici e sovramaturi”. Ma poi correggeva prontamente la rotta, per non apparire troppo disfattista e negativo (the business is business e questi vini toschi si dovranno pur vendere prima o poi negli States…), affermando che a seguito della degustazione organizzata dall’Associazione Grandi Cru della Costa Toscana, wine tasting non fatto da Mr. Suckling insieme agli altri comuni mortali a Lucca, bensì nel suo mitico “ufficio vicino ad Arezzo”, “larga parte di questi vini gli erano invece apparsi sorprendentemente freschi ed equilibrati, soprattutto quelli provenienti da vigneti in collina”.

Ma il meglio deve ancora arrivare !
Il meglio del proprio repertorio e i più fantastici esempi della propria coerenza James doveva però ancora sciorinarli. La degustazione difatti, a suo avviso (e di altri giornalisti normali presenti a Lucca), confermava “che la vendemmia 2003 era piuttosto carente di qualità” e che il gran numero di aziende sorte soprattutto in Maremma “con centinaia di ettari piantati pensando di sfruttare la grande richiesta di vini toscani” avrebbero avuto molti problemi, “essendo finito il momento magico di mercato per questi vini” e trovando queste aziende “serie difficoltà a vendere i loro vini a prezzi assolutamente eccessivi”.

Per Suckling, quindi, “il futuro di nuove regioni vinicole toscane, come la Maremma” ma aggiungerei l’aretino dove lui vive e che già molte volte ha dimostrato quanto nel cor gli stia, “è soprattutto nelle mani di aziende che possono vantare una lunga presenza operativa in Toscana, che siano in grado di ben interpretare le zone dove operano e di produrre e collocare bene sul mercato questi vini”. A suo dire, difatti, e come non dargli ragione, “molti dei nuovi nomi non possono vantare questa conoscenza o esperienza, e mi chiedo come possano trovare uno sbocco di mercato. Molti non producono abbastanza bene e hanno alzato a dismisura i prezzi dei loro vini. La degustazione dell’Associazione Grandi Cru della Costa Toscana ha sottolineato queste evidenze, tanto che più di metà dei vini degustati si sono dimostrati solo corretti o mediocri nonostante negli States siano in vendita almeno a 40 dollari a bottiglia”.

Diavolaccio di un Suckling, questa volta mi hai fregato, stavo per esclamare con grande disappunto, mi sa che nel club degli ospiti d’onore del Franco tiratore non potrai più far parte !
Ma, per fortuna, eccomi prontamente contraddetto, come a dirmi che del club degli “amici” lui vuole fare parte, Maremma cane, eccome ! Sebbene “la vendemmia 2003 sia piuttosto carente di qualità”, scrive, non solo “alcuni straordinari rossi sono stati ugualmente prodotti”, ma la medesima vendemmia, quella 2003, e sempre in Toscana, poche righe sotto si tramutava, come per magia, da “inconsistent year” in una “miniera d’oro vinicola” in grado di “non deludere i consumatori “born in Usa” una volta arrivati sul mercato.

Fuori i nomi James, dicci subito, please, su quali vini targati 2003 dobbiamo puntare per non sbagliare, dacci gli outstanding wines “on Wine Spectator's 100-point scale”, of course, da 95/100 e più, quelli che miracolosamente sono riusciti, grazie ad un savoir faire fantasmagorico, alla logica generalizzata dei vini “cotti e marmellatosi”.
Ecco fatto e presto detto: il Sassicaia della Tenuta San Guido ? Manco per niente. Il Piastraia di Michele Satta, il Paleo delle Macchiole, l’Avvoltore di Moris Farms, il Sirio di San Gervasio? Mi spiace, per loro l’uomo del monte di Wine Spectator non può dire yes, bloccando i suoi punteggi a 89-91 punti.

Come volevasi dimostrare…
I due vini che invece l’hanno convinto in pieno, tanto da attribuire loro, nonostante l’annata 2003, un punteggio “potenzialmente classico” da 95 a 100 punti, assegnato perché i vini “mostrano favolosa ricchezza e tannini maturi e vellutati pur rimanendo freschi e di gran razza”, sono, scrive “due vini di produttori da lungo tempo con base in Toscana”, il Belguardo 2003 della famiglia Mazzei, il Poggio al Lupo della Tenuta Sette Ponti.
O my God, a parte la comune matrice enologica, ovvero la consulenza che è una polizza sicurezza, per gli importatori, per le guide, per le aziende che lo scelgono come wine maker, di Carlo Ferrini, un wine maker stile Re Mida, tale da rendere oro tutto quel che tocca ovunque agisca, qualche cosina, sul primato, secondo Suckling ovviamente, di questi due vini e di queste due aziende ci sarebbe anche da dire.

Storicamente presente in Toscana la famiglia Mazzei lo è sicuramente (e chi può negarlo), anche se la loro tenuta maremmana, 32 ettari di vigneti situati nella Maremma Toscana sulle colline tra Grosseto e Montiano a circa 15 Km dalla costa, nelle vicinanze del Parco dell'Uccellina, è stata acquistata solo sette anni fa, nel 1997. E, strada facendo, abbia potuto rapidamente affermarsi, presso “i più grandi degustatori di vino a livello europeo”, come la migliore tenuta vitivinicola della Maremma secondo la “crema” degli esperti del Grand Jury Européen.

Ma considerato che sempre secondo Suckling, non a parere di un’altra persona che usurpando il suo nome scrive su Wine Spectator, “il futuro di nuove regioni vinicole toscane, come la Maremma” “è soprattutto nelle mani di aziende che possono vantare una lunga presenza operativa in Toscana, che siano in grado di ben interpretare le zone dove operano e di produrre e collocare bene sul mercato questi vini”, come ci spiega il simpatico James, che la seconda azienda da lui prescelta, sia quella Tenuta Sette Ponti Srl con sede a San Giustino Valdarno (paese dove, guarda caso, risiede un certo Suckling James: do you know ?) la cui data di fondazione non è il 1950, il 1975, il 1980, bensì solo il 1997 ?

Devono essere la storia e l’esperienza a fare la differenza, a tracciare il discrimine tra buono ed eccellente, oppure bastano due vini dell’“inconsistent year” 2003, entrambi uvaggi Cabernet Sauvignon, Sangiovese e Merlot, con diversi dosaggi nel caso dei due prodotti, ma poco cambia, ottenuti con la consulenza di un enologo mediaticamente in gran spolvero, e da due aziende che sanno fare benissimo le pubbliche relazioni ed il marketing, e curare i rapporti con la stampa, soprattutto quella born in Usa, per far scattare, i “95-100 points (potentially classic) on Wine Spectator's 100-point scale” ?
Ai posteri e a chi vuole intendere intenda, la, non tanto difficile, risposta...

Il Franco tiratore





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