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IL FRANCO TIRATORE del 11/06/2004

La cena di gala offerta da Berlusconi a Bush: un menu tricolore molto nazional-banale


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Cari amici ghiottoni, buone forchette e gran gourmet, vi siete scompisciati anche voi dalle risate sabato 5 giugno leggendo sui quotidiani il racconto dell’incredibile menù tricolore all'insegna della tradizione mediterranea, a base di “profumi, colori e odori italiani”, realizzato dal catering del Relais le Jardin di Roma, con la supervisione del cuoco Michele Persichini, proposto dal Presidente del Consiglio italiano al Presidente americano George Bush in visita ufficiale a Roma ?
Vi siete anche voi piegati in due (e un po’ vergognati…), per la trovata retorico – propagandistica e per il gusto, puro stile Mediaset e dintorni del nostro premier, che invece di servire a Bush una cena illustrativa delle grandi tradizioni e della raffinatezza delle cucina italiana ha pensato di propinare al suo “amico George” ed ad un ristrettissimo numero di invitati, il seguente banalissimo, anche se cromaticamente accattivante, menu ?

Antipasto: Caprese tricolore (pomodoro mozzarella e basilico)
Primo: Pennette tricolori (pesto, salsa ai quattro formaggi, battuto di pomodoro Pachino)
Secondo: Tagliata di carne chianina con sformati di spinaci, carote e cavolfiori
Plateau di formaggi italiani
Dessert: Gelato tricolore (fragole, pistacchio e fior di latte)
Stupefatto da tanta stravagante trovata d’ingegno del nostro pirotecnico premier, (un Presidente chef, potrebbe essere il suo prossimo slogan elettorale…), ho pensato di chiedere ad alcuni colleghi e amici, giornalisti esperti di cucina e notori ghiottoni, di regalarmi una loro reazione al menu tricolore e di suggerire come, invece, avrebbero congegnato il loro menu di gala, se invece di una logica patriottarda, (la solita Italia tutta pizza, mandolino, serenate e volemmose bbene), si fosse dato ascolto al buon senso.

Poiché questa è una critica nata per questioni di gusto e di buon gusto, da un dissenso puramente di carattere gastronomico rispetto alle scelte del Cavaliere, e non è certo un attacco politico, (nazionalista lo sono sempre stato, anche quando taluni sputavano sulla nostra bandiera e consideravano l’orgoglio nazionale e l’attaccamento alla patria sinonimo di fascismo…), per rispetto della par condicio e per non cadere in strumentalizzazioni politiche, riporterò sia stroncature del menu tricolore, sia giustificazioni e difese, peraltro non prive di un loro fondamento, della scelta fatta da Berlusconi.
La prima risposta è di Licia Granello, giornalista che su Repubblica segue puntualmente le vicende riguardante il cibo, la cucina, i vini. Licia mi ha risposto in maniera molto lapidaria: “
nessuna proposta alternativa, Franco. Di fronte a tanta stupidità applicata alla tavola, l'unica risposta è il digiuno...”.

Meno “militante”, più spiritoso, e articolato, il parere di Camillo Langone, che di cucina e vini (ma anche di libri e letteratura) scrive con stile estremamente personale su Il Foglio, Panorama, Il Giornale, il quale osserva: “il mondo è pieno di bandiere tricolori, in qualche caso perfino bianco-rosso-verdi (Bulgaria, Messico, Ungheria, e forse me ne dimentico qualcuna). Meglio non far notare la genericità della nostra bandiera e puntare su ricette e ingredienti peculiari. Il menù di Persichini comunque non è male, abbisogna solo di ritocchi. Le pennette no, per carità, sono un formato da commesse, almeno con l'alleato militare dobbiamo far finta di essere virili e portare in tavola le penne. Il pesto in teoria va benissimo, ma in pratica dubito che sia abbinabile a pasta che non sia trofie o trenette. Spero almeno che sia stato preparato come si conviene, cioè con la giusta dose di aglio. (che a Berlusconi, però, non piace – n.d.r.) Bene anche la chianina. Male il piatto di formaggio chiamato "plateau" come se il padrone di casa fosse Chirac. Non ho capito quali vini abbiano bevuto. Io per andare sul sicuro e sull'autoctono avrei portato in tavola Trebbiano d'Abruzzo e Montepulciano pure d'Abruzzo di Edoardo Valentini, il meno americano dei nostri produttori”.

Piuttosto diplomatico, invece, rispetto alle mie aspettative, il punto di vista di Angelo Foresti, già patron del ristorante Cantuccio di Albavilla in provincia di Como e libero pensatore controcorrente, che mi ha scritto: “Cosa vuoi che ne pensi caro Franco!? Questo mi sembra un menù ridicolo non certo adatto a dei buongustai Ma penso comunque che per l'occasione sia andato bene così........... Del resto, cosa si vuol pretendere.........penso si trattasse solo di far felice il Presidente americano. In quanto al folklore e la banalità? Spero ci sia stata una ragione! La classe non è di tutti!”
Allarga invece, e di molto, la portata del suo discorso, non perdendo l’occasione di criticare, e giustamente, la congenita banalità italica, nonché “i giornalisti che parlano solo di Brunello e Barolo che in Italia si bevono con il contagocce, che elogiano bottiglie che loro hanno ricevuto gratis, di vini tanto rari da essere introvabili”, il buon Germano Pellizzoni, past director, mai abbastanza rimpianto, di A Tavola, e spirito libero come pochi altri.

Pellizzoni osserva: “Il menu tricolore è perfetto per un presidente televisivo, che conosce i suoi polli, sa che la gente per il 97 per cento guarda la De Filippi o un reality. E' banale? Ma il nostro paese è banale, è il paese dei tarallucci e vino, degli applausi ai funerali e così via. Berlusconi era al cospetto di una regina d'Inghilterra la cui madre era rimasta a Londra sotto i bombardamenti mentre i Savoia erano scappati a Pescara, di un Bush i cui soldati erano morti a migliaia per liberare l'Europa dai nazisti, mentre gli italiani da alcuni secoli non concludono una guerra con gli alleati con cui l'avevano incominciata. E ti faccio grazia delle varie amenità, tutte perfettamente giustificate dai fatti e dalla storia, che solitamente circondano la politica estera e militare dell'Italia.

In un paese che candida Iva Zanicchi e Lilli Gruber (non so chi è peggio) cosa vuoi che sia il menu se non una pagliacciata nazionalpopolare all'insegna del tricolore, del mandolino e di una canzunciella che il premier poteva benissimo intonare insieme ad Apicella e chissà perché non lo ha fatto? Sai cosa c'è di straordinario? C'è che se il buon Persichini ha saputo scegliere i singoli prodotti, persino quel menu da Tv berlusconiana (attenzione, amatissima dagli italiani che hanno il premier che hanno votato in massa!) sarebbe enormemente più gustoso e si sarebbe mangiato enormemente meglio che in qualunque altra parte al mondo.
Ma alla fine Persichini è banale quanto sono banali i giornalisti che parlano solo di Brunello e Barolo che in Italia si bevono con il contagocce, che elogiano bottiglie che loro hanno ricevuto gratis di vini tanto rari da essere introvabili, che parlano sempre dei soliti ristoranti e chef senza stare a guardare che da quelli ci va lo 0,01 per cento della popolazione e così via”.

Per Pellizzoni,”il premier ha avuto come sempre ragione perché conosce gli italiani e forse, avrei solo cambiato il sugo al primo, con un altro a base di pesce al posto dei 4 formaggi, così da mantenere i colori e ricordare a tutti che ottomila km di coste ci sono mica per scherzo”.
Ironia e cultura gastronomica anche nella risposta di Salvatore Marchese, gourmet ligure collaboratore di Barolo & co. autore di numerosi libri di cucina, e grande appassionato di Barolo, che osserva:” L’inno di Mameli, a questo punto, è da considerarsi un sublime componimento poetico. Lo ha stabilito l’assurdo menu tricolore proposto al presidente Bush dai maestri di cerimonia del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. La sequenza dei piatti, infatti, evidenzia la mancanza totale di una specifica cultura dell’ospitalità. È stato addirittura tradito –o ignorato (sapranno di che si tratta ?)- il Galateo con le sue più semplici norme. Tanto per dire: la sera, nei pranzi ufficiali, di solito non si propongono formaggi. Inoltre, non si dovrebbero ripetere gli ingredienti. E la cucina? Nei diversi momenti è stato fatto l’impossibile per metterla da parte. La caprese è un insieme di cose tagliuzzate. La mozzarella era di bufala campana? Avrei annusato volentieri il profumo del basilico: era lo stesso del pesto? I nomi dei quattro formaggi?

I gastronomi, nel giudicare i ristoranti, guardano con severità i “tris”. Ma nell’occasione è stato fatto quanto di peggio era possibile. Quali erano i quattro formaggi? Parmigiano o Gorgonzola? Doveva essere un convivio “di magro”? E il magnifico olio extravergine di oliva? E il pesce e i crostacei? La tagliata è una specialità di alta cucina? Serve uno chef per prepararla? Dubito, tanto per dire, che gli spinaci non fossero surgelati. Le carote mi ricordano i conigli (secondo l’iconografia statunitense). E gli asparagi? Le fave, i piselli e gli ultimi carciofi? Non si potevano usare invece di carote e cavolfiori ? Sì, niente formaggi la sera: ma quelli scelti erano almeno a latte crudo? Banale, tutto sommato, il gelato: cosa da bambini. Se non altro, perché risulta difficile berci un vino come si deve. Cosa avrei proposto? Forse, avrei rispettato il menu “internazionale” – o “francese”-con cinque portate: insalata tiepida di mare o culatello di Zibello. Risotto mantecato al burro e Parmigiano o ravioli (“tricolori”: verdi, bianchi, rossi, tre) con un semplice ragù. Una orata (cotta a bassa temperatura) con verdure e olivette. Un secondo di carne –un brasato- per quadrare il conto con un vino rosso (Barbaresco, Barolo, Brunello).

Dolce e piccola pasticceria: a discrezione del cuoco. Per berci un Moscato di una – qualunque - delle nostre terre. Ma, a ben vedere, meglio sarebbe stato affidarsi alla buona fede e all’esperienza di chi cucina per professione. Questo episodio conferma – non c’era la necessità - che, in un mondo sempre più stravagante, la gastronomia e l’enologia sono argomenti di indubbia serietà. Ho dimenticato, per un attimo, le virtù del tartufo. Sia il bianco primaticcio sia il nero promettono bene. Forse, sarebbero piaciuti anche al presidente degli Stati Uniti, due cucchiaiate di tagliolini o, pensando all’Umbria, di strangozzi”.
La chiusura di questa mia piccola inchiesta, alla quale ho invitato altri colleghi a partecipare, non ottenendo da diversi di loro risposta (per quale motivo ? L’Italia non è (ancora) un regime e criticare, gastronomicamente parlando, il Cavalier Berlusconi non è certo reato: forza amici, fuori gli attributi e più coraggio !!!), viene dal più autorevole, rispettato e severo dei critici gastronomici italiani, il “Savonarola della buona tavola” come è stato definito, Edoardo Raspelli, che querelato da Veronelli per una vicenda legata ad una strana iniziativa in materia di oli extravergini promossa dal noto gastronomo no-global, proprio in questi giorni ha visto il pubblico ministero competente chiedere di archiviare la querela di Veronelli, perché in quanto scritto da Raspelli non erano riscontrabili offese, né nulla di diffamatorio, ma solo un uso legittimo della critica.

Il critico della Stampa, conduttore di Mela Verde su Retequattro, e collaboratore di innumerevoli testate, mi ha addirittura inviato un suo commento, da lui intitolato: Un menu tricolore ? Nazional-banale !
Raspelli scrive: “L’elenco l’ho ripreso da Il Giornale che, essendo il quotidiano della famiglia Berlusconi, dovrebbe essere particolarmente informato. Dopo la parola ”Secondi” piatti, prima di Dessert, leggo ”Plateau di formaggi italiani”. A parte che forse sarebbe stato meglio chiamarlo in italiano,”Vassoio”, mi accorgo che Il Giornale non sa che anche i formaggi sono ”dessert”…
Chissà se l’errore, oltre che sul quotidiano milanese, era anche nel menu scritto? Sarebbe davvero un’ulteriore bella cavolata per la cena offerta dal nostro presidente del Consiglio a Bush e signora a Villa Madama, quando l’Imperatore del mondo ha lasciato Roma. E che dire dei piatti? Altro che ”nazional popolare”, lo chef Persichini ha preparato un menu ”nazional banale”, dove il Tricolore spuntava a destra ed a sinistra (più da destra che da sinistra). Oltre tutto, c’erano tre salse diverse per le pennette: non credo che siano state mescolate insieme anche perché avrebbero dato un poco opportuno color Arcobaleno… (avete in mente le bandiera della Pace?!). E allora diciamo che è stato servito un tris di una stessa cosa (speriamo in tre piatti diversi !) con tre sughi differenti. Una gastro-vergogna.

Che cosa avrei fatto servire io? Avrei fatto cominciare con dei gamberoni di Sicilia crudi, con scampi lessati e granseola bollita (il tutto condito, eventualmente, da oli extra vergine italiani a DOP).
Due i primi, nazionali, certo, ma almeno diversi: maccheroni all’amatriciana e lasagne alla bolognese.
Al secondo, visto che la primavera era ancora fresca, brasato delle vena di bovina piemontese al Barolo con sformato di asparagi.
Tre assaggi di formaggi,freschi e stagionati:mozzarella di bufala campana, burrata pugliese e uno stagionato( Parmigiano reggiano o Piave o Bettelmatt).
Al dolce, macedonia di frutta fresca (con nocciole delle Langhe, pistacchi di Bronte e fragoline di Tortona) e cassata alla siciliana con ricotta di pecora”.
Bellissimo menu, anche se forse un po’ troppo ricco per un ricevimento ufficiale…
Quanto ai vini, dalle cronache di un quotidiano informato come Il Tempo di Roma pare che siano stati serviti lo Chardonnay siciliano Tasca D’Almerita, il Franciacorta di Cà Del Bosco e un rosso della stessa azienda che potrebbe essere il Maurizio Zanella (Cabernet / Merlot). Nulla da dire sul valore in sé dei vini, ma accidenti, Chardonnay, Cabernet, Merlot: non si poteva far capire a Mister Bush che, anche enologicamente parlando, si trovava in Italia e non in California ? Più attenzione, Signor Cavaliere, mi consenta!

Il Franco tiratore





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