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IL FRANCO TIRATORE del 17/10/2003

Ogni promessa é debito: Rotari, la produzione di spumante e un intervistatore smemorato


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Interessantissima e soprattutto istruttiva lettura, quella dell’ampia intervista, (una pagina e mezza di testo), che l’amministratore delegato del Gruppo Mezzacorona Fabio Rizzoli ha rilasciato per il Corriere Vinicolo (n°35 del 22 settembre) a Bruno Donati, per anni caporedattore di Civiltà del Bere e oggi collaboratore del settimanale dell’Unione Italiana Vini.

Amministratore delegato o pilota d’astronave ?

Abbiamo potuto così apprendere, grazie al linguaggio assolutamente asciutto dell’intervistatore, che Rizzoli “pilota da una vita la sua astronave d’acciaio e di cristallo che sembra perennemente in decollo dalla rampa di lancio della Piana Rotaliana”, una struttura dalla “bellezza inquieta e un po’ luciferina, ammaliante, che sembra specchiarsi nella piana come Narciso nel torrente”. E sapere che il visitatore che si trovi a “percorrere i 13 ettari della Cittadella del vino”, costruita con ampio utilizzo di danaro, (anche pubblico ?), dalla mega cantina trentina, finisce per “inebriarsi di forma e di sostanza, come insegna l’Estetica di Benedetto Croce, in un caleidoscopio costruito da giganti buoni”.

Cooperazione ? Una concezione d’impresa etica

Questo perché, come Rizzoli “racconta con la sua passione trascinante mischiata con dosi di razionalità da banchiere, come la sabbia con il cemento”, Mezzacorona non è una semplice cantina sociale, ma, come dice il suo amministratore delegato, “una concezione d’impresa etica (…) lo schema vincente che toglie ogni contraddizione residua tra l’azienda agricola e la spa. E’ un esempio d’integrazione a 360 gradi”.
Pensavamo di leggere una normale intervista, realizzata seguendo le classiche regole del giornalismo, che prevedono che il cronista porga la domanda, che l’intervistato risponda e che l’intervistatore a sua volta replichi, se le risposte fornite dall’intervistato non sono soddisfacenti e necessitano di un ulteriore chiarimento, invece la doppia paginata concessa all’enologo-manager si è trasformata in una camminata su tappeto rosso del manager trentino, lasciato libero di autocelebrarsi.

Nessuna replica e nessuna richiesta di maggiori dettagli, laddove Rizzoli afferma di avere “trasformato la cooperazione in qualcosa d’altro, un gruppo con un insieme di caratteristiche per poter prosperare in un mercato globale”, nessuna puntualizzazione quando il trentino Rizzoli rivendica, con un campanilismo sfrenato, il privilegio di “poter lavorare in una zona dove il senso di far società di viticoltori molto professionali è più forte che in altre regioni”, e nemmeno una richiesta di spiegare, in parole semplici, perché Mezzacorona abbia una struttura tanto complessa, fatta di holding, subholding, società associate, partecipazioni, ecc.

Ritratto di un cittadino modello

L’intervistatore ha preferito invece raccontarci che Rizzoli è un “enologo anomalo” che vuole essere “un consumatore fino in fondo” ed il vino che beve, “in generale lo paga”, anche i nuovi prodotti realizzati dalla Cantina, ma esclusivamente, come con grande sollecitudine gli suggerisce il giornalista, “per capire il rapporto qualità/prezzo, immagino”, e ci ha riferito che l’amministratore delegato di Mezzacorona, da vero cittadino modello, gioisce “quando c’è da pagare le tasse, sono contento, perché vuol dire che abbiamo guadagnato”, convinto che “l’alleanza fra cantine diverse, fatte con i soldi e con il rischio d’impresa” è importante e costituisce “un segno nuovo nel vino italiano, la strada del futuro, che di fa diventare protagonisti in un mercato di colossi”.

Ma che c’azzecca una cantina trentina in Sicilia ?

Peccato che il cronista del settimanale dell’Unione Italiana Vini, così accondiscendente nel lasciare Rizzoli costruire in totale libertà, senza alcun contraddittorio, una sorta di monumento di se stesso e della Cantina che dirige, giunto all’argomento Silene srl, la società “che nel 2001 ha acquisito oltre 270 ettari di proprietà nella zona di Sambuca di Sicilia, nei pressi di Menfi e Sciacca”, si dimentichi di chiedere a Rizzoli perché mai una cantina sociale trentina debba investire e fare vini non in provincia di Trento, ma in Sicilia, (e si appresta a fare altrettanto anche in Toscana), preferendo porgli invece la domanda, irrinunciabile, che ogni intervistatore degno di questo nome avrebbero fatto: “che lingua si parla nei filari di Sciacca ?”…

Domanda da cento pistole…

Una vera disdetta, soprattutto, il fatto che il puntiglioso e tenace intervistatore, dopo aver correttamente ricordato la costruzione, nel 1997, della Cantina Rotari per la produzione di spumante metodo classico, la più grande d’Italia, e dopo aver chiesto a Rizzoli “quante bottiglie di metodo classico produce il modernissimo complesso Rotari?”, di fronte alla risposta “Quest’anno 1.600.000 bottiglie”, abbia lasciato nel microfono e nella tastiera del computer la domandina da “cento pistole” che nessuno, tantomeno lui, si è sognato di porre all’amministratore delegato di Mezzacorona, ma che per completezza dell’informazione non ho alcun problema a formulare io al potente manager trentino.

Ma perché promettere, se poi non si mantiene ?

Egregio dottor Rizzoli, eravamo tutti presenti, anche il sottoscritto, nel 1997, alla fastosa inaugurazione della Cantina Rotari, progettata dall’architetto Cecchetto di Venezia, l’impianto per la produzione di spumante metodo classico più grande d’Italia, con la sua superficie di 25 mila metri quadrati, la sua capacità produttiva di cinque milioni di bottiglie e la capacità di stoccaggio di 14 milioni di pezzi.
Ricordiamo tutti, forse era presente anche l’autore dell’intervista pubblicata sul Corriere Vinicolo, la sua solenne promessa che Rotari, in poco tempo, sarebbe diventata la prima cantina di metodo classico non solo in Trentino, ma di tutta Italia, raggiungendo una produzione di cinque milioni di bottiglie e superando i leader Ferrari e Guido Berlucchi.

Bene, dottor Rizzoli, sono trascorsi sei anni da quella data, il mondo della spumantistica italiana ha goduto di una sensibile accelerazione nei consumi di bollicine metodo classico grazie ai festeggiamenti per l’arrivo del 2000, Mezzacorona ha investito un sacco di soldi in campagne (in verità aveva già speso 60 miliardi delle care vecchie lire per lo spumantificio…) pubblicitarie radiofoniche, televisive e sulla carta stampata, dedicate allo spumante Rotari, e oggi, dopo aver assicurato che avrebbe “spezzato le reni” alla concorrenza, lei vorrebbe cavarsela raccontandoci che nel 2003 Rotari produce solo 1.600.000 bottiglie ? Ovvero una cifra inferiore di tre milioni quattrocentomila pezzi rispetto alla quota che nel 1997, davanti alla stampa specializzata e non, dichiarò liberamente, senza essere costretto da nessuno, che avrebbe raggiunto in breve tempo ?

Cinque milioni di bottiglie: quando, nel 2023 ?

Bene, visto che il collega non se l’è sentita di farlo, vorrei chiederle io come vuole definire questo “brillante” risultato ottenuto da Mezzacorona sotto la sua guida, e se pensa ancora di potere ancora raggiungere, ed entro quale data, di grazia, il tetto di cinque milioni di pezzi di metodo classico targato Rotari promessi e sbandierati all’inaugurazione. E’ persuaso che i 60 miliardi di lire spesi per il vostro spumantificio siano davvero stati spesi bene o conviene, piuttosto, che si debba a ragione veduta parlare di una spesa sinora non giustificata dall’effettivo utilizzo delle strutture, che prevedono una capacità di stoccaggio di 14 milioni di pezzi e la possibilità di produrre tre volte tanto il numero di bottiglie da voi attualmente prodotte ?

Sarà anche un enologo anomalo, un creatore di imprese etiche, un super manager, come dicono, ma si ricordi che ogni promessa, specie se fatta in pubblico e con toni trionfalistici, è debito, e che a non mantenerla si rischia di perdere la faccia. Questo nonostante “i tanti amici in Italia” e una stampa smemorata, quanto mai disponibile a far finta di niente e dimenticare…





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