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NOVITÀ IN CANTINA del 08/02/2005

Pasrosé 2001 Mosnel, un grande rosé di Franciacorta


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Importante new entry, in casa Mosnel, la bella azienda agricola di Camignone di Passirano da sempre proprietà della famiglia Barzanò Barboglio.
Alla ricca gamma dei pregiati (e cresciuti tantissimo negli ultimi dieci anni, tanto da appartenere di diritto alla crème franciacortina) Docg Franciacorta ottenuti dai 40 ettari di vigneto di proprietà, suddivisi in 14 appezzamenti che circondano il nucleo aziendale, il Brut, l’Extra Brut, il Brut Satèn millesimato, il Brut millesimato, si aggiunge ora, realizzato per questa prima uscita in 4000 esemplari, un Franciacorta rosé, denominato Parosé. Un simpatico gioco di parole ottenuto mixando le peculiarità della tipologia, che è Rosé, ma anche Pas Dosé, considerato che non viene aggiunta liqueur d’expédition.

Il nuovo vino, ottenuto da uve della vendemmia 2001 e quindi millesimato, nasce da una cuvée composta per il 70% da Pinot nero e per il 30% da Chardonnay provenienti dai vigneti Dosso, Tesa e Giardino per il Pinot nero e Roccolo per lo Chardonnay, posti in posizione pedecollinare nel comune di Passirano, allevati a cordone speronato, con esposizione est, sud – est e dislocazione su terreno morenico sciolto con scheletro di media profondità, che danno una resa di 80 quintali, ovvero 52 ettolitri, per ettaro.

Questo vino, che va ad aggiungersi alla sparuta schiera di rosé franciacortini (la guida Spumanti d'Italia curata da Marco Sabellico per il Gambero Rosso recensisce quelli di Cà del Bosco, Barone Pizzini, Cornaleto, La Montina, Villa, Catturich Ducco e Vezzoli, mentre io ho ottimi ricordi da quelli, rarissimi, di Cavalleri e Uberti), nasce, come ricorda Giulio Barzanò, responsabile con la sorella Lucia e la madre Emanuela della conduzione dell’azienda, dall'esigenza di creare un Franciacorta che oltre ad abbinarsi in maniera ottimale ai piatti di pesce, soprattutto salmone, ma anche sushi e sashimi, “accompagnasse anche le carni rosa” e funzionasse come vino a tutto pasto.

La scheda tecnica ci dice che “le uve del Franciacorta DOCG Parosé sono state vendemmiate a mano in piccole casse, il 25 e 30 agosto l’uva rossa, mentre il 4 di settembre la bianca. In cantina l’uva, dopo il banco di cernita, attraverso un nastro elevatore ha raggiunto le presse pneumatiche che sofficemente hanno estratto il mosto. Solo il mosto fiore, (la prima frazione del 50% di succo), è stato destinato al Franciacorta Rosé. Dopo la pressatura, e dopo 12 ore di débourbage, una volta aggiunti i lieviti, la fermentazione avviene in parte in vasche di acciaio, e parte in legno, in piccoli fusti di rovere francese da 225, 500 e 600 litri, dove il vino sosta sino alla primavera successiva. Le bottiglie restano nelle cantine de Il Mosnel per 30 mesi prima del remuage sulle pupitres. Successivamente sboccate e dosate con lo stesso vino base, quindi Pas Dosé, trascorrono altri tre mesi di affinamento prima della commercializzazione”.

Dettagli tecnici a parte, che potremmo completare con dati analitici che parlano di alcol 12,85 %, Acidità di 7 grammi litro, zuccheri riduttori di 2 grammi litro, estratto secco di 20 grammi litro, l’assaggio del Parosé rivela che questa nuova scommessa condotta dai fratelli Barzanò sul tema “Franciacorta a forte predominanza di Pinot nero” è riuscito decisamente bene, e che il vino regge benissimo il confronto con i migliori Franciacorta rosé, anzi (Trento Brut Perlé Ferrari e Cuvée Imperiale Max Rosé Guido Berlucchi a parte) con il Gotha dei rosé metodo classico italiani.

Colore sangue di piccione, cerasuolo scarico - buccia di cipolla o meglio ancora cipria brillante e luminoso, perlage sottile e continuo, il vino mostra un naso molto elegante, sottile che richiama il mirtillo, il ribes ed il lampone, dolce, avvolgente di buona persistenza e personalità e si apre bene in bocca con una bella costruzione e ricchezza, con un gioco dolce/sapido vivo, secco e asciutto il giusto, con notevole vinosità, assai godibile per la bellissima freschezza ed un nerbo ben sostenuto ed un grande equilibrio d’assieme.
Aveva forse un invisibile buco, la bottiglia che mia moglie ed io ci siamo allegramente scolati nel giro di una cena e di un pranzo, oppure questo Franciacorta Rosé Pasrosé 2001 del Mosnel (in vendita a 16 euro + Iva, che diventano 30-35 euro sullo scaffale o sulle carte dei vini dei ristoranti), oppure si deve dire che questo vino, che si è fatto bere con somma piacevolezza, è semplicemente riuscito, già al primo tentativo, molto bene e ha pienamente centrato il bersaglio?





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