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STRADE DEL VINO del 01/07/2005

L’Isola d’Elba


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L’isola: con il suo profilo inconfondibile, di cetaceo spiaggiato, scavato da paranchi sui fianchi, così dietro l’angolo da dimenticarsene. E’ un tiro di schioppo, dall’operosa Piombino: e sei già a Portoferraio, crocevia di strade stradine. Solo fino a pochi anni fa tutti sapevano che all’Elba si faceva il vino, ed era questa bevanda spigolosa, verde, sbilenca nel gusto e poco caratterizzata negli aromi.Una tavolozza di colori nelle mani di un artista maldestro, nei livori dell’aleatico liquoroso: come ognun sa costruito in cantina con vini di provenienza forestiera.

La vite è in ogni angolo: cento piante dietro casa, mille sul declivio: guyot, ma anche alberelli e tirelle, ma anche pergole: prima della guerra anche mio nonno – agricolo di lambruschi che macchiavano il bicchiere – era stato chiamato a dare la sua consulenza, assieme a contadini di tutta italia, nella coltivazione dei vitigni autoctoni, ora affiancati da varietà internzazionali.
Ma per il ficcanaso vinicolo, la forza e la determinazione di alcune aziende gestite da veri appassionati oggi ha cancellato gli scialbi vini da quarto.

Inciamperete facilmente nell’Azienda Agricola “la Sapereta” – vicino porto azzurro. Districatevi dalle comitive di sassoni alla ricerca del loro ricordino (l’aleatico liquoroso, che non si può nemmeno più chiamare aleatico per non incorrere nei rigori del disciplinare) e fatevi trasportare nel viaggio nel tempo di questi vitigni di qui e solo qui.

Ottimo, varietale, netto, aromatico e gradevolmente fruttato l’Elba Bianco Le Stipe, di Capranico e Fermentino, a mio avviso il più riuscito degli Elba: facile da bere seppur sapido e rimarchevole, con i suoi 12,5°.Ben costruito anche l’Elba Rosso Riserva, Passato leggermente in legno di Sangiovese e Shiraz al 10% bevuto nella versione 2003 resta ancora un po’ spigoloso. Ha bisogno di tempo, ma questa è la natura del luogo.

Strepitoso l’Aleatico Passito: da uve aleatico in purezza, sovramature, passite sui graticci per molti giorni, per stillare un rosso dolcissimo, grasso, untuoso senza essere stucchevole, limpido di umori del frutto: da meditazione per rese bassissime (10 lt da 10 q.li).
Riuscitissimo anche il delicato intervento sul moscato passito, fors’anche più prezioso dell’Aleatico seppur meno caratteristico, pronto a guardare i Moscati più blasonati del sud come concorrenti.
Nota di merito per le coltivazioni biologiche e l’entusiasmo: in vigna e in cantina.

Altre piccole produzioni da Due Valli, Acquacalda, Acquabona, di cui si fa amare il corposo ansonica (13.5°) curioso e stimolante per i sentori non esplosivi ma netti, e il gusto davvero insolito. Esiste anche una versione dell’ansonica – altro vitigno dimenticato – dolce, da provare per completisti e curiosi.

Ma l’Elba non si arrende alla vite, e sorprende per l’intensità dei profumi dei suoi coltivi e delle sue selve: di qui la formidabile produzione di miele di Ballini, Cavo. Stappate un vasetto di Miele di corbezzolo, e non avrete bisogno di mezzi di trasporto per sentirvi sulle falde del monte calamita.





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