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STRADE DEL VINO del 03/06/2005  | Viaggio nel Collio |
 | Si fa presto a dire Collio: più difficile figurarselo come entità geografica. Terra meticcia, disegnata con mani incerte dalla storia tumultuosa di queste plagheun po’ di qua, un po’ di là, della linea di confine. Parlando con Edi Keber davanti ad un bicchiere fresco fresco – nel senso che era “imbottigliato ieri” – del suo sontuoso Tocai mi raccontava di questo confine che come una manica d’acqua sotto pressione si spostava anno dopo anno sgusciando tra i punti di riferimento.
“Vedi, il campanile? Io sono andato a scuola là, ma adesso è Slovenia. Cinquanta metri più in su – e il suo sguardo si perde in un orizzonte molto più lontano delle garitte di confine – c’è la Slovenia”. E mi racconta dei suoi pochi ettari, delle lingue che si parlano correntemente nella sua grande e bella casa, costruita attorno, sopra e dentro alla roccia di queste colline disegnate con un pennellino di martora, per come sono dolci e nette.
Mi dice, Vedi, io sto volentieri a parlare con chi viene a cercare il mio vino, e mi porta di sotto dove c’è una bellissima cantina scavata, con gli splendidi magnum di Collio Bianco, le bottiglie a riposare, e gli esperimenti del vino non filtrato. Guarda! Mi dice, e pam, una manata alla bottiglia per rimettere in sospensione l’ articolato. Vedi, diventa bello torbido, ma sai che sapore… io filtro, ma nessuno mi toglie dalla testa che il 30% del sapore mi rimane nel filtro…
Che dire. Respiro l’afrore muschioso della roccia e la socievolezza, per nulla costruita e strumentale di quest’uomo che non riesco a non invidiare: con i suoi sogni così terragni eppure così lievi: un po’ espressione poetica di questa terra è il suo Tocai, concreto e lieve nello stesso tempo. Non certo per PR perderà con me ben più di qualche minuto: me ne andrò con una paio di cartoni del suo vino e un bel magnum 2002 di Collio Bianco. Ma per quel gusto di condividere una vita che è una passione che è una vita.
Questo è quello che non mi aspettavo varcando le port di Cormòns: altrimenti vivo nella mia memoria solo come posto temibile di destino di naja. E invece appena passi il paese e il passo della subida ti trovi questo spettacolo di colline marcate ma delicatamente: sicuramente una tela ad olio, più che un gouache, dipinto con mano ferma e callosa da qualche paesaggista estemporaneo.
Le vigne pettinate all’insù, curate pianta per pianta, a disegnare un piano di scacchiera di una bellezza mite e potente: ma di quella potenza scarsamente ostentata che troveremo poi negli splendidi bianchi di cui caricare il bagagliaio: e sono porte sempre aperte: il lunedi di pasqua, all’ora di pranzo, tardi nel pomeriggio. Per questa “strada dei Vini” – le Amministrazioni, eh, che creatività! – che nervosamente saliscende e s’incurva curiosando in casa di tanti piccoli produttori.
Il grosso autotreno del Centro Mobile di Imbottigliamento occhieggia da quel cortile, e quel signore che, con uno sguardo febbrile dice che no, forse non è il caso che ci fermiamo oggi.: ma gentilmente e fermamente, senza lai di fatica e di stizza. Non mi aspettavo la cortesia esplosiva dei piccoli produttori che aprono la porta – e molte bottiglie - al signor nessuno sapendo di già che non sarà vendita di grande lucro, ma solo un altro appassionato che si porta via una zolla della loro terra, del loro cuore.
Li trovi tutti lungo la strada: mi fermerò dal citato Keber, Doro Polencic per il Sauvignon e il Pinot Grigio, da Drius, più giù in paese per il Pinot Bianco. E vagherò E vorrò assistere al piccolo miracolo della Cooperativa Produttori che riesce a lavorare in biologico e vendere sotto i 5euri bottiglie oneste: operaie, ma oneste: a Malvasia Istriana, Tocai versione Collio (ma fanno anche molto altro). E per soprammercato Cormòns, terra di caserme e di naja brutta, ti offre molto altro: il Giardinetto di Pozzolatti, con le sue invenzioni strepitose e la cantina ampia e curata (valgono il viaggio la zuppa di patate con astice, fegato grasso e salsiccia e il capretto con i fagioli) e Il cacciatore, inopinatamente chiuso in occasione del mio Petit Tour.
Di fronte però avanza nella ristorazione informale la Subida Piccola, come la chiamano qui: su tavoli di legno, deliziosi nei mezzogiorni di primavera, avrai bottiglie di estesa ricerca sul collio oltre ad una offerta ristretta ma valida di piatti del giorno. Rotolo con zucca ed erbe e coniglio spadellato con il cren: cucina di stretta osservanza, ma corretta e ben presentata, con un rapporto qualità prezzo decisamente invitante.
Guardandolo mentre s’allontana nello specchietto retrovisore, lo skyline vagolante delle colline del Collio è un canto di sirena. Unico pensiero pensabile ora, è quando tornare.
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