MondoMotori MondoMotori

HOME

SCRIVI

MAPPA

PUBBLICITÀ

WineReport
WrCLUB
 
 
WinenewsVino & Co.TravelFoodShoppingCuriositàWrClub
della settimana

VINO DELLA SETTIMANA

NEWS DELLA SETTIMANA

del mese

STRADE DEL VINO

L'OPINIONE

L'INTERVISTA

VINI ALL'INDICE

OBIETTIVO DOC

DICONO DI LUI

RITRATTI AZIENDALI

LA DEGUSTAZIONE

NOVITA' IN CANTINA

VINI DAL MONDO

LE TEMPS RETROUVE'

L'EVENTO

I LOCALI DEL VINO

LIBRI

COMUNICATI STAMPA



STRADE DEL VINO del 11/01/2005

Vini del salernitano: tra tradizione e rinnovamento


COMMENTA LA NOTIZIA
SUL FORUM

La provincia di Salerno si è rivelata, in questi ultimi anni, una terra quanto mai vivace dal punto di vista vitivinicolo portando sulla ribalta nazionale un numero crescente di giovanissimi produttori e di interessanti novità. L'area è piuttosto vasta e può essere suddivisa in due macrozone considerando come spartiacque la città di Salerno: la Costiera Amalfitana a nord ed il Cilento a sud. Un terza zona può essere identificata con la parte
più interna del Parco del Cilento: la Val Calore. La Costiera Amalfitana non ha bisogno, di certo, di presentazioni e lo stesso vale per la sua viticultura eroica. La parola autoctono qui assume forme e nomi del tutto particolari, unici ed originali, affascinanti che profumano di storia e di mare.
Vigneti estremi, di cui molti ettari ancora a piede franco, appaiono tra gli anfratti delle rocce, impiantati in verticale, con il vento che soffia, incessante, senza tregua (da cui il nome Terra Furoris). L'escursione termica è garantita ed assicura la produzione di uve di grande qualità.

A Furore Andrea Ferraioli con la moglie Marisa (Cuomo) conduce l'azienda nata dalla disputa legale consumata al tribunale di Napoli negli anni Trenta per la conquista della dicitura Gran Furor Divina Costiera. La cantina si è rapidamente imposta all'attenzione degli addetti al settore con alcune selezioni particolari tra cui spicca il Fior d’uva, bianco fermentato in legno ottenuto dai vitigni fenile e ginestra. Un vino dal glorioso passato ma che nelle ultime versioni è apparso piuttosto appannato e sottotono. Idem dicasi per il Furore rosso riserva, da uve Piedirosso e Aglianico, di cui l'ultima annata da me assaggiata, la 2000, mi ha lasciato molto più che perplesso.

Furore è solo una delle tre sottozone della doc Costa d’Amalfi, per l'esattezza la più recente delle tre. Le altre due sono Ravello e Tramonti. Si tratta dei tre comuni da sempre vocati alla viticoltura. Ed è a Ravello che ci spostiamo per incontrare tre aziende storiche della zona. Episcopio è l’azienda della famiglia Palumbo che possiede anche l'Hotel omonimo annesso alla cantina. La storia commerciale del vino di Episcopio è indissolubilmente legata a quella del suo albergo. Sono stati infatti i turisti per primi, con i loro apprezzamento(ed ordini...), a spronare i Palumbo a incrementare e migliorare sempre più l'offerta.

Episcopio ottiene il suo rosso da uve Piedirosso e serpentaria, un rosso corposo, spigoloso, ricco di tannino e acidità che lo rendono in grado di sfidare il tempo. Mentre dalla vigna di San Lorenzo nasce un cru bianco da uve ginestrella, san Nicola, pepella, biancotenera, biancozita (che nomi ragazzi, tutto un programma!). E sempre a Ravello fu l’azienda Caruso a lanciare anni negli anni sessanta la versione rosata, che ben presto divenne un must da servire agli ospiti dei grandi alberghi della costiera. Un vino che, oggi, lo stesso Episcopio ed anche altri produttori della zona continuano a produrre nonostante appartenga ad una tipologia che fino all'altro ieri (prima che giornalisti come il direttore di questo wine-web-magazine, per intenderci, ne riprendessero a parlare e restituire dignità) è stata considerata poco appetibile e trendy (si dice così ?!).

Anche la produzione delle altre due aziende operanti (è il caso dire gomito a gomito vista la collocazione fisica delle due cantine) a Ravello, cioè la Andreina Sammarco e la Ettore Sammarco, si divide tra bianchi, rossi e rosati. La prima produce Giardino di Kingsor un vino ottenuto da uve biancolella e falanghina mentre la seconda oltre al Ravello bianco Vigna Grotta Piana da uva biancotenera, ginestrella e falanghina, produce un interessante Ravello Rosso, il Selva delle Monache, da Aglianico, Piedirosso e sciascinoso.

Proseguendo verso il valico di Chiunzi entriamo nella Costiera contadina meno toccata (e trasformata) dai flussi turistici. Siamo a Tramonti nella terza ed ultima sottozona della doc Costa d’Amalfi. Qui si pratica una viticultura centenaria. Tutto è rimasto come un tempo. La vite si arrampica tra i ripidi pendii. Siamo nel regno di Giuseppe Apicella che continua la tradizione di famiglia, lavorando all'ombra dele pergole, dapprima per produrre sfuso e poi, verso la fine degli anni settanta, iniziando ad imbottigliatore con una propria etichetta. Da qualche anno Apicella è stato affiancato da un altro piccolo produttore, Luigi Reale, che nei suoi due ettari di proprietà sta cercando di migliorare la produzione di un vino da alcune varietà autoctone in via di estinzione. Il vino è, per il momento, quasi interamente destinato ai clienti della sua locanda nell’antica frazione di Gete.

Siamo dunque giunti al valico di Chiunzi di lì è possibile rientrare in autostrada e proseguire, oltrepassando la città di Salerno, verso Battipaglia. Qui si lascia nuovamente l'autostrada e ci si riavvicina alla costa per entrare nel Cilento e penetrare, poi, più verso l'interno nella Valle del Calore. Una terra devastata dalla vecchia politica a sostegno degli espianti che spingeva i contadini a reimpiantare Trebbiano, Malvasia, Montepulciano, Barbera e Sangiovese allo scopo di assicurarsi la quantità, quello che allora chiedeva il mercato. Oggi si parla, invece, di Fiano e non solo. Da qualche anno numerosi produttori cilentani hanno valorizzato questo vitigno a bacca bianca vinificandolo in purezza e raggiungendo ragguardevoli risultati. I prezzi decisamente più bassi hanno permesso di affermarsi nei primi tempi e si sono, fortunatamente, mantenuti tali, fatto salve le solite eccezioni, anche dopo l'arrivo di successi e riconoscimenti.

Bruno De Consiliis e Luigi Maffini nonostante producano anche altre etichette ben più importanti (e costose) non hanno mai snobbato i loro prodotti più accessibili cioè il Vigna Perella ed il Kratos (l'ultima versione è, secondo me, il Fiano cilentano più buono prodotto nella difficile annata 2003) e continuano a dedicare anche a questi prodotti meno pretenziosi il massimo delle cure e delle attenzioni. Al Fiano fa da contraltare l'Aglianico per produrre vini di qualità anche a bacca rossa. Così il Cilento Aglianico ed il Kleos degli stessi due produttori rappre sentano la degna controparte rossa (anche nei prezzi) ai due Fiano sopra citati. Anche in questo caso mi piace poter parlare di una qualità che diventa accessibile a tutti. Il Parco naturale del Cilento ha, ormai, da diverso tempo scoperto un altro protagonista di valore, l'azienda Rotolo di Rutino, che ha forse l'unico svantaggio di non aver mai potuto godere di una buona visibilità mediatica.

Il Fiano Valentina e l'Aglianico Respiro dimostrano una notevole perizia tecnica e una grande voglia di sperimentare da parte del giovanissimo Alfonso Rotolo. Molto interessante l’uso dei legni, sia sul bianco che sul rosso, che non risulta mai prevaricante nè invadente. Sui cinque ettari di proprietà e due in affitto la tradizione si sposa con la ricerca di una moderata modernità. Ci sono poi le realtà emergenti che cercano con sforzi
notevoli e tra mille difficoltà di uscire dall'anonimato. Tra questi sicuramente le Cantine Montepugliano (tre giovanissimi ragazzi) che sia con i prodotti di punta, Sanacore(Aglianico) ed Aurum (Fiano), sia con quelli di base, Cruccio rosso e Nebula bianco, hanno deciso, per farsi conoscere, di affrontare il mercato con una politica di prezzi molto aggressiva. Da un'antica vigna ha, poi, preso vita propria il progetto Luna Rossa Combination-wine. Io stesso nel recensire il vino ho storto il naso di fronte al nome e all'uvaggio, Aglianico e Merlot, rischiando di farmi condizionare negativamente ed, invece, all'assaggio mi sono ricreduto.

Del resto sull’altro versante della collina proprio il Merlot ed il Cabernet Sauvignon hanno fatto la fortuna del Montevetrano di Silvia Imparato e Riccardo Cotarella, anche se, ultimamente, offuscato dal progressivo aumento di produzione (che però, chissà perchè, non ha coinciso con una diminuzione dei prezzi al consumatore). Sono sicuro di aver dimenticato molte altre aziende, alcune dalle dimensioni importanti come la Coop. Val Calore, che reclamano un loro meritato spazio eppure anche alla luce degli ultimissimi assaggi preferisco la cautela e fermarmi qui per darvi appuntamento quanto prima ad ulteriori aggiornamenti e novità!.

Campania Felix a tutti !
Fabio Cimmino
fcimmino@winereport.com





Auto usate