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STRADE DEL VINO del 22/09/2004

La Strada del Vino della Valle d’Aosta

di Jole Piscolla


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SUL FORUM

Grazie ad un accordo con l’Associazione Nazionale Città del Vino, che ringrazio per la disponibilità, a partire da questa uscita WineReport ospiterà in questa sezione alcuni capitoli del bel libro Le Strade del Vino e dei Sapori (440 pagg. 14 euro) edito da Ci.Vin. e curato, impeccabilmente, da Iole Piscolla, autrice di tutti i testi.
Grazie a questa collaborazione i lettori di WineReport potranno così più agevolmente conoscere le numerose Strade del Vino, riferito a denominazioni note e meno note, presenti dalla Valle d’Aosta (regione con la quale iniziamo il nostro itinerario) alla Sicilia.
Buona lettura e buon viaggio !
f.z.

La Strada del Vino della Valle d’Aosta

Sulla strada che va da Pont-Saint- Martin a Courmayeur il paesaggio rurale è puntellato dai robusti e caratteristici tetti in “losa”, i dettagli dell’architettura rurale valdostana indispensabili ad affrontare le nevicate intermittenti e improvvise che cadono sul fondo valle, e le costanti innevature che salgono in quota. In realtà l’architettura rurale valdostana ha un aspetto quasi vivente; è evolutiva per sua stessa natura, si adatta nel corso dei secoli alle mutevoli necessità delle famiglie della Vallé.

Ogni epoca, ogni evoluzione delle abitudini e del costume danno origine a modi di vita differenti. I villaggi di oggi, costituiti da vari corpi risalenti ad epoche diverse, sono testimoni viventi della storia locale, della crescita della società rurale in relazione alla grande protagonista di questi luoghi, la montagna circostante, che con la sua posizione interna al settore Nord-occidentale delle Alpi, coronata dalle cime più elevate d’Europa, attribuisce alla Valle d’Aosta un carattere di terra assai nascosta.

Il sole delle Alpi occidentali riflette la luce del Monte Bianco laddove nasce il Morgex de la Salle. Il vitigno più alto d’Europa partorisce questo vino fruttato a 1200 metri d’altezza, raggiungendo la sua massima elevazione. Mentre più di 20 vette superano i 4000 m di altitudine, conquistando l’appellativo di “Tetto d’Europa” (in simbiosi con le altezze himalayane), vitigni antichissimi strappati alla roccia sono mantenuti a coltura da pochi, attenti viticoltori, con una meticolosa e tenace azione di salvaguardia delle proprie tradizioni. Sono spesso piccolissimi segmenti in pendenza, terrazzamenti secolari dai forti dislivelli, smorzati grazie a muri alti anche quattro metri, con l’obiettivo di utilizzare la superficie in cui disporre i pergolati impalcati a legno o a pietra monolitica.

In Valdigne il Priè, caratteristico della sola zona di Morgex de la Salle, caratterizzato da una buona resistenza alle gelate invernali e da una maturazione particolarmente precoce, è coltivato grazie a questi pergolati, tenuti tutt’oggi al di sotto dei 120 centimetri. Ma è solo uno dei principali e caratteristici vitigni autoctoni della Vallé.
Sei sono le qualità rosse più diffuse. Il Petite Rouge, tipico della media valle, è fra i vitigni attualmente più coltivati. Il Vien de Nus, che vanta un notevole adattamento ambientale, è caratteristico dell’omonimo comune. Il Ner d’Ala è diffuso in bassa valle e conosciuto come Vernassa, il Mayolet si trova tra Aosta e Avise, e poi c’è il Cornalin (o Corniola) il cui areale si estende da Arnad a Arvier, e il Fumin, erroneamente assimilato alla Freisa, da cui si ricava il Vallée d’Aoste Doc Fumin.

Questi vitigni, insieme ad altre più rare varietà, svolgono l’importante funzione di tutela dal pericolo di frane, erosioni e smottamenti del terreno. E danno vita a sette Sottodenominazioni di area per l’unica Doc regionale (Vallée d’Aoste): il Blanc de Morgex et de la Salle, l’Enfer d’Arvier, il Torrette, il Nus, il Chambave, l’Arnad-Montjovet e il Donnas, e nove di vitigno: Chardonnay, Muller Thurgau, Petite Arvine, Pinot Gris, Fumin, Gamay, Petit Rouge, Pinot Noir e Premetta. Coltura eroica e frammentazione della proprietà terriera sono ancora oggi le
principali caratteristiche di una viticoltura unica come questa. La parcellizzazione del territorio vitato è il risultato di passaggi ereditari che da sempre mantengono lo status di appezzamenti inferiori all’ettaro. E la lavorazione, ancora tutta manuale, impone la rinuncia alla meccanizzazione che è dovuta alla limitata estensione e giacitura dei terreni.

Secondo l’enologo Gianluca Tellori assistiamo in valle ad un fenomeno unico in Italia, per il quale i “vitigni autoctoni rimangono un punto di forza della viticoltura valdostana, non solo per l’indiscutibile impatto visivo, ma soprattutto perché si confermano come fattore evocativo
del territorio, in linea con la filosofia che appartiene ai valdostani e che vuole la viticoltura espressione della storia, delle tradizioni, della fatica secolare con cui sono stati costruiti e mantenuti nel tempo questi spazi vitati”.

Oggi il difficile lavoro dei viticoltori viene premiato dalle Cantine Cooperative, nate negli anni Ottanta per qualificare il processo produttivo rispetto alla commercializzazione diretta del vino sfuso ma soprattutto rispetto ad una produzione motivata solo dall’autoconsumo, nonché dall’attenta e costante opera dei piccoli produttori (cui si deve l’apertura del vino valdostano all’export e alla sua recente diffusione oltre i confini nazionali) associati nella omonima Viticulteurs Encaveurs Vallée d’Aoste. Questa filosofia produttiva, imperniata intorno alla qualità del prodotto finale, si definisce sempre più come progettualità per lo sviluppo della viticoltura valdostana in relazione alla capacità dell’offerta ricettiva, caratterizzata anch’essa rigorosamente da standard di qualità.

Il turismo che ha caratterizzato gli anni Ottanta rimane così un ricordo del passato, legato a flussi prevalentemente di massa; oggi va crescendo anche in questa piccola regione l’attenzione per una nuova e interessante capacità turistica, quella dell’enoturismo, degli amanti del vino e della gastronomia tipica, nonché delle tradizioni legate alla storia e alla cultura locale. Già quindici anni or sono, in tempi ancora non sospetti per gli addetti ai lavori, veniva proposta, con iniziative e corrispondente segnaletica dislocata sui luoghi delle Sottodenominazioni, la Route des Vins.

Si trattava di un primo progetto enoturistico, assai ben riuscito, grazie al quale erano stati messi in rete gli operatori del settore vitivinicolo con quelli della ristorazione, e grazie al quale era stata prodotta una cartellonistica ben dislocata sul territorio, un marchio identificativo con denominazione rigorosamente in francese, un’idea di itinerario, ovvero un unico percorso rappresentativo dell’intera regione, unico e inconfondibile, da arricchire con itinerari tematici dedicati ai singoli prodotti, percorrenze in grado di raggiungere i magazzini di stagionatura della fontina, i laboratori artigiani, il complesso dei luoghi di produzione, trasformazione e vendita del prodotto tipico certificato.

Obiettivo del nuovo progetto di itinerario enoturistico, denominato sempre Route des Vins, riguarda la promozione del territorio e dei siti celebri, in particolare la valorizzazione della sentieristica minore, la sentieristica romana, che unisce le località indipendentemente dalle arterie principali e secondarie e che collega trasversalmente le aree di fondo valle da sempre vocate alla produzione vitivinicola: Donnas, Chambave, Arnad, Aosta, Aymavilles, Arvier, Morgex.

La filiera turistica e vitivinicola dell’itinerario principale si snoda invece lungo tutta la valle. I vigneti si inerpicano sulle pendici che corrono da Pont-Saint-Martin a Morgex, collocati in prevalenza sulla sinistra orografica della Dora Baltea, la “sponda” più soleggiata. La pendenza dei terreni fa sì che la viticoltura comporti estrema fatica e sia un’attività circoscritta. Ma puntando proprio sulla vocazionalità e la specificità del vino legata al territorio ne è scaturita una produzione qualitativamente rinomata, seppur modesta in termini quantitativi: 47 mila quintali di uva per poco più di un milione di bottiglie di vino.

L’itinerario interessato dalla Route des Vins prevede al suo interno percorsi di collegamento con le aree di produzione dei prodotti tipici Dop e Igp – Fontina, Vallée d’Aoste Fromadzo, Vallée d’Aote Jambon de Bosses e Vallée d’Aoste Lard d’Arnad – e dei prodotti agroalimentari tradizionali integrati con le attività di ricezione turistica e di ospitalità dei territori del vino. La fontina d’alpeggio, dal sapore delicato e non paragonabile alle equivalenti versioni da supermarket, rimane il prodotto per antonomasia dell’agricoltura valdostana, ed elemento base della gastronomia locale. Si dice infatti non a torto che ogni valdostano concluda il pasto con un assaggio di fontina.

Prezioso ingrediente della cucina locale, è riconosciuta dal 1955 con la denominazione di origine protetta e viene garantita contro le imitazioni attraverso l’attività del Consorzio Produttori, ente di tutela del marchio e della qualità di questo unico e inimitabile formaggio d’alpeggio. La pratica dell’allevamento obbedisce alla transumanza, per la quale le mandrie si spostano dalla cascina di fondovalle all’alpeggio. E se il fondovalle viene utilizzato durante l’inverno, verso metà maggio si effettua la salita al mayen, la caratteristica cascina di media montagna dove il bestiame è in pascolo libero. A giugno le mandrie salgono poi sui pascoli degli alpeggi più alti che si estendono al di sopra del limite delle foreste.

Il luogo ideale per l’alimentazione delle mucche autoctone (pezzata rossa e pezzata nera), dalle quali si ricava il prelibato latte. Questo, appena munto, viene trasformato evitando la pastorizzazione e i lunghi trasporti, secondo una procedura rimasta tuttora artigianale. Le forme (di nove chili cadauna) vengono riposte in grotte umide e fresche, dove stagionano per un minimo di tre mesi. Fra i magazzini di stagionatura della fontina della Valle del Gran San Bernardo (a circa 1600 metri d’altezza) vi sono i laboratori dello Jambon de Bosses, il prosciutto crudo speziato con erbe di montagna, prodotto nella omonima località di Saint-Rhémy-en-Bosses. Mentre l’altro prodotto certificato dalla Comunità europea, il Lard d’Arnad, è trasformato da sempre nella omonima località di bassa valle; nel primo inventario del Castello di Arnad, si riscontrano (e siamo nel lontano 1763) indicazioni della presenza di quattro doils all’interno della cucina.

Consorzio Produttori Fontina
11100 Aosta – Corso Battaglione Aosta 27
tel. 016544091
Cooperativa Produttori Latte e Fontina
11020 Aosta Saint-Christophe – Loc. Croix
Noire 10 – tel. 016535714
Centro Visitatori Valpelline
11010 Valpelline Fraz. Frissoniere
te. 016573309
Visite guidate su prenotazione
Prosciuttificio e stabilimento di stagionatura del Jambon de Bosses
Borgo di Saint-Rhémy – Aosta
Salumificio Arnad Le Vieux
11020 Arnad – Loc. Arnad de Vieux 43
tel. 0125966127

Architettura rurale
E’ stato più volte detto che l’architettura rurale valdostana è di tipo evolutivo, nel senso che ha seguito nel corso dei secoli vari cambiamenti determinati dall’evolversi dei costumi e delle abitudini della vita contadina. Da una generazione all’altra le case sono state adattate alle esigenze dei nuclei familiari, e solo in pochi casi sono state sostituite.
Grazie ai robusti e pesanti tetti in “losa” l’ambiente si integra perfettamente con le esigenze della vita domestica dei villaggi disseminati sulle pendici. La casa, articolata in più corpi, viene ad essere il documento storico dell’inquilino che la abita, in grado di fornire notizie sia sulla vita dei suoi costruttori, sia su quella dei suoi abitanti.

Spesso, infatti, gli abitanti hanno firmato le loro “opere domestiche” incidendo simboli, testi e iscrizioni, come abitualmente si scorge nelle abitazioni della Valle di Gressoney, nei punti limite tra l’esterno e l’interno dei domicili, a cavallo tra la trave maestra, le pietre angolari, le architravi. Sono suggestive le abitazioni, fatte di pietra e legno e denominate in vario modo a seconda delle località, che sono ancora ben visibili a Cogne, in Valtournenche, in Val d’Ayas.

Enoteca ad forum
L’Assessorato all’Agricoltura della Regione Autonoma Valle d’Aosta sta predisponendo nel Castello di Aymavilles, comune che ospita una delle principali Cantine Cooperative della Valle, la Cave des Onze Communes, la sede dell’Enoteca regionale. Attualmente questa ha provvisoria ubicazione nella caratteristica Enoteca Ad Forum, ad Aosta, in piazza della Cattedrale, nel cuore del centro storico; un tempo luogo del Foro romano. Oggi colonne, archi e pavimentazione sono lì a ricordarlo. L’Enoteca è anche wine caffè ed è sede, nel corso dell’anno, di appuntamenti culturali e incontri a tema.

Jole Piscolla





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