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STRADE DEL VINO del 16/03/2004

I vini dei colli morenici dell’Alto Mantovano


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A pochi chilometri dalle famose località turistiche e dalle spiagge del lago di Garda, ma anche dall’intasatissima autostrada dove lunghe file di automobili s’inseguono nella pazza corsa allo stress quotidiano, si possono trovare un paesaggio ridente ed una sfilza di piccoli paesini che sono la meta di numerosi cicloturisti che percorrono le suggestive rive del fiume Mincio verso Mantova e le verdeggianti colline del territorio del parco del Mincio. Moltissime le stradine che portano a corti o cascine rurali di una suggestiva bellezza, a partire magari dal poderoso ponte romano appena sotto Valeggio. Anche la pesca sul fiume può spingervi in questa zona ricca di storia e di bellezze naturali per il momento ancora incontaminata, un’oasi immersa nel verde dove la vita segue il ritmo della natura ed il respiro della Storia.

La posizione delle colline moreniche mantovane del Garda, al confine fra Mantova, Brescia e Verona, ha sempre conferito a questo piacevole territorio una grande importanza dal punto di vista strategico. Nel periodo medioevale si misurarono in sanguinose battaglie Goti, Longobardi, Franchi, Lanzichenecchi, Magiari e in seguito Zuavi, Spagnoli, Austriaci, Francesi e Piemontesi. Questa comunità contadina, ma pugnace e orgogliosa, fu dominio di conti bavaresi e poi scaligeri, infine della serenissima repubblica di Venezia, fino ad assumere un grande rilievo storico e politico nel periodo risorgimentale, rientrando nell’area del cosiddetto Quadrilatero difensivo di Villafranca che fu teatro delle sfortune e delle fortune degli eserciti dei Savoia.

Questo pacifico saliscendi di strade a volte tortuose ed immerse nella pace dei campi è al centro dell’anfiteatro morenico del Garda ed è ancora ricco di castelli di origine duecentesca con torri e bastioni. A Monzambano c’è un laghetto a forma di cuore, uno degli ultimi rimasti nell’area collinare mantovana. Formatosi all’interno di una conca alla fine dell’ultima glaciazione, era originariamente molto più grande e si è poi ridotto sia per cause naturali, sia per l’intervento dell’uomo, che lo ha regolato artificialmente. È circondato da una zona torbosa e sulle sue rive sorge un bosco di ontani, ma è interessante anche sotto il profilo archeologico, da quando sono venute alla luce le strutture lignee dell’età del bronzo ed altre importanti testimonianze dell’epoca romana.

Oggi questa piccola area è di proprietà privata, anche se tutelata e gestita dal Consorzio del Parco del Mincio, quindi non accessibile al pubblico, ma si può visitare per esempio il borgo medioevale di Castellaro Lagusello, particolarmente suggestivo e molto ben conservato, sorto su un’altura e circondato da cinte murarie con merlatura guelfa, con il palazzo dei marchesi Tacoli, (adottato come quartier generale da Napoleone) ed altre interessanti costruzioni fra le quali una chiesa barocca ed un’abitazione del ‘200.
Nel territorio di Volta Mantovana si trovano due residenze patrizie, residenze dei Gonzaga: palazzo Cavriani, nella parte alta dell’abitato, circondato da un bel giardino all’italiana (attualmente sede comunale, solo il giardino è visitabile) e villa Venier. Notevole anche la parrocchiale di Santa Maria Maddalena del XVII secolo, in posizione panoramica. Tra Ponte sul Mincio e Volta Mantovana è facile imbattersi negli uccelli migratori, come l’airone cenerino e l’airone rosso, la garzetta, la nitticora e il tarabusino, ma vi sono anche il germano reale, la moretta, la marzaiola, il mestolone ed il martin pescatore. Ovviamente tutte le attività umane sono state mirate al tradizionale lavoro agricolo.

Il lavoro dei vivaisti, legato alla coltivazione della vite, ma anche l’allevamento dei bachi da seta erano le risorse principali, senza dimenticare la presenza di una vecchia filanda in un castello, dove presso il mulino vecchio di Monzambano avveniva la “sernita delle galete”, e la scuola di taglio e cucito Singer. Nel corso del tempo si sono susseguite diverse trasformazioni economiche, visto lo stato di benessere che attualmente caratterizza gran parte della popolazione. Se fino a qualche decennio fa le risorse poggiavano esclusivamente sull’agricoltura condotta con mezzi modesti su terreni aridi e sassosi, ora le richieste del mercato impongono un nuovo tipo di meccanizzazione e di specializzazione. Non a caso il prodotto principale è costituito attualmente dai vigneti che danno un ottimo vino, anche se va facendosi strada la coltivazione degli ulivi.

Ponti sul Mincio, paese di origini medioevali adagiato ai piedi del castello scaligero che si conforma alle condizioni del terreno su cui sorge, è inserito in un ambiente ricco di verde e di tranquillità e offre agli amanti della natura degli straordinari percorsi e scorci medioevali. La cinta muraria è costituita da ciottoli di fiume, con merli a capanna e camminamenti di sponda sporgenti su mensole di mattoni in parte crollate e con le torri. La vegetazione è composta di boschetti formati da carpino nero e roverella e nel sottobosco crescono pungitopo, coronilla, biancospino, evonimo. In primavera si possono ammirare i colori degli anemoni, dell’epatica, della pervinca e del rarissimo giglio rosso. Il Mincio, che uscendo dal lago di Garda lambisce ed attraversa il territorio e regala al visitatore ambienti di singolare valore suggestivo, fa da splendida cornice a queste bellezze. Il resto del territorio è costituito da bassi cordoni collinari (al massimo 150 metri di altezza) che formano dei semicerchi concentrici disposti a conca verso il Garda, inframezzati da avvallamenti a volte paludosi e torbosi, residui dell’antico ghiacciaio.

Sul Monte Casale si svolse l’ultima battaglia combattuta sul suolo italiano della seconda guerra mondiale e gli amanti della mountain bike trovano numerosi percorsi sterrati che salgono verso le colline circostanti. Una zona così bella non poteva che essere caratterizzata dalla produzione di uve pregiate, festeggiate la terza domenica di settembre con la Festa dell’Uva a Castellaro Lagusello, preceduta da giorni di kermesse. Lievi declivi e piccole vallette conferiscono al paesaggio un andamento ondulato e dolce. La conformazione geografica, il clima mite e ventilato per l’influenza del lago, la natura dei terreni morenici e argillosi formano un ambiente ideale per la vite. La lunga tradizione enologica della zona, ora cresciuta a grande qualità, si è avvantaggiata anche dalla vicinanza di vitivinicolture di pregio come quella bresciana e quella veronese. Un mutuo scambio di conoscenze, di tecniche, di vitigni ha elevato la qualità dei vini, specie dopo l’opera di rinnovamento seguita alla strage operata dalla fillossera a partire dalla fine dell’800.

Oggi più di mille ettari di vigneto specializzato coprono la zona collinare compresa nei territori dei comuni di Ponti sul Mincio, Monzambano, Volta Mantovana, Cavriana, Solferino e Castiglione delle Stiviere, distribuiti fra le due DOC che qui s’incrociano: Garda Colli Mantovani, riconosciuta nel 1976 e modificata nel 1997, e Garda, riconosciuta nel 1996. I vini mantovani vantano una storia di 25 secoli: le testimonianze sono venute dagli scavi archeologici nelle colline moreniche, quando i ricercatori hanno portato alla luce una ciotola di vinaccioli risalenti al Neolitico delle palafitte. Anche se possono derivare da una vite selvatica, quella vinifera arrivò comunque con gli Etruschi e con la loro civiltà rispettosa della qualità della vita, a tavola e in cantina.

Nell’elenco di alcune fra le più note cantine della zona che vi allego ce n’è una che mi è rimasta in particolare nel cuore, perchè per arrivarci non è facile, sta in una valle dove milioni di anni fa scorreva un fiume e occorre fermarsi, sulla strada tra Volta e Monzambano, all’altezza della Mantovani Macchine, una moderna ditta che vende attrezzi e macchine per falegnameria, regno del signor Auro, un romagnolo svezzato a Lambrusco di Sorbara e che qui ha trovato un angolo di paradiso. Bisogna svoltare proprio all’angolo della sua ditta e dopo un tiro di schioppo, proprio nel punto più basso dell’antico letto del fiume che non c’è più, a sinistra risalire la stradina per l’azienda agricola Reale, aperta al pubblico tutto l’anno dal lunedì alla domenica dalle 8.00 alle 12.00 e dalle 14.00 alle 18.30. Per le visite, adatte anche ai portatori di handicap e che possono essere commentate anche in lingua tedesca e inglese, è gradita la prenotazione per telefono e fax (0376.83409). Si possono degustare i vini dell’azienda sia gratuitamente, sia a pagamento (con uno spuntino a base di prodotti tipici, salame e grana), nonché acquistarli direttamente, non come a Barolo e Barbaresco, dove molti ti rimandano in enoteca. È prevista l’accoglienza di gruppi fino a 150 persone previa prenotazione.

All’interno della proprietà è possibile parcheggiare sia automobili che pullman ed il giardino è accessibile al pubblico. L’albero genealogico dei Boselli, i titolari, ha radici profondissime: i Boselli producevano vino già ai tempi della Beata Paola Montaldi, clarissa vissuta dal 1442 al 1514. È Gianni Boselli, con la moglie Graziella, a continuare con nuove energie l’attività di papà Luciano, di zio Mario e di nonno Paolo, mentre il futuro è rappresentato da Massimo ed Emanuela, largo ai giovani, ma con giudizio.
I vigneti della cantina Reale sono adiacenti alla sede aziendale ad un’altitudine di 90-100 metri s.l.m.; il terreno di tipo morenico è particolarmente indicato per la coltivazione della vite, perchè questo tipo di terreno è composto da scheletro (sassi) e da sostanze di minor dimensione (sabbia, limo e argilla) che permettono di avere un substrato molto arieggiato e permeabile, favorendo appunto la coltivazione della vite. I vigneti, di età variabile, sono in continuo rinnovamento al fine di ottenere varietà sempre più idonee ed una migliore qualità dei vini. Tra i vari sistemi di allevamento, la cantina Reale adotta il Guyot, il cordone speronato e il doppio capovolto, i quali permettono di tenere la pianta vicino a terra, grappoli ben distribuiti e suddivisi, ben arieggiati e poche gemme per ceppo, quindi uva di grande qualità. Da anni l’azienda applica sistemi agronomici particolari per migliorare sempre più la qualità.

La difesa contro gli insetti, i parassiti ed i funghi viene effettuata dopo aver compiuto monitoraggi (es. trap-test, capannina meteorologica, nidi artificiali per uccelli insettivori, ecc…), avendo quindi la possibilità di trattare artificialmente le piante solo in caso di necessità e per insetti specifici, salvaguardando quelli utili, con il risultato di ridurre i prodotti chimici nell’ambiente e nell’uva. Sugli otto ettari di vigna, tutta situata nel Parco del Mincio, si pratica la lotta guidata-integrata, regolamento CEE 2078/92. L’antica tradizione e la moderna tecnologia, unite ad anni di sperimentazione, permettono di ottenere basse rese di uva per ettaro e vini di ottima qualità. Il 60% della produzione viene commercializzato in bottiglia, in parte affinato in legno. Oltre al frizzante Voltese ed allo Spumante brut metodo classico, si producono i bianchi DOC Garda Colli Mantovani nelle tipologie Bianco, Sauvignon, Chardonnay ed il Mantopass, da uve vendemmiate molto tardivamente, circa due mesi dopo le altre. Un rosato, il Chiaretto DOC Garda Colli Mantovani e tanti vini rossi per tutti i gusti: i DOC Garda Colli Mantovani nelle tipologie Rubino, Merlot, Cabernet, Cabernet Riserva e Rosso Reale Riserva, i vini Igt Alto Mincio Pinot nero e Novello, infine il Rosso del Ciano, da vendemmia tardiva. Da non dimenticare la grappa di produzione propria, una vera regina di cuori.

Come in tutti i mazzi di carte che si rispettino, ci sono anche le picche e mi riferisco ad alcuni vini fatti un po’ per esperimento e legittima curiosità del produttore e un po’ per tacitare il popolino (che è pur sempre il pubblico pagante) che li reclama a gran voce, vini che se non sanno di legno fin dentro i mutandoni va da sè che sembran nudi. Mi riferisco a una seconda versione, per fortuna a tiratura limitata, di Chardonnay e di Pinot Nero ed al Rosso dei Barcoli, un sangiovese. Encomiabile in questo caso la chiarezza, tutta mantovana purosangue, espressa a caratteri cubitali proprio sull’etichetta, e non in piccolo sul retro, dalla scritta: affinato in legno. Della serie: sbatti il mostro in prima pagina... Chi li vuole se li piglia, per i dopati dal succo di legno son fatti anche benino, ma che non si confondano per favore con il meglio della produzione, che rimane l’altra, quella di vini sinceri, generosi, ruspanti, in piena concordia con la tradizione del luogo e tanto wonderful per gl’inglesi e friccicorini per i romani.

Io ho appeso ormai la bicicletta al chiodo, non sono certo come “lupo” Mascheroni che a settant’anni bell’e suonati con quattro pedalate mi dava ancora la birra sul tetto brianzolo e spariva in un baleno (per collaudare i freni nuovi, diceva), ma faccio appello a tutti i cicloamatori perchè facciano un salto da queste parti. E agli enoturisti rivolgo l’invito a cogliere l’occasione per una bella gita, visitando anche le altre cantine ed i bei posti di questo sereno territorio del Parco del Mincio, informandosi bene. Info Monzambano 0376.328253 e 0376.893160. Parco del Mincio 0376.22831. Vecchio Mulino di Cavriana 0376.82259. Museo Archeologico Villa Mirra 0376.826038 e fax 0376.806330. Museo risorgimentale 0376.88104. Noleggio spider d’epoca con assistenza 24 ore 338.9785124, 338.3369684 e fax 0376.478678.

Si può mangiare in tante piccole trattorie sparse fra i colli sulla strada da Volta a Monzambano, ottimamente rifornite di vini come la trattoria “C’era una volta” (0376.838102) o la Villa Conti Cipolla (0376.809730) entrambe nei paraggi delle cantine Reale, ma anche nei dintorni, per esempio alla locanda delle Grazie in via del santuario a Grazie di Curtatone (0376.348038) o all’Hostaria del Mincio in via Francesca a Rodigo (0376.653291). Molti sono gli agriturismi dove ci si può sia ristorare che pernottare, come l’azienda agricola e cantina Cà Roma (0376.604450) o come l’azienda agricola Corte Onida (0376.838137), entrambe a Volta, oppure gli agriturismi Lupo Bianco (0376.800128) e Trebisonda (0376.809381) a Monzambano. Una nota è d’obbligo: la cucina mantovana è un mito, sarà arduo scegliere dove pranzare e cosa ordinare, fra i salumi appetitosi, i tortelli di zucca, gli agnolini asciutti o in brodo, i risotti, il luccio in salsa, i gamberetti d’acqua dolce, lo stracotto di somarino, un avvincente romanzo da scoprire a puntate.

Alcuni tra i produttori più noti:
Azienda Agricola Reale, via Volta-Monzambano 34, Volta Mantovana
Azienda Agricola Cà Roma, con camere, via dei Colli sud 5/c, Volta Mantovana
Azienda Agricola Ricchi f.lli Stefanoni, via Festoni 13/D, Monzambano
Azienda Agricola La Prendina, loc. La Prendina, Monzambano
Azienda Agricola Colombara, via Ortaglia 18, Monzambano
Azienda Agricola Dondino, strada Cavallara 2, Cavriana
Azienda Agricola La Fornace, strada Cavallara 16/B, Cavriana
Azienda Agricola Pezzini, via Georgiche 7, Cavriana
Azienda Agricola Bertagna, via Madonna della Porta 14, Cavriana
Azienda Agricola Cobelli, via Madonna della Porta 12, Cavriana
Azienda Agricola Primavera, via Volta 2, Cavriana
Azienda Agricola La Montina, via Monzambano 51, Ponti sul Mincio
Cantina Colli Morenici, via Monzambano 45, Ponti sul Mincio





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