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STRADE DEL VINO del 15/01/2004

Strade del vino – Falerno del Massico


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In antichità il Falerno era tra i vini più noti, apprezzati e costosi. Qualcuno lo ha definito, a ragione, il primo vino a denominazione di origine dell'enologia mondiale. Infatti gli antichi romani chiudevano le anfore di Falerno con tappi muniti di targhette (pittacium), per garantirne origine e annata. Anfore di Falerno sono state ritrovate un pò ovunque dal momento che questo vino faceva parte delle provviste dell'esercito romano. Era, poi, il vino offerto da Cesare per celebrare le vittorie ed il vino offerto da Cleopatra allo stesso Cesare, un vino richiesto e venduto in tutto il mondo (di allora...): da Alessandria di Egitto a Cartagine, dalla Bretagna alla Spagna.

Il mito racconta che il dio Bacco in persona ricompensò l'umanità (nella persona di Falerno, il generoso pastore che l'aveva accolto ed ospitato sulle pendici del Massico, pur essendosi a lui presentato sotto mentite spoglie) trasformando tutto il declivio del monte Massico in vigneti lussuregianti. Il Falerno doveva essere un vino di strepitoso sapore, per questo cantato dai poeti e bevuto dagli intenditori. Ce lo confermano le tracce che i numerosi scavi archeologici ce ne hanno restituito e soprattutto gli scritti con i quali è possibile ripercorrerne la sua storia di vino apprezzato e celebrato fin dall'antichità.

L'enciclopedico Plinio, antesignano delle moderne guide enologiche, lo classificò al secondo posto dei migliori vini italiani al tempo di Augusto, per qualità e fama. Tibullo pregava di avere subito una coppa di Falerno, vecchio e affumicato. Marziale, Orazio, Cicerone ne hanno più volte tessuto le lodi. Petronio Arbitro, addirittura, che durante la famosa cena di Trimalcione, gli "hautore"(coppieri) servivano un Falerno vecchio di cent'anni. Ed è quanto dire...
Con la decadenza dell'Impero Romano, si affievoliscono le testimonianze relative a questo vino, anche se lo si ritrova costantemente citato nei momenti di splendore, magari momentaneo, della storia di Napoli.

La rinascita produttiva , comunque, coincide con l'avvento dei Borboni a Napoli e con gli imponenti lavori di bonifica e rilancio di tutta l'agricoltura campana, anche se, inspiegabilmente, ben pochi produttori seppero approfittare commercialmente del grande fascino storico e mitologico del nome Falerno. Solo i tempi recentissimi si e' sviluppata tra i produttori della zona una sensibilita' maggiore nei confronti di questa pesante eredità, che ha portato prima ad un deciso miglioramento qualitativo del vino, e poi al giusto ottenimento della Doc.
Il Falerno del Massico viene prodotto, oggi, unicamente su terreni collinari (mezza bugia...), in cinque comuni del Casertano (da Sessa Aurunca a Mondragone). Il Rosso raggiunge gradazione di 12.50°: si ottiene in prevalenza da uve Aglianico(60-80%) e Piedirosso(20-40%), con l'eventuale aggiunta di Barbera e Primitivo (fino al massimo del 20%), con un anno di invecchiamento (dopo tre anni, di cui uno in botte, diventa "riserva").

Il colore da rosso rubino intenso, tende al granato con l'invecchiamento, il profumo è caratteristico ed intenso, al palato il sapore è asciutto, caldo, robusto ed armonico. Si accompagna preferenzialmente alle carni rosse arrosto ed alla cacciagione, oppure a stracotti fatti con lo stesso vino e formaggi piccanti. Tradizionale l'abbinamento con l'agnello con strutto e pepe. Il Bianco, invece, (11°) ha come base varietale la Falanghina in purezza. Si caratterizza per il colore paglierino con riflessi verdognoli, l'odore vinoso e gradevole, il sapore asciutto e sapido. Accompagna tradizionalmente antipasti di mare, pesci al forno o alla griglia, primi piatti marinari come gli spaghetti alle vongole. Pare che proprio il nome Falerno derivi dalla deformazione del termine phalangium in phalerninum e che quindi il Falerno primigenio sia stato quello bianco...

Sempre sotto questa DOC rientra anche il tipo Primitivo (85% Primitivo, Aglianico, Piedirosso e Barbera da soli o congiuntamente fino a un massimo del 15%). Si caratterizza per il colore rosso rubino molto intenso, il profumo caratteristico, intenso e persistente, ed il sapore asciutto, oppure leggermente abboccato, caldo, robusto ed armonico, con gradazione minima di 13° e invecchiamento minimo di un anno (un altro anno di riposo in botte lo fregia del titolo di "riserva", indicata a volte anche con la dizione "vecchio"). Vino da meditazione, a tavola, accompagna la selvaggina nobile, il capretto al forno con patate ed i formaggi piccanti, quali il pecorino stagionato del Matese.

E' facile comprendere che questa scelta da parte del legislatore di autorizzare vitigni tanto diversi, seppur allora motivata, risulta, oggi, piuttosto azzardata e può creare confusione nonché destare sconcerto nel consumatore così che andrebbe, quantomeno, rivista.
Il Falerno del Massico è prodotto da tre aziende: Moio di Michele Moio fu Luigi a Mondragone, Fattoria Villa Matilde di Salvatore e Maria Ida Avallone a Cellole e Masseria Felicia di Alessandro Sbrini a Carano di Sessa Aurunca. A loro sta per aggiungersi una nuova azienda di Falciano del Massico: la fattoria Papa dei fratelli Antonio e Gennaro. Moio è l'unico ad utilizzare uve Primitivo e a produrre questa tipologia. I vini che consiglio di acquistare sono il "tradizionale" ed economico Moio 57 (da uve Primitivo), che prende nome dalla mitica vendemmia del 1957 che si verificò a Mondragone, e il "moderno", ma ben più caro, Maiatico, il vino voluto dai figli (tra cui il famoso enologo Luigi nda) e per realizzare il quale il "vecchio" padre ha dovuto cedere, dopo anni di strenua resistenza, all'uso delle barriques (per lui esistono solo le grandi botti di rovere di Slavonia da 35 ettolitri).

A Villa Matilde e all'avvocato Francesco Avallone (padre degli attuali proprietari) si deve invece la rinascita della denominazione con le uve più tipiche dell'area, storicamente riconducibili a quelle che un tempo furono impiegate dai romani. Fu infatti l'Avvocato Francesco a individuare, dopo il flagello della filossera, in quello che un tempo fera stato l'Ager Falernus le poche vigne superstiti dove ancora sopravvivevano Aglianico, Piedirosso e Falanghina. Oggi l'azienda produce una vasta gamma di vini tra i quali spiccano la Falanghina selezione Vigna Caracci (Falanghina in purezza), il Falerno del Massico riserva Vigna Camarato (Aglianico in purezza), il Falerno del Massico base (ottima l'ultima annata, appena uscita, che non ha nulla da invidiare alla riserva, anzi...) e il Cecubo (Abbuoto, Primitivo, Piedirosso e Coda di volpe rosso).

Masseria Felicia è, invece, una new entry, di cui abbiamo parlato qualche tempo fa nella rubrica novità in cantina. Purtroppo il clamore destato da una recensione con relativo punteggio stellare da parte di Robert Parker ha reso questo vino, nella versione etichetta bronzo, quella più importante, pressoché introvabile ed oggetto di speculazioni. I prezzi che attualmente si trovano in giro (che oscillano dai 25 fino ai 100 euro a seconda dell'onestà del venditore...) non sono assolutamente commisurati alla qualità, sia pure elevata, del vino, che essendo solo alla sua seconda uscita, non può fornire assolutamente alcuna garanzia in merito alle sue capacità evolutive e di invecchiamento. Purtroppo il grande fermento che sta coinvolgendo il mondo del vino in Campania ed in particolare alcune zone, come questa, purtroppo ha portato anche le sue distorsioni e perversioni. Ogni rosa ha le sue spine...

Campania felix a tutti da Fabio Cimmino





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