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VINI ALL'INDICE del 05/04/2005

Un Vino Nobile molto discutibile


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L’avevo scritto a chiare lettere un anno fa (leggi l'articolo) e lo confermo oggi, che Montepulciano, con il suo Vino Nobile, sta progressivamente dimostrando di aver “trovato un’identità precisa e uno stile da proporre con forza agli appassionati di vino di tutto il mondo”, e, come ha osservato l’amico e collega Juancho Asenjo, in un articolo pubblicato su Elmundovino.com di cui abbiamo dato conto su questo sito (leggi qui), “non deve essere più considerato come il fratello minore del Brunello, del Chianti Classico e dei Super Tuscan e ha potuto conseguire quella personalità che gli faceva difetto” grazie ad uno stile che si muove, con intelligenza, “tra la modernità ed il rispetto della tradizione”.

Anche dopo l’assaggio, fatto lo scorso febbraio nella bellissima località poliziana, dei Vino Nobile 2002 e Riserva 2001 presentati da qualcosa come 34 aziende, ho riscontrato come il panorama produttivo locale diventi ogni anno più vivace e articolato, e accanto alla conferma di nomi storici quali Avignonesi, Boscarelli, Dei, Contucci, Poliziano, Romeo, Valdipiatta, Bindella, Fassati, veda emergere nuovi e nuovissimi protagonisti, come Gracciano Svetoni, La Calonica, La Ciarliana, Nottola, Salcheto, Triacca e Il Conventino.

Vini ben fatti, accattivanti, rispettosi del territorio, che grazie ad una “riscoperta del buonsenso in vigna ed in cantina” fanno capire di voler essere toscani e poliziani, “di voler coniugare il meglio della tradizione e le novità portate da più moderne tecniche di vinificazione in cantina, nonché da un più razionale uso dei legni negli affinamenti”, facendo del Sangiovese, del Prugnolo gentile, con i suoi nuovi cloni più adatti alla qualità, il punto di riferimento, lasciando che i Merlot, Cabernet e Syrah un tempo alla moda nella fase della sperimentazione spinta e della ricerca di nuove strade siano destinati alle IGT.

Tutto bene, dunque, se alcuni irriducibili, con le loro rigidità ed il rifiuto testardo di capire che la “ricreazione è finita” e “times are changing” e che Montepulciano può avere spazio nel panorama dei vini toscani solo se sa esprimere autentici vini di territorio e non simili a qualsivoglia toscano, più o meno Super, non riuscissero ad incrinare in qualche modo l’immagine di una zona matura, consapevole, che ha capito cosa fare da grande e ha imboccato, senza esitazioni, la propria strada.

Uno di questi casi, a mio avviso inspiegabili, di Vino Nobile ancora in preda ad una crisi d’identità è rappresentato da un’azienda, Villa S. Anna, i cui vini, degustati lo scorso 17 febbraio a Montepulciano, rigorosamente alla cieca, senza alcun tipo di prevenzione quindi, che non avrebbe motivo d’esistere peraltro, mi hanno non solo profondamente deluso, ma indispettito, per il loro porsi come palese segno di contraddizione verso una crescita di tutto il comparto di Montepulciano che non può essere messo in discussione dalle rigidità ideo-enologiche di pochi.

Villa S. Anna, proprietà della famiglia Fabroni, è un’azienda “al femminile” e vede agire Simona Fabroni affiancata dalle figlie Anna e Margherita e di avvale della consulenza enologica di Carlo Ferrini. L’azienda conta su 15 ettari di vigneto, di cui circa 8 iscritti all’Albo del Vino Nobile più uno e mezzo all’Albo del Rosso, e la produzione complessiva è intorno alle 80 mila bottiglie.
Ecco i miei appunti di degustazione dei due vini da me assaggiati a Montepulciano: il Vino Nobile annata 2002 ed il Vino Nobile selezione denominato Poldo del 2001.

Vino Nobile 2002: colore di grande intensità e concentrazione, profumi all’insegna della tostatura e della vaniglia, con note caffettose monocordi, banali senza personalità né appeal. Gusto dolciastro, molle, quasi merlottoso, senza peso centrale né sostanza. Non c’è la materia, né il frutto: il vino sta in piedi solo per i tannini del legno.
Certo, si tratta dell’annata 2002 (che peraltro, nel caso di altri produttori come Dei, Contucci, Triacca – Poderuccio, Salcheto, Valdipiatta, Fassati, Boscarelli, ha espresso vini di grande equilibrio, piacevolezza, godibilità), non del 2001 e forse l’affinamento dichiarato di 24 mesi in piccole e medie botti di rovere provenienti dal Massiccio Centrale Francese ha un po’ affossato il vino, che forse non aveva materia e spalli sufficientemente forti per reggere un apporto così importante del legno.

Ma cosa dire invece, e qui l’annata non può essere messa in discussione, perché a Montepulciano, è stata più che buona ed i migliori vini, come scrivevo nell’articolo dello scorso anno già citato, presentavano “profumi vivi, floreali, terrosi, molto fitti, che si aprono a note fruttate succose ben mature che non raggiungono mai lo status di confettura, e che in bocca, anche quando concentrati e potenti, grazie ad una notevole ricchezza di estratti, ad una salda struttura tannica, con tannini morbidi e ben rilevati, mantengono sempre una spiccata piacevolezza ed un carattere saldo”, del risultato assolutamente insoddisfacente di quella selezione Poldo, definita dall’azienda “prestigioso vanto della Cantina” nel documentato volume sull’Anteprima 2005 fornitoci a Montepulciano dal Consorzio ?

Come spiegare, se non con una poca chiarezza sugli obiettivi da conseguire, sulla strada da percorrere, gli strumenti da utilizzare, e con un’idea del tutto particolare, che alla prova dei fatti non funziona, di quello che deve essere il Vino Nobile oggi, una degustazione che produce come resoconto note come quelle che seguono ?
Che razzo di Vino Nobile vuol essere un vino che si presenta con colore intensamente concentrato fitto profondo, molto “merlottoso”, con profumi vegetali di mora e liquirizia, note curiose, di sottobosco, animali e catramose cui fanno completamente difetto la freschezza la florealità del Sangiovese e che rendono il vino simile ad un qualsiasi Super tuscan ?

Con un uvaggio che dichiara 80% Prugnolo Gentile, 20% altri vitigni complementari a bacca nera e un affinamento parte in piccoli fusti di rovere francese e parte in botti grandi dove sosta per circa 24 mesi, perché il gusto risulta fitto, denso, morbido come una marmella di mora, maturo, dolce, rotondo, senza vivacità né freschezza, privo di articolazione, e tende a sedersi, ad essere monodimensionale, fiacco ? Perché mai un Vino Nobile 2001 “selezione accurata e rigorosa delle migliori uve atte a divenire Vino Nobile di Montepulciano” deve risultare invece come un “vinone” qualsiasi che vuole fare effetto e colpire, ma rotondo e piacione, con grandissima estrazione e materia sovramatura, ci racconta ben poco quanto a personalità e legame con il territorio ?
Di una cosa sono sicuro: non è con vini del genere che il Vino Nobile di Montepulciano potrà diventare, nei prossimi anni, “the next big thing”, la grande rivelazione, quella grande cosa che il magnifico territorio, la storia e l’intelligenza degli uomini, e delle donne del vino di Montepulciano si meritano.





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