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OBIETTIVO DOC del 11/02/2002

Gattinara, se vuoi trasgredire!


I grandi uomini bisogna cercarli con il lanternino, come fece Diogene con Alessandro Magno. Un po’ come si fa ancora oggi con le rane nelle serate estive. Quando le giornate sono particolarmente afose e calde, i ragazzi si radunano verso sera intorno ai circoli ed ai bar dei paesi fra le risaie della bassa vercellese novarese, sperando in un raduno improvviso di nuvole rinfrescanti. Se scroscia la pioggia, si salta in moto e in auto e via.... sulle strade piu’ deserte in mezzo alle risaie, dove le rane saltano dall’acqua sull’asfalto e si fermano incantate davanti alle luci dei fari, delle lanterne, delle torce elettriche, per finire nei secchi degli intraprendenti giovanotti e poi in grossi padelloni, sbucciate e impanate dalle loro mamme, meglio ancora dalle più esperte nonne. Vita sana all’aria aperta, in una natura che favorisce le compagnie, i gruppi, le bande, quando ti scappa non si e’ mai soli, meno il ladro e la spia sono tutti in fila a gareggiare a chi la spara piu’ lontano.
Le colline moreniche intorno al Sesia, lambite dalle vivacizzate risaie, osservano queste allegre scorribande con un po’ d’invidia per via delle lanterne da ricerca, una volta in mano anche ai grandi guru del vino, ma che oggi tra quelle vigne non si vedono piu’. Superbi ed austeri vini dei più prestigiosi ceppi di Nebbiolo (detto localmente Spanna), grande selezione d’uve con il concorso anche di Vespolina e di Bonarda, colore rosso granato tendente all’aranciato, intenso profumo di viola specialmente se molto invecchiati, sapore asciutto, armonico e fondo caratteristicamente amarognolo. Quanto di meglio si possa bere con le locali carni di selvaggina da pelo e di asino, i primi piatti con sugo d’arrosto e le grigliate ma anche capretto arrosto, camoscio e formaggi a pasta dura, cioé sua maestà il Gattinara.
Vino maschio dal corpo pieno, caldo, vellutato, fatto di Nebbiolo in purezza oppure con l’apporto di poca uva Vespolina (massimo 4%) e/o uva Bonarda di Gattinara, purchè insieme non superino il 10% del totale delle uve, che devono assicurare un titolo naturale di alcool minimo di 12 gradi (per le Riserve il 12,5%).
Le condizioni ambientali e di coltivazione dei vigneti, i sesti d’impianto e i sistemi di potatura sono quelli assolutamente tradizionali del luogo per conferire alle uve specifiche caratteristiche di qualità, idonei soltanto i dossi collinari soleggiati ed esclusi i terreni pianeggianti, umidi e di fondo valle. Resa massima d’uva 75 quintali per ettaro, ma la Regione Piemonte puo’ ulteriormente ridurla con proprio decreto prima della vendemmia, sentito il parere delle associazioni di categoria. La resa dell’uva in vino non supera il 65%
La vinificazione e l’invecchiamento obbligatorio avvengono nel territorio del comune di Gattinara (salvo ditte autorizzate dal Ministero che già vinificavano il Gattinara prima del luglio 1953 nei comuni limitrofi o vicini) per almeno 3 anni di cui uno in botte di legno (4 anni per le Riserve, di cui 2 in botte di legno) dal primo giorno di dicembre dell’anno di vendemmia del vino principale. E’ consentita l’aggiunta a scopo migliorativo fino al 15% di Gattinara identici più giovani o più vecchi. Il titolo alcoolometrico finale del vino é almeno 12,5 gradi (per le Riserve 13 gradi), acidita’ minima 5,5 per mille ed estratto secco minimo 20 per mille, anche se il Ministero ha facolta’ di modificare per decreto questi ultimi due requisiti.
Con questi attributi, la tipicità, l’armonia e la finezza del Gattinara sono perfettamente a proprio agio con il gusto dei profondi conoscitori dei grandi vini piemontesi, che sanno distinguere la tradizionale nota di vaniglia nei profumi del vino invecchiato in grandi botti (da 20 a 50 ettolitri) dalle note leggermente speziate e dal colore più rubino ed intenso del vino invecchiato in barrique dieci o venti volte più piccole. La bottiglia va stappata almeno un’ora prima, ma e’ consigliabile mezz’ora per ogni anno d’età.
Autentico gioiello dell’enologia tradizionale, amante della tipicità e ancorato a valori inestimabili che si tramandano di generazione in generazione, il Gattinara è un vino da degustare in ottima compagnia e senza nessuna fretta, ma proprio nessuna. Pur centellinandone con grande ammirazione ogni sorso, che riporta alla memoria tanti bei momenti ed invita al dialogo ed a filosofare perché la sua forza é nel calore che infonde all’animo soprattutto, non si riesce a fare a meno di farsi catturare dalla civiltà contadina di cui é espressione autentica e passionale. Vuol far l’amore sulla tavola con gli altri prodotti campagnoli di nobiltà riconosciuta, dalla cacciagione agli arrosti delle succulente carni piemontesi, e se non si é in una delle molte trattorie tipiche della zona, che valgono tutte almeno una gita per l’indimenticabile piacere che infondono, sarebbero guai. Richiamerebbe formaggi, affettati, assaggini, anche con le castagne arrosto si perderebbe, pur di assecondare l’appetito che scatena, ma anche la curiosità che suscita per i profumatissimi prodotti locali.
Non é vino da contemplazione, va detto chiaramente, lascia volentieri ai suoi eterei cugini dell’albese un compito tanto delicato. Lui no, lui si tuffa elegantemente, burbero qual’è, nel pieno della bisboccia, è vino da sorriso, da compiacimento, in fondo i ragazzi di quelle zone li ha allevati lui e si bea di giovani compagnie e di bellissime donne. Vino d’amore senz’altro, consigliabile soprattutto dove non c’é perche’ lo riporta, ma dove c’é lo vivifica con una semplicita’ pari all’ambiente in cui é vissuto e alla gente che lo ha vinificato con tante cure, molta saggezza e senza grilli per la testa.
Di Gattinara, ultimamente, se ne trova poco sui libri, sulle riviste e anche nelle liste dei vini più premiati e c’é una ragione. Non é vino da chiacchiere. E’ tanto sodo che rifugge l’esser messo in mostra, é umile e non ama il chiasso. Preferisce piuttosto il braccio di ferro con i vini pluridecorati dai salotti che contano nelle grandi città.
Una volta c’era l’abitudine di esporre sopra i mobili le bottiglie vecchie, con etichette che diventavano scure e accumulavano polvere, spesso un cartellino recava la scritta che la merce esposta non era in vendita.
Il vino, infatti, non va conservato con la bottiglia in piedi, dove ristagna l’aria calda e la luce lo irrita. L’oste ci teneva molto a soddisfare il cliente e quelle bottiglie esposte difficilmente servivano allo scopo.
Ma nelle serate dove i canti non si fermavano piu’ e il freddo sconsigliava di uscire anche solo per... innaffiare le erbacce sul ciglio della strada, figurarsi andare a tirar su dalla cantina qualcosa di buono specialmente se tutti ormai erano un po’ troppo su di giri! Ecco che l’oste, provocato ad arte da qualche sfacciatello, metteva una brava sedia sotto il mobile e saliva con la mano a riportare nel mondo dei vivi anche una o due di quelle impolverate bottiglie. Non mancavano le candele ne’ le caraffe per decantare, e se il tappo aveva retto in quelle assurde condizioni, forse il vino non era proprio tanto imbevibile e si poteva tentare di mandarlo degnamente in pensione. Ho visto buttare nel lavandino diversi nobili vini che avevano subito tanti maltrattamenti.
Ma di Gattinara, credetemi, non ne ricordo proprio, anzi no, una volta é successo, ma era stato imbottigliato da un commerciante abbastanza noto dall’altra parte del Sesia, quando ancora non c’erano le commissioni di assaggio obbligatorie per le DOCG. Perche’ questo é il bello, il vero vantaggio del Gattinara e dei vini a denominazione d’origine controllata e garantita. Non si può vendere se non é stato sottoposto alla prova di degustazione al termine del periodo obbligatorio di invecchiamento e affinamento. La degustazione viene effettuata da una apposita commissione. Sono prove serie, i difetti si riconoscono tutti e vini sinceri come il Gattinara possono competere negli anni.
Cambiano molto da giovani ad adulti e il periodo ottimale é in genere intorno agli otto anni, ma ci sono delle eccezioni che ho personalmente avuto il piacere di verificare con gli amici più stretti, perché il Gattinara è un vino da amici veri, assaggiando vini nati prima di me. Qualcuno l’ho ritappato a metà bottiglia, appiccicandoci una mia etichetta con la data dell’assaggio e della ritappatura. Si dice che i ”culattoni” siano ancora piu’ buoni (da „culatta” cioé la parte bassa della bottiglia).
Ecco qualche produttore maggiormente reperibile sul mercato (ma andate in gita a cercare anche gli altri):
· Nervi, vigneto Molsino, invecchiamento in botti grandi e barrique
· Bianchi, vigneto Valferana, invecchiamento 6 mesi in carati e 18 in botti da 30 ettolitri
· Antoniolo, vigneto Osso San Grato, invecchiamento in botti grandi
vigneto San Francesco, invecchiamento in botti grandi
vigneto Castelle, invecchiamento in barrique
· Travaglini, Gattinara DOCG, botte grande e barrique
Gattinara DOCG Riserva, botti grande e barrique

Mario Crosta





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