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OBIETTIVO DOC del 16/09/2003

I vini della provincia azzurra


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L’assessore al Turismo della provincia del Verbano Cusio Ossola, Tiziano Iacchini, mi ha mandato una breve ma bellissima guida enogastronomica e culturale ai prodotti tipici del Verbano Cusio Ossola, dal titolo „Sapori della provincia azzurra”, edita a cura del Centro Internazionale di Documentazione Alpina „Terre Alte – Oscellana”. La parte dedicata al vino è scritta dai fratelli Mario e Roberto Garrone, terza generazione di produttori di vino dopo il nonno Luigi, che cominciò nel 1921, e il padre Isidoro. Trattandosi di vini montanari, forti e generosi come gli alpini, pur essendo molto buoni non ci si è mai curati delle pubbliche relazioni, o meglio non si sono mai affollate le anticamere dei cosiddetti santi in paradiso per ottenere dei riconoscimenti, chissà mai una denominazione.

Non c’è mai tempo per le faccende burocratiche quando hai a che fare con vigne arrampicate sui graniti che si specchiano in un fiume, il Toce, che è davvero limpidissimo ma con un caratterino mica facile, e con cantine che per dare il vino devono fare come fanno le patate per poter germogliare, ficcarsi cioè in un buco sotto terra. Poi è troppo poca la resa e quassù i vignaioli non sono commercianti, non c’è peso politico, come si dice. In tanti anni di legame anche affettivo con la Val d’Ossola e le sue montagne, calcate dagli elefanti di Annibale e dalle artiglierie di Napoleone e rifugio delle brigate partigiane, di questi vini rustici ne ho potuti bere quasi sempre soltanto con il delizioso formaggio d’alpeggio delle vacche brune della Bettina e con le sue patate lessate dentro la loro buccia.

Questo libretto piccolo ma intelligente in qualche parte mi ha commosso, ricordandomi tanta gente che ha faticato tutta la vita dall’alba al tramonto sempre e solo con il sorriso e che è andata a vivere ora molto più in alto, dove non si può più cadere. A questa gente umile va sempre il mio pensiero, quando una slavina non fa vittime perchè si infrange sul muretto costruito apposta in alta quota (quanti sassi portati con le gerle!) ma nessuno ci fa più caso, o quando accendo una semplicissima lampadina e la fantasia vola alla condotta forzata sopra Morasco ancorata alla montagna che supera i duemila da operai volanti appesi alle funi e alla Provvidenza. Qualcosa della loro forza c’è nei vini che hanno sempre bevuto e vorrei parlare di questi vini sconosciuti, sperando che forse un giorno o l’altro un Obiettivo DOC non ne scriva al passato, discutendone magari un disciplinare.

Lo faccio però continuando con il seguente scritto dei fratelli Garrone, cui va una forte stretta di mano da Mario Crosta.

Le zone di produzione vitivinicola nella Provincia del Verbano Cusio Ossola si trovano in paesi ricchi di storia e che beneficiano di un microclima particolarmente favorevole. L’assenza di vento e il calore che sale dalla pianura del fiume Toce hanno consentito l’insediamento di vigneti terrazzati dai quali si produce il Prünent e altri vini che esprimono i sapori della montagna.
La vite viene coltivata in Ossola fin dai tempi più antichi. Ciò è provato da un documento proveniente dal vecchio Archivio del Convento di San Francesco in Domodossola, ritrovato dal Padre Rosminiano Don Tullio Bertamini e risalente al 1309. Tale documento riguarda un lascito da parte di un possidente di Masera alla Chiesa di San Francesco in Domodossola a suffragio della propria anima, consistente in nove staia di vino (circa 219 litri). Nel documento si precisa che il vino, da usarsi esclusivamente per la Santa Messa, doveva essere tutto Prünent, un clone di Nebbiolo.

Il nome Prünent, di origine latina, sembra derivare dalla radice „pruina” (brina) oppure da „prunum” (susino, prugno); dei due casi uno rappresenta un chiaro riferimento al periodo della vendemmia (fine Ottobre – Novembre) nel quale i terreni al mattino si presentano ricoperti di brina, mentre il secondo è connesso al sapore del vino oppure alla tradizione di coltivare la vite insieme ai pruni selvatici presenti ovunque nella zona. Per secoli la vite è stata una delle principali coltivazioni dell’Ossola nonché rilevante fonte di reddito grazie alle esportazioni di vino nella vicina Svizzera, come risulta dai vecchi statuti comunali che regolavano non solo il commercio del vino ma anche le operazioni di vendemmia. Il quadro generale cominciò a cambiare ai primi del 1900 in seguito alla distruzione provocata dalla fillossera che portò alla ricostituzione degli antichi vigneti su piede americano. Ciò comportò la perdita di peculiarità caratterizzanti del vitigno autoctono e l’introduzione di altri vitigni non tutti adatti alle condizioni pedoclimatiche della zona.

Un grave colpo all’esportazione fu inferto dall’aumento del dazio doganale imposto dal Vallese che iniziava, all’inizio del secolo, a impiantare vigneti e quindi a orientarsi verso una protezione sempre maggiore delle proprie produzioni. Infine, nella seconda metà del 1900, lo sviluppo industriale comportò l’esodo di forza lavoro dalla campagna e dalla montagna con conseguenze sociali e ambientali non sempre positive. La viticoltura, non costituendo più una attività remunerativa paragonabile alla fabbrica, fu sempre più trascurata, soprattutto a livello di assistenza tecnica, determinando una contrazione delle superfici vitate dai 759 ettari dei primi del 1900 ai poco più di 50 attuali. Tuttavia la tradizione viticola non è andata perduta grazie alla tenacia e alla dedizione di molti viticoltori che, anche in mancanza delle adeguate competenze agronomiche ed enologiche, hanno continuato a coltivare i vecchi vigneti contribuendo in modo determinante al mantenimento del territorio collinare e montano.

Nel Gennaio 1990 la Comunità Montana Valle Ossola ha avviato, in collaborazione con l’Università Cattolica di Piacenza, il recupero della viticoltura locale. Tale progetto è stato condotto in collaborazione con la dr.ssa Maria Rosa Negri, quale consulente della Comunità Montana. Durante i primi due anni di lavoro sono state valutate le reali condizioni e potenzialità della zona. La viticoltura risulta ancora saldamente presente in una fascia pedemontana compresa tra i 200 e i 500 metri sul livello del mare, caratterizzata da condizioni pedoclimatiche assai favorevoli, interessando principalmente i comuni di Trontano, Masera, Montecrestese, Crevoladossola, Domodossola, Villadossola e Piedimulera per un totale di 50 ettari. Uno dei principali problemi è rappresentato dal frazionamento della proprietà, la cui superficie media è di 3000-4000 metri quadri suddivisi in diversi appezzamenti. L’età media dei viticoltori è compresa tra i 50 e i 60 anni e tutti i produttori svolgono questa attività come part-time.

La forma di allevamento tradizionale è una sorta di pergola allungata chiamata toppia che nonostante le modeste rese quantitative (dai 20 ai 50 quintali per ettaro) comporta problemi di maturazione e sanità delle uve a causa delle tecniche agronomiche non sempre razionali adottate in zona. I vitigni dominanti sono Nebbiolo, Croatina, Merlot e Barbera, ma sempre coltivati insieme ad altre varietà non sempre conosciute; di conseguenza i vigneti sono caratterizzati da un’estrema eterogeneità sia per quanto riguarda le varietà sia per l’età dei vitigni stessi. Esiste tuttora un clone locale di Nebbiolo chiamato Prünent, le cui caratteristiche di elevato grado zuccherino, scarsa vigoria della pianta, buona resistenza alle malattie (Botrite in particolare) ne rendono altamente consigliabile il recupero. La vinificazione delle uve avviene seguendo metodologie non razionali e il vino prodotto è destinato esclusivamente all’autoconsumo.

Nel Maggio 1994, accogliendo le richieste pervenute da parte di numerosi produttori, si è costituita, con il supporto della Comunità Montana Valle Ossola, l’Associazione Produttori Agricoli Ossolani allo scopo di continuare ad incrementare il programma di assistenza tecnica, promuovere la commercializzazione dei prodotti e agevolare in ogni altro modo gli agricoltori che ne fanno parte; attualmente l’associazione conta 130 membri. L’assistenza tecnica è coordinata e attuata dalla dr.ssa in Scienze agrarie Maria Rosa Negri, quale tecnico dell’associazione, e si svolge mediante visite in azienda, incontri periodici con gruppi di viticoltori nei comuni maggiormente interessati, diffusione di note tecniche inviate direttamente ai singoli produttori oppure mediante affissione dei bollettini nei luoghi di pubblico ritrovo e riguarda pratiche agronomiche, applicazione della lotta integrata, scelte varietali, tecniche di vinificazione.

È attualmente in corso una selezione clonale del vitigno locale, il Prünent, effettuata in collaborazione con l’Istituto Sperimentale per la Viticoltura di Asti. Campioni di foglie e di legno, provenienti da vecchi ceppi di Prünent delle località di Pello, Rogna, Trontano e Montecrestese, sono stati prelevati e consegnati all’Istituto Sperimentale per la Viticoltura di Asti allo scopo di accertare la presenza di eventuali virosi. Dalle piante risultate esenti da virosi, nel Gennaio 1994 è stato prelevato il legno necessario per costituire le nuove barbatelle di Prünent. Nella primavera 1995 sono stati impiantati i primi tre vigneti sperimentali nelle zone di Cisore, Crosiggia e Oira.
Nell’aprile 1991 sono stati impiantati tre vigneti sperimentali con forma di allevamento a controspalliera (Guyot semplice) allo scopo di valutare vitigni non ancora introdotti in zona: Cabernet Sauvignon, Pinot nero, Gamay, Chardonnay, Pinot bianco, Pinot grigio, Riesling renano, Muller Thurgau.

Tali impianti sono entrati in produzione nel 1993 consentendo di ottenere una prima valutazione dei vitigni in prova. Parallelamente alla valutazione di questi vitigni sono stati messi in prova diversi vigneti impiantati razionalmente con forma di impianto a controspalliera costituiti da vitigni pregiati già presenti in zona, in modo particolare vari cloni di Nebbiolo e Merlot. Tali impianti sono entrati in produzione nel 1995.

Fin qui lo scritto dei due Garrone, che animano l’Associazione. Intorno a loro c’è un vero fermento fra i viticoltori che, non dimentichiamo, fanno i vini come seconda occupazione. Eccone alcuni:
Cà d’ Matè
Vino ottenuto da uve provenienti dai vigneti meglio esposti coltivati dai soci dell’Associazione Produttori Agricoli Ossolani, tra cui quelli di Cisore, (400 mt. s.l.m.) nel comune di Domodossola, coltivati da Elio Giudici, dai vigneti „Baloss" e „Checc", (530 mt. s.l.m.) situati nel comune di Trontano, coltivati da Oreste Margaroli e da quelli di Masera coltivati da Senestraro Francesco. La vendemmia è caratterizzata da una rigorosa cernita delle uve per destinare alla produzione del vino soltanto i grappoli sani e maturi. Vitigni: Croatina, Nebbiolo e Prünent. Produzione per ettaro intorno ai 50 q.li di uva. Resa dell'uva in vino: 55-60%. Il mosto fermenta per circa 10 giorni sulle bucce. La prima maturazione e chiarifica avvengono nelle stesse botti d'acciaio dove avviene la fermentazione, poi il vino passa nelle antiche cantine di Cà d’ Matè (casa di Matteo) a Oira di Crevoladossola in piccole botti di rovere francese. Tenore alcoolico 13% e più, zuccheri residui 3,50 g/l, acidità totale 4,95‰. È un vino irruento, corposo e potente ma con una sua eleganza ed armonia. Adatto ai piatti robusti, carni rosse e formaggio. Servire a 16-18°C.

Prünent

Uve provenienti in parte da un antico vigneto di Pello che, secondo il proprietario De Gregori Giuseppe, esisteva già al momento della prima guerra mondiale ed in parte da un vigneto di Trontano di Oreste Margaroli, il quale ne cura anche la vinificazione. Vitigno: Prunent al 100% che, viste le sue affinità con il Nebbiolo, è da considerarsi un suo clone. Produzione per ettaro intorno ai 50 q.li di uva. Resa dell'uva in vino: 60% circa. La fermentazione avviene in vasche d’acciaio sulle bucce per circa 8 giorni, poi viene conservato in acciaio fino alla primavera per essere infine affinato in piccole botti di rovere francese dove effettua anche la seconda fermentazione. L’affinamento in legno avviene nelle cantine di Cà d’ Matè e viene completato con alcuni mesi di invecchiamento in bottiglia. Tenore alcoolico 13% e più, zuccheri residui 1,7 g/l, acidità totale 5,30‰. Il Prünent è il tipico vino locale presente in Ossola fin dal 1300. Ha caratteristiche molto tipiche legate al territorio e al vitigno. Si presenta di colore brillante, granato con forti riflessi aranciati. Al profumo intenso, ampio ed avvolgente corrisponde un sapore potente, pieno, giustamente tannico, armonico e speziato. Si abbina bene ai secondi piatti importanti di carne e selvaggina ed ai formaggi saporiti. Servire a 18°C.

Merlot

Prodotto con le uve dei vigneti „La Piana" e „La Casela" di proprietà della famiglia Negri, situati a Calice, nel comune di Domodossola, ad un'altitudine di 380 mt. s.l.m. Vitigno: Merlot al 100%. Produzione per ettaro normalmente intorno ai 60/65 q.li di uva. Resa dell'uva in vino: 65-68%. Fermenta per circa 4-5 giorni sulle bucce e dopo la svinatura viene conservato per circa sei mesi in botti di acciaio inox, subendo quattro travasi. La fermentazione avviene nelle stesse botti. Nella tarda primavera, il vino viene messo in botti di rovere per un breve affinamento e poi viene imbottigliato. Tenore alcoolico 12,5%, zuccheri residui 2,0 g/l, acidità totale 5,55‰. Sprigiona aromi di frutta matura e di fiori, con una gradevole vinosità caratteristica per questo vitigno, intrecciati alle sapide spezie derivanti dal rovere. Servire a 18°C.

Cabernet Sauvignon

Vino ottenuto da uve dei vigneti di Preminoira (400 mt. s.l.m.) nel comune di Crevoladossola coltivati da Elio Giudici. Vitigno: Cabernet Sauvignon al 100%. Produzione per ettaro intorno ai 50 q.li di uva. Resa dell'uva in vino: 55-60%. La vendemmia è caratterizzata da una rigorosa cernita delle uve al fine di destinare alla produzione del vino soltanto i grappoli sani e maturi. Il mosto fermenta per circa 6 giorni sulle bucce. Dopo essere stato tolto dalle vinacce, è travasato in botti d'acciaio inox nelle quali completa la fermentazione. In seguito il vino viene nuovamente travasato in piccole botti di rovere francese dove si lascia riposare per circa nove mesi dopodiché passa in bottiglia. Tenore alcoolico 12,5%, zuccheri residui 1,8 g/l, acidità totale 6,50‰. Questo vino ha un colore rosso rubino brillante e si distingue per le sensazioni olfattive che vanno dalla vinosità variabile dell'uva cabernet coltivata in loco all’apporto giustamente tannico della finezza del legno. Meglio stappare la bottiglia almeno un'ora prima e servirlo alla temperatura di 18-20°C.

Pinot Nero

È frutto di ricerche e sperimentazioni fatte nei vigneti „Baloss” e „Checc” di Oreste Margaroli situati nel comune di Trontano ad un'altitudine di 500 mt. s.l.m. In questa zona, particolarmente vocata alla produzione di vini rossi, ha trovato una felice collocazione. Il terreno asciutto e ben drenato e le ottime esposizioni assicurano alla vite un perfetto sviluppo ed alle uve un'equilibrata maturazione. Vitigno: Pinot Nero al 100%. Produzione per ettaro intorno ai 60 q.li di uva. Resa dell'uva in vino: 65-68 %. La vendemmia è caratterizzata da un'accurata cernita d'uve sane e mature. La vinificazione avviene in recipienti di acciaio inox. La permanenza del mosto sulle bucce durante la fermentazione è di circa 5-6 giorni. Dopo la svinatura, solamente il mosto fiore passa in botte e viene maturato per circa sei mesi. Tenore alcoolico 12.5%, zuccheri residui 1,8 g/l, acidità totale 6,30‰. È adatto ad un discreto invecchiamento. Si distingue per un carattere estremamente fresco e per una spiccata fragranza tipica varietale esaltata da un precoce imbottigliamento. Il sapore aromatico, pieno e giustamente acidulo, è caratteristico della zona.

Neuv Bruschett

Vino ottenuto dai terrazzamenti nei comuni di Crevoladossola, Masera, Trontano e Montecrestese da uve coltivate dai viticoltori dell’Associazione Produttori Agricoli Ossolani. Vitigni: Barbera, Croatina, Nebbiolo. La fermentazione avviene in vasche di acciaio inox, il mosto fermenta a contatto con le sue vinacce per circa 8 giorni. Tolto dalle vinacce è rimesso in botti di acciaio nelle quali completa la fermentazione. In tarda primavera viene imbottigliato. Il vino si presenta di colore rosso rubino brillante, il profumo è fresco e vinoso con sentori fruttati, tipico delle uve coltivate in loco. Gusto armonico e leggermente tannico, di buona struttura. Si abbina con i piatti tipici locali, ottimo da tutto pasto. Servire a 16°C.





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