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LA DEGUSTAZIONE del 06/03/2003

Monvigliero, quando il Barolo celebra la terra


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Per molti, me compreso, è soprattutto la patria del gustoso ed intrigante Pelaverga, e uno dei borghi architettonicamente più belli e meglio conservati, (con Cherasco), dell’albese, un posto delizioso dove venire a vivere, se il forte desiderio di trasferirmi, prima o poi, in Langa, dovesse avere il sopravvento.
Verduno, come troppo spesso ci dimentichiamo un po’ tutti, presi a magnificare le magnifiche sorti e progressive dei territori di Monforte e di La Morra, di Serralunga d’Alba e Castiglione Falletto, nonché, va da sé, di Barolo, fa parte, a pieno titolo, della zona di produzione del Barolo, e anche se non può contare sui Cannubi e sulle Brunate, sul Monprivato e su Rionda o Lazzarito, può orgogliosamente schierare, nella formazione titolare dei “Grandi cru del Barolo”, almeno un pezzo da novanta, un autentico outstanding terroir, il Monvigliero. Questo per tacere del Massara, che è un altro vigneto da tenere in seria considerazione.
Come recita quell’aureo testo che è l’Atlante delle Vigne di Langa (Slow Food editore), il Monvigliero, “situato in direzione nord-ovest rispetto a Verduno”, completamente esposto a mezzogiorno, sito a circa 300 metri d’altezza e distribuito su “una trentina di giornate piemontesi (11 ettari)”, grazie ad un terreno e ad un’esposizione ideali costituisce una zona, un climat direbbero in Borgogna, “particolarmente vocata per la coltivazione del Nebbiolo da Barolo”, e non è casuale pertanto che un grande della storia del Barolo, il celeberrimo commendatore Giovan Battista Burlotto, già cent’anni fa comperasse “le uve Nebbiolo da Barolo quasi esclusivamente dal Monvigliero e in parte anche dal San Lorenzo, poco distante” per produrre i suoi Barolo “Château” forniti alla Real Casa Savoia e premiati in tutta Europa.
Un’indimenticabile verticale
Il Monvigliero è davvero un vigneto magnifico che esprime vini di una tale complessità e personalità da lasciare letteralmente di stucco quando si abbia l’intelligenza, e la fortuna, di assaggiarli con la doverosa attenzione.
E’ proprio quello che è capitato a me, baciato in sorte da Bacco, grazie ad una magnifica verticale di otto meravigliose annate che mi sono state proposte da una delle sei cantine che rivendicano attualmente il cru, quattro a Verduno più Mauro Sebaste e la Cantina Terre del Barolo, quella che, per molte ragioni, e non solo la diretta discendenza dallo storico commendatore, oggi incarna, a mio avviso, l’immagine del Barolo di Verduno e ne difende, con legittimo orgoglio, l’immagine, le ragioni, il prestigio, la cantina Comm. G.B. Burlotto, condotta da Marina Burlotto con il marito Giuseppe Alessandria ed il simpatico figlio (uno dei trentenni emergenti) Fabio.
Il Monvigliero secondo G.B. Burlotto
La cantina G.B. Burlotto controlla circa due ettari degli undici complessivi e non tutte le uve provenienti dal vigneto sono destinate al cru, ma prevalentemente la parte prevalentemente limosa, poi costituita di sabbia, argilla e terra bianca, né troppo sciolta né compatta, che compone una zona a sé in questa magnifica conca disposta ad anfiteatro. La storia del Monvigliero dei Burlotto-Alessandria (che hanno il piacere ed il privilegio di contare anche su una piccola parte nei Cannubi, a Barolo) è poco più che ventennale, perché la prima annata prodotta, e che annata, come vedremo, è il 1982. Il vigneto consta di tre blocchi, una parte che risale ai primi anni Cinquanta, una parte di 25-30 anni d’età ed una più giovane, del 1990, che vanno a comporre un unicum davvero rilevante.
La degustazione, particolare che vale la pena di essere ricordato, si è svolta, in cantina, a Verduno, nello scenario suggestivo rappresentato dalla cappella privata dell’antica villa patrizia del commendator Burlotto, dall’inconfondibile facciata, posta in pieno centro storico.
1997
L’inizio del nostro viaggio nel Barolo Monvigliero avviene con l’annata 1997, in commercio da settembre 2002, e prodotta in settemila esemplari. Il vino, come le altre annate, è stato prodotto con stile rigorosamente tradizionale, con una macerazione molto lunga, da 40 a 50 giorni addirittura, in tini di legno, con grappolo intero non diraspato, e affinamento che non conosce barrique ma grandi botti di rovere di Slavonia. Proprio com’era costume del commendatore…
Il colore, come sarà una costante in tutte queste annate del Monvigliero (saltato nel 1994 e ridotto a 1800 bottiglie, invece delle consuete 20 mila, nel 1992), è molto bello, denso, carico, ma brillante, ed i profumi mettono subito in evidenza uno dei caratteri distintivi di questo vino di grandissimo carattere, una tessitura salda e fitta di aromi pepati e speziati, di note di cuoio e di selvatico, un aroma leggermente amaro a metà tra la genziana e la liquirizia. In bocca il vino colpisce per la sua grande dolcezza, per la polpa fruttata calda e avvolgente, per la salda struttura tannica, per un gusto morbido, piacevole che ricorda la terra ed il cacao in polvere. Un vino di grande piacevolezza, che si gode già con grande piacere, nonostante sia ancora piuttosto giovane.
Punteggio (come al solito utilizzo la classificazione stile Decanter, da un minimo di una ad un massimo di cinque stelle) 4 stelle / 4 stelle e ½
1996
Con il 1996, annata che non manca mai, ad ogni assaggio, di confermarsi grandissima, siamo già nell’empireo del Barolo, con un Monvigliero dal naso caldo, suadente, molto fitto, carezzevole, elegante, tutto tartufo, spezie, cioccolato e rosa passita, che poi si apre, anzi, esplode in bocca ampio fittissimo, potente, con strati su strati di polvere di cacao e cioccolato, con una splendida struttura tannica e una materia cremosa, farinosa, quasi masticabile che assicura un finale lunghissimo e l’autentico piacere che solo un Barolo con i controfiocchi sa dare. Potenziale d’evoluzione grandissimo.
Punteggio 5 stelle senza alcuna esitazione (un 95/100 se per un bizzarro scherzo del caso mi mettessi anch’io, d’emblée, a dare i numeri ai vini…)
1995
Annata problematica il 1995 nell’area del Barolo, celebre per una rovinosa grandinata che distrusse gran parte della produzione, eppure questo 1995 non delude affatto, grazie ad un naso fitto dolce, pimpante, pieno d’energia, che richiama il pepe nero, il ribes, le spezie, la frutta sotto spirito, il tartufo, il melograno, ad un magnifico equilibrio d’assieme, ad una grande armonia e piacevolezza, dove tannini scorrevoli, non pungenti o aggressivi, la consueta terrosità del Monvigliero, sostengono molto bene una struttura agile ed una bellissima freschezza. Un Barolo di piena piacevolezza e letizia, giocato sulla dolcezza e la fragranza.
Punteggio 4 stelle +
1990
Grande annata il 1990, e vino molto bello questo Monvigliero, dotato di un naso fine, aristocratico, composto, etereo, in sé, che non si concede, ma pian piano emerge, maestoso, su note di rosa passita, sottobosco, prugna e uvette sottospirito, spezie, e che in bocca è fresco vivo, con una bella acidità che equilibra una materia importante, cremosa, lunghissima, che ricorda il cioccolato bianco ed il cacao. Un vino meno spettacolare ed espressivo degli altri, ma quale compostezza, quale garbo, quale classe innata !
Punteggio 4 stelle e ½
1989
Un Barolo, come il 1996, per uomini veri in cerca di emozioni forti. Colore bellissimo fitto splendente rubino che richiama appena il granato, naso fittissimo saldo, concentrato un po’ selvatico animale, che richiama i funghi secchi, il tartufo ed il sottobosco bagnato, ed una bocca lunghissima potente, ma dolce ed elegante, dove una materia imponente, stratificata, caldissima, fatta di tannini sostenuti ma non pungenti, di velluto e di frutta matura sotto spirito, regala il piacere di una presenza forte, di un’identità salda, di una lunghezza infinita. Un Barolo grandissimo che non si finirebbe mai di ascoltare, un’esaltazione meravigliosa e commossa della terra, di quella terrosità, di quella polvere di cacao soffice che ti rimane in bocca e non se ne vuole mai andare, che è il segno distintivo del Monvigliero.
Giudizio 5 stelle
1988
Il vino si mostra più evoluto degli altri, con un bouquet aromatico dominato dai funghi secchi, dalla liquirizia, non quella nera, ma il bastoncino legnoso, dal sottobosco, non vivacissimo e leggermente stanco, ma in bocca, a sorpresa, il vino mostra una struttura snella ed incisiva, una grande pulizia e piacevolezza, una freschezza dovuta ad un’acidità calibrata, ed un suo fascino, innegabile, dovuto a questa frutta sotto spirito (la ciliegia più che la prugna), ad una nota di lampone mista a cioccolato molto bella e godibile. Una bottiglia che non ti fa sognare per le sue sfumature olfattive, ma che una volta stappata si fa bere benissimo, senza tante storie.
Giudizio 3 stelle e ½ - 4 stelle
1985
Sarà complice il fatto che ho un particolare legame affettivo con quest’annata, che è anche quella di mia figlia Valentina, e che ultimamente non mi erano capitati tanti 1985 in così splendida forma, ma questo Monvigliero 1985 mi ha letteralmente entusiasmato, testimoniando la finezza, la classe, lo stile vero del Barolo, il suo fascino inimitabile, dovuto ad un colore ancora vivo, brillante, molto luminoso, un rubino granato pieno di allegria, e soprattutto ad un naso spettacoloso (sono rimasti sorpresi anche Marina Burlotto e suo figlio Fabio), per vivacità e pimpante freschezza, un mazzetto odoroso fatto di rosmarino, origano, timo, alloro meravigliosamente espressivo, che trova degno coronamento in una bocca improntata a dolcezza d’espressione, ad eleganza suprema, ad una perfetta incisività del vino, che ha un gusto avvolgente, carnoso, terroso e mostra una struttura tannica viva e discreta. Un vino da sogno !
Giudizio 4 stelle e ½ - 5 stelle
1982
Il finale, con questo sontuoso 1982 è all’insegna di una solenne compostezza, di una grandiosità d’impianto che evoca i grandi temi avvolgenti delle Sinfonie di Brahms. Un Barolo che ti dà tutto quello che vorresti chiedere ad un Barolo di vent’anni, meravigliosamente conservato, aristocratico, discreto, pieno di saggezza, affascinante nell’eloquio, senza una parola o un particolare o una nota in più. Colore ancora bellissimo vivo, dai riflessi aranciati splendenti, e poi un naso fitto, denso, fatto di sottobosco e lampone, di cioccolato e cannella, di amaretti e prugne sotto spirito, di tartufo e di catrame (l’inafferrabile, indescrivibile goudron) e di rosa passita, il tutto in una cornice di finezza, freschezza, fragranza assolute.
Al gusto questo antico signore è ancora vivo, incisivo, intero, ha soavità e dolcezza d’accenti, velluto caldo e avvolgente, una bellissima ciliegia, quasi una cremosità posta tra il cacao, la cipria e la terra, con in più una sapidità minerale, una liquirizia, che conquistano e ti lasciano un finale di bocca lunghissimo, preciso, insinuante, che dà calore, energia ed emozione.
Signori, questo è il Barolo!
Giudizio 5 stelle e chapeau bas come direbbero i francesi !

Franco Ziliani
fziliani@winereport.com





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